Archive | settembre 2012

…e il loro frangersi attraverso le parole.

“L’ultima frase, dice l’attore, sarebbe forse stata detta prima del silenzio. .Si sarebbe riferita all’emozione che si prova a volte nel riconoscere ciò che non si conosce ancora, all’impaccio in cui ci si trova nel non poter esprimere questo impaccio a causa della sproporzione delle parole,della loro povertà davanti all’enormità del dolore.

In fondo al teatro, dice l’attore, ci sarebbe stato un muro di colore blu .Questo muro chiudeva la scena. Massiccio, esposto a ponente, di fronte al mare. Questo muro era per definizione indistruttibile, benché fosse battuto di giorno e di notte, dal vento del mare, e subisse in pieno l’infuriare delle più violente tempeste.L’attore dice che il teatro era stato costruito intorno all’idea di questo muro e del mare, affinché il rumore dell’acqua, vicino o lontano, fosse sempre presente nel teatro. Quando non c’era vento, era attutito dallo spessore del muro, ma lo si avvertiva sempre, al ritmo pacato delle maree. Non ci si sbagliava mai sulla sua natura. Quando c’era burrasca, certe notti, si sentiva chiaramente l’assalto delle onde contro il muro della camera. E il loro frangersi attraverso le parole.”

Yeux bleus cheveux noir, Marguerite Duras

in viaggio con…Alessandro Pedrina

Ho conosciuto Alessandro Pedrina tramite alcuni amici comuni di Acqui Terme parecchi anni fa. Siamo molto amici Alessandro ed io.Insieme abbiamo intrapreso tanti viaggi.  Lui ed io  siamo stati un sacco di posti . Lui è il viaggiatore ideale: curioso, accomodante, intelligente. Alessandro è un persona sensibile e generosa, che vive la sua vita  fra i libri e le parole.

Parliamo per l’appunto di viaggi, Alessandro. Quando hai cominciato a viaggiare e cos’è per te il viaggio?

A parte le prime esperienze giovanili costruite su viaggi fatti prevalentemente in auto fino in Spagna, sulla Costa Brava, o a Ibiza poco prima della laurea in cerca di emozioni notturne e trasgressioni che non mi appartenevano per niente, ho cominciato a viaggiare veramente piuttosto tardi: una decina d’anni fa. La paura di prendere un aereo mi ha bloccato per parecchio, così mi sono perso delle opportunità che col tempo sto cercando di colmare. Fortunatamente, grazie alla compagnia delle persone giuste, poco a poco sono riuscito a vincermi e ad affrontare percorsi sempre più lunghi e lontani da casa. Ho potuto scoprire così che il viaggio, oltre a farti divertire, oltre a rilassarti, oltre a farti sentire speciale, ti da modo di approfondire la tua sete di conoscenza mettendoti a confronto con gente che non conosci, con lingue che non capisci, con luoghi che spesso ti fanno paura e al contempo ti attraggono, con cibi e usanze del tutto diversi dalle solite tue cose che improvvisamente ti sembrano monotone e vuote.

 Quanto è importante per te conoscere nuove culture e confrontarti?

l principio le cose che non conoscevo mi mettevano a disagio, ne avevo quasi paura perché mi sentivo inadeguato. Oggi mi attraggono, non ne potrei davvero fare a meno. Almeno due volte l’anno, portafoglio pemettendo, un viaggio particolare lo devo affrontare perché altrimenti, a fine anno, mi resta dentro la sensazione di non aver fatto nulla, di aver sprecato del tempo prezioso che poi non torna.

Qual è il viaggio che hai amato di più e per quali ragioni?

Non ce n’è uno in particolare, li ho amati tutti sia pure in maniera diversa, e li rifarei nello stesso identico modo. Ciascuno mi ha lasciato qualcosa dentro: dalla Cina eterogenea, a Cuba esotica, culturale e bellissima, alle zone caraibiche del Venezuela ricche di fascino e magia, dai deserti bianchi e feroci della Tunisia fino alla magnificenza di New York, l’ultimo viaggio che ho intrapreso e che mi ha completamente rivalutato la figura del popolo americano verso cui, senza un vero motivo, avevo una certa disistima. Ho trovato gli americani adorabili, trasparenti, assai più civili e amichevoli di certi miei vicini di casa che conosco da sempre, ma che non ti salutano quando ti incrociano sulle scale. Gli americani che ho incrociato mi hanno regalato, al contrario, la sensazione di essere ingenui come bambini, desiderosi di darti una mano se ti vedono in difficoltà, ma forse sono stato solo fortunato. Mi piace comunque credere che siano proprio così: dei puri. Immagino lo shock  che possono aver vissuto col caso terribile delle “torri gemelle”: sconvolti e con la bocca aperta forse per sempre!

