Archive | novembre 2012

Uzbekistan. Dal 5 al 13 Maggio 2013

Le grandi civiltà succedutesi hanno lasciato in questa terra tracce innumerevoli del loro glorioso passato: i grandiosi complessi architettonici, le città carovaniere sorte sulla Via della Seta, attraverso cui per due millenni sono passati mercanti e nomadi, le moschee dalle cupole turchesi. L’Uzbekistan offre paesaggi indimenticabili di bellezza estrema.  Un viaggio per gli amanti della Storia e delle Civiltà asiatiche

Programma e prezzi

Gli omosessuali- Osservatorio privato

Non m’interessa la sessualità della gente. Quella di nessuno, Parto dal principio che ognuno possa amare chi gli pare, in ogni modo. Si tratta di amore e di amore non ce n’è mai abbastanza. Di solito non m’interessa nemmeno la professione della gente che incontro né la loro età, mi basta la persona che ho davanti, per quello che dice e per quello che suscita in me, figuriamoci se m’interessano le sue tendenze sessuali! Si parla spesso di omosessualità, spesso a sproposito. Si parla più spesso dell’omosessualità maschile perché probabilmente è quella che colpisce di più, quella che suscita più scalpore, quella che contravviene alla legge non scittta e alla tradizione che vuole il maschio potente, virile, tutto d’un pezzo. Siamo schiavi degli stereotipi noi . Anche l’omosessualità femminile viene duramente attaccata però. Una donna che non prolifica perché ama deliberatamente un’altra femmina è considerata alla stregua di un mostro. E’come se rifiustasse la sua stessa natura, quella che le è stata data per trascendenza divina, quella di essere donna e madre e quindi collocata perfettamente nel posto che le spetta in questa società di cartone. Se i maschi omossesuali fanno schifo, le lesbiche fanno orrore. Si tollerano due studentesse che vivono insieme per via di cose: gli affiti alti da pagare, la vita universitaria, la temporaenità della sistuazione. Si accettano due donne, magari parenti e povere che condividono la stessa casa, ma quando la convivenza è un atto d’amore allora si grida allo scandalo. Per qualche strano motivo, dal momento che esistono, noi gli omosessuali preferiamo vederli soli e infelici. La nostra cosciernza accetta meglio la povertà che l’omosessualità. Una volta ho sentito questo commento su due donne che vivevano insieme da lungo tempo: “ pensavo lo facessero per via delle spese, pensavo fossero povere, e invece sono lesbiche” Per il nostro vivere civile è dunque meglio essere poveri e sofferenti che gay e felici. Il che è tutto detto. Mi scandalizzo e provo un autentico disgusto davanti ad un evasore fisacale, ad un mafiso, ad un imprenditore corrotto, ma non al cospetto di qualcuno che ama qualcun altro del suo stesso sesso. Gli omosessuali sono uguali agli altri e tuttavia sono un universo a parte. Lo sanno le donne che li hanno conosciuti e che li hanno amati d’amore. Non sono diversi dagli altri uomini, e le lesbiche non lo sono dalle altre donne, no. Omosessuali si nasce, credo E’ come avere gli occhi neri come l’inchiostro o azzurri come il cielo d’Oriente. E’ un dato di fatto. E’ così e basta. Ho letto da qualche parte che la passione dell’omosessualità è l’omosessualità. Che ciò che l’omosessualità ama come suo amante, come sua passione, come sua vita non è il suo amore ma l’omosessualità. Non condivido. Di solito chi afferma questo genere di cose è un eterosessuale frustrato, infelice, spento. O un politico di un certo tipo. Così come sono frustrati e patologici gli eterosessuali che si scagliano contro l’omosessualità, che ne parlano continuamente, che la condannano e la criticano. Chi