Archive | gennaio 2013

Le piccole cose – Osservatorio privato.

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Quando eravamo lontani mi mandavi  sempre delle piccole cose. Per posta o via mail. Ogni tanto, proprio quando mi prendeva la tristezza, trovavo le tue cose. Non dicevi nulla, nessuna parola. Mi mandavi della musica. Era il tuo modo di strapparmi alla solitudine e di arrecarmi sollievo. Lo so. Tu fai così. Non perdi tempo con le parole. Sai che ci  sono in tutti dei mali antichi e inconsolabili. Allora posi le tue mani su di me, quando mi sei accanto. Le tieni salde e immobili sul mio viso , come farebbe una madre buona o un padre saggio o qualcuno che sa consolare davvero. Avverto il calore delle tue mani, la loro fermezza. Se non ci sei  la tua musica arriva fino a me via internet con questa magia che non ho mai compreso del tutto. Mi avvolge e mi fa sentire come se fossi al sicuro. In principio era il dolore. In principio era il dolore e la fine deve somigliare molto ad una pacificazione definitiva e senza lacerazioni del dolore. E in mezzo ad abissi insondabili, molto più profondi, molto più ampi di quanto sembra dar di sé la misura dell’uomo, in cui si accavallano il dolore e l’insensibilità, in pieno abisso, si producono a volte, proprio poche volte, tra oceani d’infelicità, brevi, brevissimi istanti di perfezione. Come quando mi  rifugio in te come in un nido e tutto il tuo corpo si fa culla, conchiglia marina, tana calda e sorge l’illusione strana che persino la solitudine, persino la tristezza e la paura si possano qualche volta dividere con qualcuno.

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La polvere

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Un giorno ho smesso di credere alle parole di Anna Frank. “ Sono convinta che, in fondo al cuore, tutti gli esseri umani siano buoni”. Quel giorno, entrando nella camera della mia pensione ad Addis Abeba, un posto sgangherato e sconnesso, mi parve di sentire le note di una canzonetta occidentale di tanto tempo fa e la musica mi riportò alla memoria i momenti della mia infanzia. Mia madre  la cantava sempre quando lei era giovane ed io bambino. Ad un tratto l’immagine del bimbo che avevo incontrato  tanti anni prima nel campo profughi si formò all’improvviso dietro alle mie palpebre chiuse. Fu allora che, da un momento all’altro, cessai di credere nella bontà dell’uomo. L’immagine mi riempì il cuore e la mente. Quel bambino mi aveva afferrato un dito, portandomi con  sé a vagare senza meta per quel campo. Un bambino stracciato con in mano un piatto vuoto, occhi  di cent’anni e le gambe rinsecchite di un vecchio. Ho dovuto venire  mille e mille volte in posti come questo perché un giorno un bambino mi dimostrasse che Anna Frank aveva avuto torto.   Quel bambino mi aveva rivelato che non tutti siamo buoni, nemmeno in fondo all’animo, perché lui stesso era stato condannato dalla nostra mancanza di pietà. Da allora il ricordo di quel bambino vive dentro di me come quello della sua manina chiusa attorno al mio dito. Un bambino la cui breve vita è stata parzialmente determinata da gente che ignorava la sua esistenza. Un bambino che non ha avuto scelta, perché le scelte sono state compiute sopra di lui, anzi, senza che di lui si tenesse il minimo conto. Un bambino il cui destino è stato influenzato da decisioni prese a mente fredda, che, di lì a poco, si sarebbe steso sulla terra arida, forse per morirvi. .

Ecco perché voglio capire quali sono le scelte che devo compiere e agire di conseguenza. Perché la capacità di scegliere costituisce l’essenza stessa della natura umana. Voglio battermi contro le forze che negano ad un individuo o a un intero popolo il diritto di scegliere. E poiché mi rendo conto che la chiarezza assoluta non esiste, devo imparare ad accettare anche l’ambiguità e il fatto che i momenti più difficili dell’esistenza sfumano nell’incerto e che le aspirazioni più profonde dell’umanità implicano dei costi, oltre che dei vantaggi. Un bambino che non ha avuto altre scelte che le nostre. Ho camminato con lui, un dito stretto nella sua mano, gli occhi sulla testolina bruna coperta di polvere, che guardava dritto davanti, senza mai voltarsi verso la gente che ci passava accanto.

In viaggio con….. Anita Vercelli.