Oltre a dirigere una Biblioteca sei anche uno scrittore. La tua raccolta di racconti  “Al limite ” è stata pubblicata con buon successo circa due anni fa se non sbaglio, e hai altre cose in itinere. Scrivere è un po’ come viaggiare, non trovi?

Scrivere è come viaggiare, certo: per me è così. E’ un viaggio interiore attraverso il quale la mia mente si apre e mi spinge verso lidi che magari il giorno prima non avrei avuto il coraggio di affrontare nemmeno in sogno. E’ un viaggio doloroso molto spesso, perché ti metti in discussione, perché scopri o riscopri lati della tua vita che avevi messo da parte, riposto in fondo nell’oscurità di un mondo lattiginoso. La scrittura da nuova luce, da forme nuove e nuove vite che devono essere condivise con altri. Ho iniziato a scrivere per me stesso, per analizzarmi e capire degli aspetti di me che non mi piacevano, ma col tempo è nato il desiderio di condivisione. Scrivere dev’essere anche il mezzo per poter dar voce a chi non ce l’ha; i miei personaggi sono spesso così, al limite di qualcosa e alla ricerca di quiete, la stessa che io non ho quasi mai perché sono fatto in un certo modo, forse fatto male, ma così sono. Ci vuole coraggio a convivere con me perché sono lunatico e spesso fuggo lontano, spesso viaggio anche se sono a casa destabilizzando le certezze di chi mi sta vicino.

La scrittura è una passione non facile da perseguire, un viaggio difficile, arduo. Arrivare agli editori più evidenti nel mercato è difficoltoso (e ti cadono le braccia quando cataloghi per lavoro libri di chi gioca al pallone, delinque o cucina in TV), ma del resto una passione va coltivata a tutto tondo anche se i risultati disattendono i tuoi obiettivi: ci vuole costanza. E se le cose non andranno, beh: pazienza. Avrò in ogni caso viaggiato, per me e per chi mi vuol bene, e qualcosa di buono resterà di certo. Basta non perdere la capacità di sognare, questo no.Un uomo senza sogni non è tale e la scrittura, col viaggio che contiene, è per me il viatico giusto per non perdere tale bellissima capacità: quella per l’appunto di sognare!

Alessandro Pedrina è trevigiano e vive a Carbonera, paese limitrofo alla città.
Prima di intraprendere l’attività di Bibliotecario e curatore delle attività socio-culturali dell’Ente presso cui lavora, si è formato intellettualmente coltivando la passione per la poesia e la letteratura, laureandosi in Filologia Dantesca a Ca’ Foscari (VE). In seguito ha insegnato  alle elementari, e per un bel po’ anche materie letterarie e latino, con una passione che ha dovuto abbandonare per via del precariato e della mancanza di concorsi nell’ambito scolastico. La sua  passione per la cultura lo  ha spinto verso concorsi di altro genere, così che il suo sogno in qualche modo si è realizzato lo stesso all’interno della Biblioteca dove nutre di cultura e fantasia i suoi gradevoli utenti. La passione lo  ha portato a scrivere di poesia per molti anni, fino alla svolta che lo ha condotto  verso il mondo della narrativa. Ha pubblicato una raccolta di racconti (accolta al Premio Berto) intitolata: “Al limite (1200 copie vendute ).

ZOM

Alessandro, nel frattempo, ha terminato il suo secondo romanzo, e l’ha pubblicato, è stato a New York per capire quale futuro potrà avere con l’editoria americana, sta terminando il suo canzoniere e il suo terzo romanzo.

DIARIO DI EX OBESO AFFETTO DA ATTACCHI DI PANICO di [PEDRINA, ALESSANDRO]

La copertina è a stata ideata dalla grafica Alessandra Paoletti. La copertina del prossimo canzoniere verrà curata da Angela Sgaggio. Da ottobre le presentazioni, coadiuvate dall’intervento dell’esperta letteraria Lucia Bortoletto.