sta bene e vive sereno con se stesso e con gli altri non ha bisogno di criticare l’omosessualità. L’omosessualità colpisce però; in alcuni casi fa scalpore, suscita indignazione e sdegno. Tutto questo lo fa perchè tocca quello che dentro di noi è sconosciuto e oscuro. Come sempre la diversità mina le nostre piccole, risibili, minuscole certezze. Le donne hanno meno paura degli omosessuali. Certi uomini ne hanno molta. Sentono in qualche modo minacciata la propria virilità, il proprio ruolo traballante di maschi che non chiedono mai nei confronti delle donne che invece hanno imparato a chiedere sempre di più; vacillano e si sentono confusi. Essendo poco abituati all’introspezione e all’archeologia interiore,preferiscono attaccare che fermarsi a riflettere. La riflessione può essere pericolosa quanto l’omosessualità. Per questo molti uomini preferiscono lo svago banale e la ripetitività del lavoro quotidiano, per quanto noioso possa essere, alla riflessione. A volte la gente si stupisce quando apprende dell’omosessualità di qualcuno che conosce “Non sembra neanche gay”, come se ci fosse un modello perecostituito da seguire. Il travestito invadente, mascherato, dichiarato, sfacciato e fatale è l’esasperazione dell’omosessualità. Quello che si vede alle sfilate dei Gay Pride irrita molti, disturba perfino la sensibilità di alcuni omosessuali, ma non è altro che la risposta, magari un filino esagerata, alla repressione e al bigottismo che impregna questo nostro paese. Il travestito è divertente, è autoironico, è sopra le righe. Vive come in un film di Almodovar. Ci sono omosessuali che non sopporto perchè ci sono persone che non sopporto: Dolce e Gabbana, Zeffirelli, Platinette, ad esempio: prostitute di se stessi, pronti a correre quando l’odore dei soldi e della fama si fanno più intensi. Gli omosessuali soffrono talvolta. Soffrono come gli altri. A volte un po’ di più. Soffrono quando vengono derisi, scherniti. maltrattati e offesi. Soffrono perchè non è dato loro di esprimersi come vorrebbero, a gesti e a parole. Mi picerebbe che Marco e Antonio, che Anna e Rosy si potessero baciare allo stesso identico modo di Mirco e Giovanna, di Federico e Maria, di Giorgio e Marianna, senza che la gente si volti inorridita a guardarli. Quando anni fa la Televisione trasmise il brevissimo discorso di Zapatero che annunciava la legge sul matrimonio omosessuale mi commossi. Mi commossero le parole del Premier spagnolo che diceva che con quella legge molte persone, fossero state anche solo una minoranza, sarebbero state più felici. “… e lo scopo dei governi non è solo quello di far crescere l’economia, ma anche quello di promuovere la felicità”. Trovai bellissime quelle parole. Così lontante dai nostri luridi intrighi di palazzo e dalla visione personalisima della nostra politica. L’omosessualità non toglie nulla all’eterosessualità. Nessuna coppia eterosessuale sana si dovrebbe sentire toccata da un coppia omosessuale. Ci sono omosessuali che fingono tutta la vita, ragazzi e perfino uomini che hanno paura, che non sanno affrontare la famiglia, i colleghi, gli amici. Gli omosessuali sono teneri, a volte disperati, a volte soli. A volte po’ più soli degli altri. La solitudine fa male a tutti. A volte sono chiassosi, un po’ teatrali, qualche volta un po snob, come le subrette del varietà, come le prime donne dell’opera o del teatro. Gli omosessuali conoscono la pazienza, la speranza, alcuni hanno conosciuto anche la disperazione. Ma sono ancora qui, tutti o quasi. Nè re, nè servi, nè dei. Solo uomini fra gli altri uomini. Esattamente come tutti dovrebbero essere.