  • 179728_3714852200149_1416275011_nAnita Vercelli, amica delle mie estati a Monale d’Asti, nella preistoria della mia vita. Ti ricordi quante risate ci siamo fatti? Ti ricordi quando avevo la moto da cross, il mitico Caballero, e tu mi dicevi che non sapevo usarlo, perchè andavo solo su strada ed ero piuttosto imbranato? Quanti anni sono passati? 35 almeno. Com’è stato il tuo viaggio da allora Anita? Quali e quante cose hai combinato in questo lungo viaggio?

    Ho viaggiato con la mente molto a ritroso. Rovistando nei cosiddetti cassettini della memoria,  ho rivisto il nostro piccolo gruppo di amiche che aspettava ogni estate con gioia il tuo arrivo, perchè sapevamo che con te ci saremo divertite un sacco. E poi il Caballero….io che, ragazzina fuori dalle righe, smontavo motori delle motozzappe nell’officina di mio papà, soffrivo nel vedere la moto da cross, che tanto sognavo, nelle tue mani! Avrei tanto voluto fare cambio e rifilarti la mia Vespa 50 amaranto che i miei mi avevano imposto, perchè ” sei una femmina,della moto da cross neanche se ne parla e poi la vespa la usi con tua sorella !”

     
    Parecchi anni fai hai deciso che avresti aperto una tua attività e lo hai fatto. Hai avuto coraggio, un’enorme volontà e una grande costanza. Ci racconti com’è stato il salto che ti ha portato ad essere imprenditrice in un mondo dove le donne hanno ancora putroppo delle difficoltà in quel senso?

    Era l’inizio di un lungo viaggio vissuto lottando per affermare questa voglia di essere fuori dagli schemi. Ho frequentato le Magistrali, anche  perchè ” l’Istituto per Geometri non è una scuola da femmina”, si diceva. A 19 anni ho capito che l’insegnamento non faceva al caso mio, per la prima volta ho fatto ciò che mi piaceva : lavorare nell’azienda di mio padre. Così, ho preso la patente C, roba per soli uomini, e ho iniziato ad andare a vendere macchine agricole nei mercati dell’astigiano con un grosso camion. Mi ricordo ancora le scene… quando arrivavo sulle piazze c’era un misto di stupore e di paura di essere investiti (sai il detto: “donna al volante” ) ,oppure quando in autostrada i maschietti si accorgevano che li aveva sorpassati una donna  (  con un camion, poi..), allora, anche a costo di fondere il motore, mi risorpassavano! Troppo forte !
    Intanto, con gli anni,  ho messo un pò giudizio. Ho sposato quel ragazzo soprannomitato “fucile”, dal piemontese “caraben”, all’anagrafe Gianni. Come sai nei nostri paesi ognuno ha un soprannome, da sempre, qualcosa che identifica il singolo o la sua famiglia, di solito una caratteristica fisica o più spesso legata alla sua personalità, un vezzo, un qualcosa che lo rende speciale.
    Ho avuto il primo regalo dalla vita, nostra figlia Serena, alla quale è seguita dopo sei anni il secondo regalo, Federico e poi il terzo, arrivato dopo ben 11 anni, il 25 ottobre 2002, Riccardo . In questo periodo è iniziata anche la prova più dura: la malattia di mio padre contro la quale abbiamo lottato accanto a lui per ben 17 anni.In questo periodo sono cambiate molte cose. Ho dovuto abbandonare la vecchia attività per aprirne una completamente nuova in campo agricolo,  un allevamento avicolo di cui oggi sono soddisfatta. Il passaggio non è stato facile, però era l’unica soluzione possibile, per chi come me ha lo spirito impreditoriale nel dna.Per una donna è comunque più difficile. Lo è sempre, a meno che tu non abbia un nome famoso. Ma io non mollo mai.

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    Tu hai tre figli, un marito ed un lavoro impegnativo. Come riesci a conciliare tutto questo? Rimpiangi mai di non aver fatto il lavoro per il quale avevi studiato, cioè la maestra?

    Rimpiango di non avere fatto la maestra solo d’estate, quando potrei essere al mare sulla spiaggia a rosolarmi mentre invece sono a Monale, alla temperatura di. 39 C° nel mio allevamento. Lo so che anche le maestre lavorano tanto, ma il mio è anche un lavoro fisico, un lavoro manuale. E vi assicuro che  talvolta è un pochino più dura.

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    Hai deciso di continuare a vivere nel paese dove sei nata, un luogo ameno verso il quale anch’io nutro tanto affetto e dove ho tanti ricordi. La tua è una scelta specifica di vita o ci ti ci sei ritrovata per caso? Com’è vivere in un piccolo paese?