 

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Capodanno in India

Tre diversi circuti per gli amanti dell’India

programmi  e prezzi

Proposte per Capodanno- Cina

Incominciamo a proporre alcune delle nostre mete per il prossimo Capodanno. Ne seguiranno altre che metteremo sul blog appena dsponibili

TUTTO PECHINO: 7 giorni nella vibrante capitale della Repubblica Popolare Cinese. Un tuffo nella Storia della Cina degli ultimi secoli. Una metropoli in continuo divenire. L’anima delle nuova Cina, stretta fra tradizione e modernità.

Hotel 4 stelle, mezza pensione, guida locale in italiano, tutti i trasferimenti, visite come da programma

TRIANGOLO CINESE: 8 giorni. Pechino. Xian e Shanghai, i simboli della storia, del passato e del futuro della Cina. Un viaggio breve ma esaustivo che Vi condurrà alla scoperta delle tre città simbolo del Paese. Pechino e i suoi tesori. Xian, punto di partenza della Via della Seta, con lo splendore stupefacente dell’esercirto di terracotta. Shanghai, la capitale commerciale, simbolo della Cina che cambia, che non mancherà di stupirvi per la sua storia e la sua inarrerstabile modernità

Hotel 4 stelle superiori, mezza pensione, guide in italiano, tutti i voli interni,tutti i trasferimenti, visite come da programma.

LA VIA DELL’ACQUA: 6 giorni: Shanghai, Hangzhou e Suzhou
L’acqua è il filo conduttore di questo viaggio in Cina. Il grande Canale Imperiale, l’intricata rete di strade liquide della città vecchia di Suzhou, dove le case si affacciano sul’acqua, il lago dell’Ovest a Hangzhou, il fiume Pu Xi che taglia in due la sfavillante Shanghai. E poi gli incanatevoli giardini dei mandarini, chiusi come scrigni segreti che racchiudono l’armonia della natura Templi e pagode, vicoli e stradine dove il tempo sembra essersi fermato, piantagioni di preziossimo thè, sete e broccati.

Hotel 4 stelle superiori, mezza pensione, guide in italiano, gli spostamenti in treno veloce,tutti i trasferimenti, visite come da programma.

Programmi completi e prezzi

Bikaner, Rajasthan.

Bikaner è una città del Rajasthan, India, situata nel mezzo  del deserto del Thar. E’ una bellisima città, spesso ingiustamente esclusa dalla maggior parte dei circuiti turistici. Se si compie un viaggio da quelle parti andarci è davvero consigliabile. Troverete pochissimi stranieri, forse qualche francese in visita al Forte appena fuori dal centro e al tempio di Karni Mata situato una trentina di chilometri a sud dell’abitato. L’atmosfera non ha eguali. Per capire qualcosa dell’India dovrete immegervi nell’atmosfera della città vecchia. Prendete un tuc tuc davanti al Forte e fatevici portare. Meglio ancora soggiornare all’hotel Banhwar Niwas, situtato nella zona vecchia , il posto giusto per godere davvero della città . http://www.bhanwarniwas.com
E’ un palazzo risalente agli inizi del ‘900, riportato al suo originale splendore da un sapiente restuato conservativo ed è un mix gradevolisimo di architettura europea e indiana. La strada per arrivarci è molto stretta, per cui vi conviene perendere un tuc tuc o un’auto piccola ( l’hotel potrà concordare con voi un punto di raccolta del vostro bagaglio e condurvi in hotel, di solito il luogo dell’appuntamento è il Forte).  Dall’esterno non vi sembrerà un gran che, ma aspettate di essere dentro! L’atmosfera è quella dei fasti delle grandi occasioni e per un paio di notti potrete immaginarvi nelle veste di un Maharaja. Le camere sono enormi, tutte con mobili d’epoca e bagno privato dotato di tutti in confort. La cena è servita nel grande salone delle feste ed è principalmente vegetariana e deliziosa. Godetevi l’atmosfera suggestiva prendendovi un thè ( un  buonisimo “chai” con spezie e latte ) nel cortile del palazzo. E poi uscite fuori a scoprire l’India. Quella vera, non quella dei depliant turistici. Se siete interessati all’arte e alle miniature di  scuola Moghul, appena fuori dall’hotel, sulla sinistra, troverete un piccolo negozio gestito da Samir e dal padre, entrambi pittori e miniaturisti. Per la visita guidata al Forte chiedete di Tony, la miglior guida turistica di Bikaner ed una delle migliori del Paese. Italiano  impeccabile e grande cultura.