In viaggio con…… Fabio Zannoni

Fabio Zannoni ha il fisico possente del gigante buono. E’ un uomo gentile e accorto, ma diretto e chiaro. Ci siamo conosciuti in un viaggio in Vietnam e Cambogia e ci siamo piaciuti subito. Questione di affinità elettive. Fabio è tecnico di radiologia, un lavoro complicato che richiede distacco e allo stesso tempo empatia verso gli altri. E’ un grande conoscitore del Brasile e della realtà dell”America Latina

Fabio, tu sei un tecnico di radiologia, mestiere tutt’alltro che facile. Cosa ci dici di questo tuo viaggio che immagino complesso, un lavoro che richiede tecnica ma anche tanta pazienza ed empatia?

Fare il tecnico di radiologia non e’ facile perche’ e’ un lavoro molto “pesante” dal punto di vista mentale..non posso negare che vedere ogni giorno persone di tutte le eta’ ammnlarsi seriamente non e’ gradevole. Purtroppo  capita spesso d’ imbattersi in persone che conosci bene  e, lavorando nello stesso paese,è ancora piu’ dura perchè più o meno ci si conosce tutti. Pero’ allo stesso tempo e’  un lavoro molto gratificante perche’ hai la possibilita’ di aiutare persone che sono in difficolta’ ed io cerco di farlo nel miglior modo possibile.

Tu sei anche un grande appassionato di viaggi.Tu ed io ci siamo conosciuti durante un viaggio che avevamo organizzato in Vietnam e Cambogia. Poi ne sono seguiti altri. Che cosa cerchi quando viaggi? Quali sono le cose imnportanti per te?

Sono un grandissimo appassionato di viaggi fin da quando ero piccolo. Mi ricordo che quando ero bambino guardavo le trasmissioni che parlavano di viaggi e luoghi da visitare.. Per fortuna ne ho gia’ intrapresi molti, ma  la strada e ancora’ lunga  e non voglio fermarmi proprio adesso! Quando intraprendo un viaggio cerco il contatto con le persone, desidero comprenderne gli usi e i costumi, vedere  e capire  altre realta’, gli stili di vita degli altri popoli con grande rispetto e spirito di addattamento! Adoro vedere e capire come vive la gente del luogo. Non è solo un esercizio intellettuale; a volte serve per renderci conto di quanto siamo fortunati. Spesso diamo tutto per scontato, ma non lo è.

So che hai una grande passione: il Brasile. Vuoi parlarci del tuo incontro con quel Paese? Com’è il Brasile, visto da una persona che lo frequenta dal di dentro e da anni?

Il Brasile l’ ho conosciuto nel mese di  marzo dell’anno 2005,  quasi per caso a dire la verita’. Con un amico dovevemo compiere un viaggio fly and drive a Cuba, ma i voli costavano troppo quindi abbiamo ripiegato sul Brasile..e  meno male!!Il Brasile e’ un paese affascinante,intrigante, stupendo, ma anche pericoloso. Io lo adoro!! Le persone sono solari e piene di allegria.. mi fanno stare bene  e sono contento quando sono laggiù..Purtroppo e’ talmente grande che ancora non sono riuscito a girarlo tutto, anche se sono a buon punto. Quando arrivai la prima volta in Brasile dall’aeroporto prendemmo un taxi per andare in città e il taxista, in un italiano strampalato, mi disse:”Buona vacanza.. da questo paese non riuscirai piu’ a staccarti!” Era vero.

Tu sei una persona adulta, matura, una delle persone più dotate di senso della realtà che io conosca. Il viaggiatore ideale . Quali sono i viaggi che devi ancora intraprendere Fabio?

Ho conosciuto i vostri viaggi per caso.. stavo dando un’ occhiata su internet perche’ volevo fare un viaggio in Cina e casualmente mi sono imbattuto nel tuo sito web., poi ci siamo sentiti al telefono e siamo andati in Vietnam e Cambogia.. ci siamo trovati subito. Poi ancora in Uzbekistan. Gian e’ una persona speciale.. di quelle che piacciono a me.. diretta,pulita,se deve dirti una cosa te la dice e basta. Sono stato fortunato a conoscerlo!  I viaggi da intraprendere sono anocra molti, ma non e’ questo  sia il momento migliore per fare dei progetti, visti i tempi… navighiamo a vista.