    Continuare a vivere a Monale non è stata una scelta, ma una naturale conseguenza di altri importanti eventi: aver sposato un ragazzo monalese e aver il lavoro in paese o comunque in zona. Non riesco a immaginare un altro luogo dove avrei potuto crescere i nostri figli, sicuramente non in una grande città, anche se comunque vivere in paese presenta anche notevoli disagi,in quanto avendo solo i servizi essenziali. per tutto il resto si è costretti sempre a raggiungere la città

    Anita e il viaggio. Con gli impegni che hai non credo ti sia tanto facile staccare la spina. Se potessi viaggiare dove e come lo faresti? Un viaggio che hai fatto e che ti è rimasto nel cuore? 

    Per una serie di motivi, ho viaggiato pochissimo. Se avessi almeno un mese di tempo a disposizione, mi piacerebbe affittare un camper e girare il lungo e in largo l’Italia, prediligendo le zone costiere e le isole, perchè amo molto il mare.specialmente “fuori stagione” Può sembrare un pò banale però io credo che non sia necessario andare molto lontano per trovare usanze e stili di vita diversiai nostri, ed è prorpio questo che m’ incuriosisce. L’ultimo viaggetto risale  a maggio 2012, un week end a Trapani e Isola di Favignana in compagnia di mia figlia Serena e due amiche speciali ( che tu conosci, Fina con sua figlia Federica ). La parte più bella e divertente è stata girare in scooter Favignana, davvero indimenticabile!

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    Anita Vercelli, qualche anno più di quaranta  e alcuni meno di cinquanta, dai! Vive e lavora Monale d’ Asti, un grazioso paese dominato da un antico castello e dalla cosiddetta ” bastita” più in basso, la piccola costruzione da difesa. Maschiaccio in gioventù, aveva le carte in regola per fare la maestra, ma nella testa le frulllavano altri sogni. Anita svolge oggi  il suo lavoro di imprenditrice. Lei e il marito Gianni hanno  tre figli. Quando non lavora, non cucina, non bada ai flgli e al marito, Anita canta, balla e nuota. Piena di vita e di energia come un tempo

Vuoi condividere con noi?

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Vi invitiamo a condividere le vostre foto di viaggio sulla nostra pagina. Avete delle foto che vi piacciono in particolare e che volete far vedere anche agli altri, magari con un vostro commento e con un breve racconto della vostra esperienza di viaggio? Condividetele  con noi. Inviate la vostra foto a: giancarlo.pagliero@yahoo.it e noi la pubblicheremo, garantendovi ovviamente il copyright. Cosa si vince? Nulla, ma si avrà il piacere impagabile di aver  condiviso con gli altri una  cosa bella, scuscitando magari delle emozioni. Di cui non ce n’è mai abbastanza. Volete mettere?

In viaggio con….Alessandra Granata

estate2010 Ho conosciuto Alessandra Granata sul web. Ed è stato un incontro molto piacevole. Lei è la titolare di un bellissimo blog un po’ particolare: I viaggi dei Rospi. Blog di Viaggi e Avventure di una famiglia con bebé e peloso al seguito. www.iviaggideirospi.com
Il suo è un blog che vale la pena si seguire per alcuni buoni motivi. Primo perchè Alessandra (  Mamma Lali ) è giovane, dinamica, piena di entusiamo, intelligente e non spocchiosa. Secondo perchè il blog è una miniera di utili consigli non solo per le famiglie con prole, ma per tutti coloro che vogliono scoprie angoli nascosti del nostro Paese e non solo. Poi perchè è scritto in maniera fluida, con cervello, capace di suscitare emozioni  Infine perchè Alessandra è un’autentica appasionata di viaggi veri. Passaporto, scarponcini da trekking e trolley nel DNA! Cresciuta a vacanze in tenda, animatrice nei villaggi, ha girato per il mondo utilizzando i mezzi più disparati, dormendo in strutture di lusso e in quelle dove non ci dormirebbe nessuno.  E poi, come dice lei stessa: ” avere un buon lavoro va bene, ma vivere della tua passione, è un’altra cosa.” E questo spiega molto di lei. Non ultimo perchè sono tutti e quattro veramente simpatici. Peloso compreso. Buona lettura!

Alessandra Granata, creatrice di un interessantissimo blog di viaggi…particolari? Possiamo definirli così, Alessandra?