quella spiaggia meravigliosamente stupenda e bianchissima

Lavoro nel mondo del turismo da un sacco di tempo, ma non ho mai potuto sopportare il linguaggio  enfatico che spesso viene usato in questo campo. Quando si fa programmazione non è facile descrivere certi percorsi di viaggio in maniera tale da rispettarne il reale e allo stesso tempo rendere accattivante l’offerta, ma tutto ha un limite. Per accalappiare il cliente spesso si ricorre ad una prosa descrittiva artificiale. che tanto sa di fasullo o quanto meno di poco credibile. E’ il linguaggio dei depliant turistici stampati da certi operatori. La mania dell’enfasi nasce negli anni ’80, con l’avvento del turismo di massa, quando anche il più deficiente fra  i deficienti si buttava nel mondo del turismo per il solo fatto che sognava di viaggiare, aprendo magari la propria attiività con i soldi della liquidazione di papà,  soprattutto perchè a quel tempo si vendeva qualunque cosa a chiunque, tanta e tale era la smania di muoversi degli italiani e i soldi che circolavano. Così, da allora, è rimasta quell’impronta esagerata, che mi ha dato fastidio da sempre.  Per vendere meglio il proprio prodotto ecco che nulla è più com’è veramente. Le spiagge diventano stupende, bianchissime, meravigliose e romantiche, il mare è sempre cristalino e limpido, la montagna un luogo dove riposare lo spirito e la mente, l’Africa un continente selvaggio e misterioso, l’Asia un’oasi di pace e puro misticismo.  Noi cerchiamo il rutilante, lo stupendissimo, il mirabolante, il magnifico. La normalità, anche se vera ( questa sì bellissima  quando c’è la salute e quel minimo di benessere che ci permette di godere delle cose ), ci piace poco, chissà mai perchè?  Forse perchè siamo in cerca di evasione, o perchè siamo stanchi della solita routine,  forse perchè vogliamo illuderci che tutto sia stato creato per noi e a nostra misura, fatto sta che la maggior parte dei depliant di viaggio recitano un codice che non mi appartiene. Ogni volta che passo in rassegna certi cataloghi  mi prende la nausea.  Senza contare gli stereotipi in cui  cercano quotidianamente di farci affogare: l’India dello spirito, la Cina del nuovo benessere, l’America delle mille opportunità, l’Africa del mistero. Un volta mi capitò una signora che in India voleva a tutti i costi partecipare ad una seduta di meditazione. Lei seguiva a Milano dei corsi di yoga, benessere e dintorni e voleva sperimentare tutto ciò ” possibilmente dal vivo “, nella terra dove presuntamente tutto questo aveva avuto origine. Trovare qualcuno che si occupasse di quelle cose fu una delle imprese più difficile della mia vita lavorativa. Gli indiani a cui chiedevo lumi mi guardavano con gli occhi sgranati e quasi non capivano di cosa stessi parlando. Loro, che avevano la pancia un più vuota della nostra,  erano  impegnati in una lotta  un po’ diversa che non fosse quella d’ inseguire artifici  antistress e pratiche rilassanti. Alla fine trovammo un tizio che praticava lo yoga a casa sua. Lui, gentilissimo e un po’ confuso, invitò la borghesissima signora ad unirsi ai suoi esercizi, ma lei rifiutò categoricamente, dopo aver visto il posto in cui viveva l’uomo. Forse si aspettava l’incenso, la musica new age di sottofondo e il tappetino di cotone naturale, ecologico e bio. Ecco,credo sia meglio  raccontare le cose per come realmente sono, soprattutto  adesso in epoca di crisi, dove, la stessa, non autorizza gli agenti di viaggio o gli opertaori ad esegerare con prospettive mirabolanti. Certo, molto dipende anche  dal turista. Ci sono persone che non accetterebbero mai di sapere che la spiaggia dove trascorreranno le proprie vacanze è un bel posto e basta. La loro spiaggia dovrà  essere per forza meravigliosamente stupenda e bianchissima, la più  bianca fra tutte le spiagge bianchissime del luogo, proprio quella dove a ore fisse il personale locale, solerte e grato, serve apettitosi stuzzichini caldi, se no che razza di vacanza  sarebbe? Mi ricordano tanto una  mia compagna ai tempi dell’università. Quando noi studiavamo per un esame lei compiva dettagliate ricerche, se cercavamo di parlare due minuti con il professore quando si degnava di comparire, lei si abboccava con lui. Le lasagne della mensa che ci venivano servite il giovedì erano per lei un delizioso e superbo pasticcio di manzo e pomodori datterini, polenta e merluzzo diventavano pasticcio di mais e pesce veloce del Baltico. Era sempre un pochino sopra le righe, Marina B.  Immagino che anche per lei le spiagge dovessero essere uniche, meravigliosamente stupende e bianchissime.