Prossimi viaggi e progetti?

A breve mi piacerebbe la Cina.. l’India.. l’Uganda ed il Sudafrica.. poi in futuro sicuramente l’Australia.. un vecchio sogno da realizzare…

Fabio Zannoni ha 37 anni e vive ad Acquapendendente,un paesino in provincia di Viterbo al confine tra Lazio,Toscana ed Umbria.Nella vita  è tecnico di radiologia medica all’ospedale di Acquapendente e ama tantissimo viaggiare per il mondo. Detto “toro” per via del fisicaccio, Fabio è tifoso della Lazio, ma con sana  e oculata moderazione

Gli uomini-Osservatorio privato

Sono un uomo e forse è per questo che il cervello degli uomini mi attrae di meno di quello delle donne. Di solito il cervello di molti uomini è monotematico, leggermente noioso e assolutamente prevedibile. Ovviamente ci sono delle eccezioni. Ci sono certi uomini con una mente da fare invidia. Ci sono uomini molto belli, di fuori e di dentro. Molti uomini di solito non conoscono la differenza del dire una parola oppure un’altra. Sono di un colore privo di originalità, non sono in grado di percepire, spesso, la sottile presenza di un’ombra. Per questo ci vuole una donna, o certi omosessuali. Bisogna che l’ignoto entri e disturbi. Bisognerebbe aprire all’empio, al proibito affinchè l’ignoto delle cose entri e si mostri, affinchè gli uomini si scrollino di dosso le loro certezze, assolute e finite come le religioni. Non tutti gli uomini sono così limitati, certo. Gli uomini che mi piacciono di più sono quelli che hanno un cervello che funziona al femminile. Quelli tenaci e forti. Gli uomini spesso confondono la forza con l’aggessività. Non è di quel genere di forza che sto parlando. Solo un uomo che ha sofferto molto può raggiungere quella tenacia e quella sottigliezza squisita che è propria di un essere adulto e completo. Noi uomini abbiamo una soluzione pratica per tutto, meglio delle donne, ma questa soluzione è di solito provvisoria, atta al soccorso immediato. Difficilmente è risolutiva e si protrae nel tempo. Ho lavorato spesso con gli uomini e devo dire che gli uomini sul lavoro sono più leali, più chiari, più spiccioli, più semplici e diretti delle donne, con le dovute eccezioni. Destesto gli uomini arrivati, quelli in giacca e cravatta e il volto lucido di crema antirughe, lo studio in centro, il conto in banca e la vita che passa come un fulmine che nemmeno te ne accorgi. E ti ritrovi vecchio in un attimo, con la vita sprecata alle spalle. Detesto gli uomini deboli, gli uomini sempre in ansia, quelli che chiedono sempre consiglio, quelli che si appoggiano alle donne come alle loro madri. Detesto le madri che coltivano le ansie dei figli che un giorno saranno uomini. Detesto gli uomini per bene, i borghesucci di provincia, gli uomini piccoli e senza slanci emotivi. Detesto gli uomini che non sanno stare da soli, che hanno sempre bisogno di una donna, così come detesto le donne che non sanno stare senza un uomo. Detesto gli uomini da Bar Sport, metalmeccanici o avvocati che siano, perchè l’anima da Bar Sport non ha un vestito esclusivo. Rifuggo come la peste gli uomini da copertina, quelli che vogliono essere belli come le donne belle e sono invece ridicoli e patetici come le caricature delle donne stronze. Rifuggo preti e sacerdoti. E gli uomini cattolici in generale, molto più pericolosi di una santissima bigotta in gonnella. Mi piacciono gli uomini che ascoltano e parlano poco. Quelli che dicono di non sapere quando non sanno. Mi piacciono gli uomini dalla fantasia traboccante, quelli che amano i cani perduti e i gatti di strada. Quelli che amano i figli da uomini e non cercano di fare le madri. Amo gli uomini che sanno inventarsi tutti i giorni, che non affogano in un bicchier d’acqua. Gli uomini che conoscono l’arte e la vita. Che sanno ridere di se stessi. Gli uomini che sanno far ridere senza sembrare pagliacci da circo