grazie alla vita ( che mi ha dato tanto ).

Tanto di tutto, è vero, e di tutto un po’. Compresa qualche gatta da pelare e qualche momento brutto, ma proprio brutto. I classici “dieci minuti in braccio all’orso”, come si dice dalle parti dove sono nato, in Piemonte. A me come a tutti, del resto. Insomma, una vita abbastanza comune e ordinaria. Come le vite della maggior parte delle persone. La bellezza sottile dell’anonimato, diceva un certo Chatwin, nel secolo scorso. Grato, dopo mille giravolte, sono ancora qui: vivo, per ora sano e mediamente felice. Che di questi tempi non è mica poco. Da molti anni lavoro nel turismo come accompagnatore, guida e consulente: Asia, Africa, Medio Oriente, America del Sud e quando capita su e giù per le Langhe e il Monferrato. A dire il vero, da quando vivo  in Veneto mi capita meno di scorrazzare per le vigne e i castelli del Piemonte, per mere e comprensibili ragioni logistiche.Da qualche anno mi occupo anche della programmazione dei viaggi individuali e di gruppo per Dimensione Turismo Tour Operator. Un lavoro complesso che implica una buona dose di pazienza, molte ore  con le spalle curve sul pc e un’instancabile dedizione a ciclo continuo. In compenso guido personalmente i gruppi che organizziamo nei Paesi di mia competenza. Una gran bella soddisfazione. Un vita un po’ raminga? Sì, a volte lo è, ma non più di quanto  lo sia quella di un rappresentante o di chi, per qualsiasi motivo, si trattiene lontano dai propri affetti causa lavoro per brevi periodi. C’est la vie. E, credetemi, poteva andare molto ma molto peggio. In realtà, pur passando molto tempo negli alberghi  di buona parte del globo, ho una casa, quattro piante sul balcone, degli amici, un’auto e perfino un grande amore. Mi manca un cane, quello sì. Ma che vita farebbe, povero cane, con un padrone che va e che viene come le primavere che passano e non ritornano più?

In realtà adoro il mio lavoro e non lo cambierei per nulla al mondo. Come in tutti i lavori però, anche nel mio ci sono alcuni aspetti, come dire, poco simpatici. Come quando la sera prima hai mangiato una bella bagna cauda dimenticando completamente gli effetti devastanti che i miasmi letali potrebbero avere sul colloquio di lavoro che avrai il giorno dopo. I turisti, croce e delizia del nostro mestiere, possono essere esattamente come una bella  bagna cauda, deliziosa se mangiata in convivio e con moderazione, fatale se divorata senza criterio e con grande abbondanza di aglio. Posto che ringraziamo il Cielo e l’Olimpo tutto per l’esistenza di quell’umano chiamato turista e  viaggiatore, che ci permette di comprarci da vestire, da mangiare e di andare qualche volta noi stessi in vacanza, capita, in tanti anni di lavoro nel settore, di sentirne di tutti i colori e, a volte, di non poterne più. Spesso, quando fra amici  o colleghi capita di scambiarci i nostri racconti di vita, salta sempre fuori qualcuno che immancabilmente mi dice: ” dovresti scrivere un libro”. Ecco: un libro non sarei capace di scriverlo, ma qualche appunto, qualche ricordo, qualche aneddoto sparso qua e là forse sì. Ed eccomi qua. Senza prestese, senza aspirazioni di sorta, senza velleità alcuna. Un diario di bordo per sorridere un po’, per riflettere, se vi va;  e per scambiarci qualche opinione sulle cose del mondo, per chi lo ritenesse opportuno. Lieve, come dovrebbe essere la vita. Concludendo: w il turista, comunque sia. Purchè sia intelligente.

 

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