Le donne-Osservatorio privato

Amo le donne dal profondo io. Vengo da una famiglia di donne forti. Vengo dal ventre di una donna indomita e fiera, una donna che non ha studiato, ma saggia e totalmente devota alla vita. In tutte le sue accezioni. Mia madre incominciò a lavorare a 11 anni. Durante la guerra, per scbarcare il lunario, faceva delle frittate in casa  con il poco che riusciva a raccattare e le portava a vendere, sfidando la linea dei fascisti e dei tedeschi. Era poco più che una bambina. Era rimasta orfana da piccola e con la sorella viveva con una zia di buon cuore. Nelle foto che conservo è una ragazzina dalle trecce biondissime. Oggi è un’anziana signora di 80 anni, con qualche acciacco, ma dritta come un fuso, tenace come la roccia. Amo le donne per la loro forza, per il loro coraggio, per la loro costanza, per la lotta efficace che mettono in ogni cosa. Le donne ragionano meglio. E sanno cosa sia la pace. Lo sanno e cercano di applicarla ogni giorno nelle loro piccole vite. Ci sono delle donne bellissime, che rifulgono di vita e di amore. Parlo delle donne di tutti i giorni, mica delle donne da rotocalco. Ci sono donne che passano la vita a fare sacrifici enormi, talmente grandi che uno si chiede come possa quella piccola donna sopportare tutto quel male e quall’affanno. Eppure ce la fanno. Le donne vere raramente si lamentano. Agiscono e vivono la loro vita. E spesso anche quella degli altri, quando gli altri non ci riescono. Le donne sono più forti, più sagge e più miti. Ci sono alcune donne che non sopporto, ma sono poche. Detesto le quarantenni borghesi, con quell’atteggiamento da finte ragazze alla mano, il pretestuoso casual da 1000 euro a capo, l’asilo privato per il piccolo, il tennis e la scherma per il più grandicello, la Classe A grigio metallizzato, l’aperitivo in centro e la filippina in casa. Detesto anche le bigotte scipite e insulse, tutte Gesù e Maria, rosari e vespri, tutte spirito e poca carne, con una fessura avvizzita e secca fra le gambe che urla la sua solitudine da talmente tanto tempo che tutti hanno smesso perfino di farci caso. Detesto anche le mammine tutte pappe e gridolini scemi, quelle donne che solo per il fatto di essere madri credono di aver fatto la cosa più grande che un essere umano possa fare al mondo e che impongono il pargolo all’umanità intera, come se tutti dovessero amarlo con la stessa intensità e con lo stesso trasporto. Ma, a parte questi casi, amo le donne profondamente Quelle che amo di più sono le donne che hanno vissuto molto, le donne che sanno ridere di gusto e sono capaci di piangere con tutte se stesse. Niente da fare: il mondo dovrebbe essere governato da loro.

Giordania. La terra dei Nabatei. Dal 6 al 13 Aprile 2013

Viaggio alla scoperta di una terra dalla storia antica e dall’incredibile fascino. Un paese struggente, la porta dell’ Oriente, la culla della civiltà mediorientale, uno dei luoghi biblici più importanti. Un itinerario consigliato a chi vuole apprezzare questo splendido luogo dal punto di vista storico ed archeologico, senza per altro sacrificare gli aspetti etnografici del paese. L’itinerario prevede trasferimenti su strade asfaltate che non coprono lunghe distanze. Il percorso tocca i luoghi più importanti e significativi della storia del Paese nonché le varie località che testimoniano il passaggio di grandi civiltà come quella Romana che offrono il massimo splendore con Jerash, l’antica Gerasa e la città di ʿAjlūni, con il suo castello e la moschea, considerata la più bella dell’intero Medio Oriente. Si prosegue con la visita delle cittadine di Madaba e Kerak, nonché del Monte Nebo, luogo caro alla religione cristiana insieme a quelli del Battesimo. Si scenderà quindi verso Petra, l’antica capitale dei Nabatei. Visita approfondita di questo sito. Si proseguirà per il deserto del Wadi Rum, uno spettacolo naturale di incomparabile bellezze ( la visita è comprensiva di circuito di 2 ore in jeep con guida beduina.) Voli Alitalia da Torino via Roma Fiumicino. Hotel 4 stelle, mezza pensione ( colazione e cena ). 1 notte in campo tendato nel deserto del Wadi Rum Mezza pensine. Guida in italiano. Accompagnatore esperto dall’Italia. Partenza da Venezia, ma possibile anche da altri aeroporti collegati a Vienna con Austrian Airlines ( in questo caso la quota volo potrebbe essere soggetta a variazioni)

Programma di viaggio

In viaggio….. con Alessio Bertoli

 Alessio Bertoli ed io abbiamo frequentato il Liceo insieme, una marea di anni fa. Era un ragazzo eclettico, di una simpatia travolgente e non ci voleva molto a dedurre che “da grande”avrebbe fatto l’attore.  Un ragazzo normale, Alessio, che non si è mai montato la testa, nemmeno a contatto con il mondo dello spettacolo e nonostante il successo ottenuto. Insegnante di teatro, attore, regista. Alessio Bertoli   vive ad Asti, dove cura molte attività legate al teatro e alla cultura.

Alessio, noi ci conosciamo dai banchi di scuola, ai tempi del liceo. Io ero timidissimo e sempre in disparte, tu eri già allora l’anfitrione della classe. Ti ricordo sempre come una delle persone più sincere che io abbia mai conosciuto, oltre che un ragazzo autenticamente simpatico. Come siamo cambiati da allora?
Beh, non siamo cambiati, è “solo” passato un po’ di tempo! Mi piace poter pensare che quei banchi di scuola ci siano ancora e noi con loro, “intrappolati” come in una fotografia. Perché chi si è seduto dietro quei banchi, pur con il proprio personale viaggio, è rimasto in qualche modo lì e un giorno ci ritroveremo tutti, nel bel mezzo della classe, e scopriremo di non aver mai smesso di giocare. Ecco,“giocare”: nella vita non si cambia. Evolviamo da uno “stato “grezzo”, una crisalide, nella speranza di arrivare a spiccare “l’ultimo volo”
In forma di una colorata farfalla. Questo è il mio modo di vedere le cose. Come i bilanci della propria vita che non devono mai quadrare, perché la vita non è “quadrata”. La vita è una domanda. Una cosa che si incrocia. Una terrazza davanti al mare. Un viaggio “circolare” fatto di partenze e ritorni. Ritorni e partenze. Sempre.

Alessio Bertoli attore, insegnante di Teatro, grande appassionato e sempre in prima linea quando si parla di arte e di spettacolo. Vuoi raccontarci com’è stato il viaggio che ti ha portato sul palcoscenico?

Credo ci siano dei mestieri che nascono insieme a noi, li portiamo dentro. Non siamo noi a scegliere, ci hanno già scelto nel momento in cui siamo venuti al mondo. Professioni che fanno parte della nostra natura. Anche in questo caso è stato un viaggio: il mestiere dell’artista deve essere in costante e continuo mutamento. Rinnovo.
Altrimenti è finita. Ecco, allora, che si inizia come attori poi si
impara a essere registi, lavorare alla costruzione di uno spettacolo e non ad interpretarlo in prima persona ma ad esserne “l’artefice”, magari già in fase di scrittura o ri-scrittura. Si impara a diventare“formatori teatrali”, nelle scuole pubbliche o in una “tua” Scuola,nel tentativo di raccontare un universo, il teatro, che non si può insegnare, paradossalmente. Si può insegnare la tecnica, la dizione,l’impostazione della voce e via discorrendo…ma queste sono tutte zone del palcoscenico fredde. Per comunicare con i ragazzi o con chi, per qualsiasi personale motivo o interesse, si vuole avvicinare al teatro, bisogna mettere in gioco il proprio Cuore e, in qualche modo, raccontare anche un po’ se stessi per riuscire ad arrivare, a nostra volta, al Cuore di chi ci ascolta. E poi evolviamo ancora: ed ecco le progettazioni, le direzioni artistiche….un viaggio che non finisce mai e che incrocia tutte queste strade, senza mai dimenticare l’umiltà che, ahimè, a differenza della superbia, “contamina” poco, al giorno d’oggi!

Com’ è fare teatro oggi in Italia? Cosa manca o cosa vorresti che ci fosse per poter esprimere meglio o di più la tua arte?

Molti sostengono che i “tempi siano oscuri”: i famosi tagli alla cultura etc. etc. Questa è una condizione innegabile. Ma credo anche che proprio nei momenti più difficili di un Paese, per chi fa il mio mestiere, bisogna mettere “in piazza” la propria creatività, il proprio coraggio per continuare a proporre….se “lanci un richiamo” c’é sempre qualcuno che lo accoglie.
Mi viene in mente un brano di una poesia di Alfred Tennyson, per concludere questa mia risposta che, guarda caso, è tratto dalla poesia “”Ulysses” e, più o meno, dice così: “Anche se molto è stato preso, molto aspetta; e anche se noi non siamo ora quella forza che in giorni antichi mosse terra e cieli, ciò che siamo, siamo; un’eguale indole di eroici cuori, fiaccati dal tempo e dal fato, ma forti nella volontà di combattere, cercare, trovare, e di non cedere mai.”

 Il viaggio, Alessio. Quali e quanti viaggi hai fatto fuori e dentro di te?

L’artista è un po’ “nomade” per natura. Quando, nel gergo teatrale, si dice: “ qual’ è la prossima piazza?” significa che si sta già lasciando una città, un palcoscenico per andare in un’altra “piazza”, appunto, città, teatro. Questi sono viaggi. Ron canta:”…e non ti fermi convinto che ti si puo’ ricordare
hai davanti una canzone nuova e una citta’ per cantare…” Poi esiste il nostro “viaggio interiore” alla ricerca, probabilmente, “dell’ isola che non c’è”. E allora, seconda stella a destra, poi proseguire fino al mattino. Superare l’isola non trovata, l’isola del tesoro e quella dei pirati. Raddrizzare le vele, sempre, pulire il ponte con acqua e sapone, asciugarci gli occhi dalle lacrime senza farci vedere da nessuno. Bisogna insistere. C’è solo da trovare quell’isola, diversa per ognuno di noi. Il viaggio non finisce mai, con la convinzione di sentire, un giorno, gridare il Capitano. Svegliarci e…. e l’isola che non c’è sarà lì, davanti a tutti i nostri sogni!

 Progetti futuri?
Proprio perché il “viaggio non finisce mai”, a maggior ragione nel mio mestiere si è costantemente proiettati verso nuove “rotte”. Da sempre sostengo che chi fa il mio lavoro non ha “un Amore” ma molte “Amanti”: nel momento in cui un progetto sta per “andare in scena” già si è proiettati verso una nuova idea, un differente “viaggio”. Una nuova “amante” che ci terrà compagnia fino al prossimo “porto” in questo percorso di “ricerca” continuo che, probabilmente, è anche un modo per tentare di esorcizzare i nostri demoni. I nostri lati in ombra che intagliano quelli colpiti dalla luce. E allora ecco che, in pratica,sto lavorando con “queste Amanti”:

Alessio Bertoli nasce ad Asti il 9 di febbraio del 1960. Da sempre un personaggio eclettico e sfaccettato….caleidoscopico? “OK, un attacco di ego spropositato!” Dopo qualche esame dato alla facoltà di Medicina di Pavia si appassiona “follemente” alla criminologia diventando, modestamente, un esperto. Copywriter negli anni 80 nel mondo della pubblicità e poi fondatore di due agenzie (a Pavia e a Novara) sempre nel settore. Si stufa del mondo dei “persuasori occulti” e ritorna al teatro nel 1989. Autore, attore, regista, organizzatore teatrale, formatore teatrale nelle scuole Medie e superiori, direttore artistico e organizzativo (per chi ha il piacere e la curiosità di interpellarlo). Si sente anche scrittore (un suo libro è di prossima pubblicazione, ma è ancora un evento “Top Secret”!) Adora il cinema, i fumetti, leggere, leggere, leggere, le serie televisive (è lui stesso “una serie”), la musica italiana. Canta in macchina, anche se è stonato come una campana e, per di più, in questo momento è senza macchina!!! Vive ininterrottamente da 735 anni. Sta pensando cosa fare “da grande”. Sarà “L’Ultimo Uomo sulla Terra”.

Responsabile, con il Teatro degli Acerbi, della prima “ Casa del Teatro Asti”, per l’anno 2012/2013 presso l’ Auditorium ex Centro Giovani.Partner, con l’ Associazione Arte&Tecnica e il Teatro degli Acerbi per il progetto “TU NON GIOCHI” per la diffusione della cultura di parità e del principio di non discriminazione nel sistema educativo e nel mondo del lavoro “Bando Regionale 2012”Direttore artistico, con Massimo Cotto, della seconda edizione della rassegna “Visionaria” (Lampi tra musica e teatro)- una stagione sotto il Foro Boario – che prenderà il via nel Gennaio 2013.
Responsabile artistico e organizzativo di “Visionaria Scuole”. (Stagione Teatro PER Ragazzi) Da febbraio 2013.
Responsabile artistico e organizzativo, con la collaborazione della Psicologa e psicoterapeuta Chiara Bergonzini, della seconda edizione della rassegna “Il Fruscio delle paure2” . –Continuare ad ascoltare LA PAURA attraverso un viaggio teatrale – in collaborazione con Provincia,Comune di Asti e Associazione Arte&Tecnica.

Cura la regia dello spettacolo “ Volevo solo ammazzarne venti” di Luigi Bernardi con l’attrice Barbara Forlai (debutto Febbraio 2013)
Coordinatore scenico della trilogia “Quello che le donne dicono”, “Quello che gli uomini dicono”, “Quello che le donne e gli uomini si dicono” di Elena Maro, Loredana Bosio ed Elena Zo.
Assistente alla regia di Nazzareno Luigi Todarello per “La Tosca” con la Direzione musicale di Marcello Rota. Produzione Orchestra Sinfonica di Asti. (Debutto Maggio 2013)
Formatore teatrale, anche per l’anno scolastico 2012/2013, nelle scuole: Goltieri/Parini, Liceo Classico V. Alfieri, Istituto Quintino Sella.
Responsabile laboratorio teatrale “Comunità collinare Colline Alfieri” anche per l’anno 2012/2013
Continua a dirigere la sua Scuola di Recitazione “Teatralmente” anche per l’anno accademico 2012/2013, presso la “My Day Academy” ad Asti.
Scrive, in collaborazione con Loredana Bosio, dirige ed interpreta gli spettacoli “Mytico”, “Dante e il Diavolo all’ inferno” e “Il rifugio delle fiabe”, tutti spettacoli inseriti in rassegne regionali per teatro ragazzi.
Autore e regista della seconda stagione del “Serial-scontro”- Tv Medical Division -, nuovo format tra cinema, teatro e talk-show.
Presidente Giuria Giovani per l’Asti Film Festival 2012.(Ottobre/Dicembre 2012)
Coordinatore scenico spettacolo “Diario di Eva” con Elena Zo e Alessandra Franco.(Debutto Dicembre/Gennaio 2012/13)
Collabora, per quanto riguarda la parte artistica, con la Country House La Violina – Asti – Fraz Mombarone –

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