Grazie Giancarlo!! – arrossisco un po’ mentre ti rispondo – Non so se sono “particolari”, ma sono sicuramente viaggi fatti alla nostra maniera!!! Il viaggio per noi è un momento sacro. Sono quelle giornate, a volte settimane che possiamo dedicare a quello che più amiamo fare noi. Stare insieme, la vita all’aperto, i ritmi scanditi da quello che comanda il cuore…o lo stomaco! Sono battiti tutti nostri, collaudati dopo 10 anni insieme, ed è forse proprio per questo che preferiamo viaggiare da soli. Le nostre passioni sono l’anima dei nostri viaggi. Ti faccio un esempio, amiamo molto il trekking e l’itinerario per l’Australia è stato studiato affinché ci fossero giornate totalmente dedicate a camminare nel Flinder Ranges National Park. Oppure partire in moto o in macchina. Abbiamo sempre seguito un percorso di base, ma alla prima viuzza che ci incuriosiva, seguivamo l’istinto cambiando percorso.

Com’è nato il Blog ” I viaggi dei Rospi”?

I Viaggi dei Rospi è nato prima di partire per la luna di miele in Australia e negli anni è cresciuto. Ha visto allargarsi la famiglia Rospi ed è diventato un contenitore della nostra vita a casa e nel mondo. Io un blog non sapevo neanche cosa fosse, ma coltivavo da sempre il sogno di trasformare la mia passione per i viaggi e il mondo del turismo, in una professione. Così ho iniziato a scrivere. Raccontare delle nostre esperienze in viaggio è per me linfa, una fonte di grande carica e allo stesso tempo, mi auguro che con la condivisione delle nostre esperienze, si possa essere d’aiuto ad altri.

 Ale e i viaggi con bimbo al seguito. Viaggiare con i bambini non è facile. Tu come ti sei organizzata?

Provando, riprovando, sbagliando e correggendo il tiro alla gita successiva. Amiamo definirci una famiglia on the road, avventurosa, sportiva…e anche ingombrante, visto che abbiamo anche 30kg di cane che ci seguono…  Non volevamo assolutamente vivere la nascita di nostro figlio come un limite, ma anzi, come un arricchimento individuale, come famiglia e come viaggiatori. E così è stato. Prima di Federico, quando si decideva di andare, bastava buttare alla rinfusa due stracci nelle borse da moto e si partiva. Nessun orario da rispettare. Oggi non è possibile spostarsi così, ci vuole molta più organizzazione, ma lo facciamo lo stesso. Purtroppo per esigenze di vita quotidiana, non con la stessa frequenza – leggi influenze, malattie e bilancio economico famigliare – ma sempre con lo stesso entusiasmo e grinta.

Per muoversi con i piccoli è fondamentale sentirsi sicuri, a proprio agio. Ognuno ha le proprie manie, ansie o apprensioni. Io ad esempio, ho sempre una piccola scorta di medicinali, in formato pocket: qualche supposta di tachipirina, un paio di flaconcini di fermenti lattici e sciroppo per la tosse.

Viaggiare con un bimbo, soprattutto se molto piccolo, è più facile per alcuni aspetti, ma ha delle esigenze di orari che non vanno mai perse di vista. Noi abbiamo imparato sulla nostra pelle che non ci si mette in macchina appena svegli, quando la ricettività di un bimbo di qualche mese è massima, ma che al contrario, è meglio macinare km negli orari in cui a casa, solitamente, il bimbo dorme. Per una buona riuscita del viaggio è fondamentale partire nel rispetto della persona “bambino. E poi, in vacanza come a casa, allenamento, positività e pazienza.

 montiamo la tenda

Tu hai viaggiato molto. Ci puoi raccontare cos’è per te il viaggio?

Anche qui un altro complimento ;-)!! Ho viaggiato, non so se molto, ma sempre troppo poco per quello che vorrei. Mi ritengo fortunata perché ho sperimentato il viaggiar da sola, con i miei genitori fin da piccola, con la squadra di pattinaggio sincronizzato ai tempi delle glorie nazionali e poi con il mio Rospo, alias Ruggiero, il compagno di viaggio ideale. Ogni strada percorsa è stata fonte di arricchimento personale. Ho incontrato me stessa e altri individui, ognuno con le proprie peculiarità. Viaggio per me fa rima con scoperta, nelle mille declinazioni che questa parola può avere.

La tua esperienza più bella in giro per il mondo?

Quella che dovrò ancora fare!!!! Il cuore spinge in Alaska per la sua natura selvaggia, in India e in Giappone per cercare alla fonte il senso delle cose e verso i Big Five del continente nero…ma solo perché Federico vuole vedere i leoni J!!!!!

Ripensando al passato, ho 3 viaggi nel cuore. La Crociera sul Nilo, il primissimo viaggio dei sogni, dove ho avuto la fortuna di lavorare come tour leader per I Viaggi del Ventaglio, nel periodo in cui studiavo all’università. E’ stato il primo incontro con il deserto e le meravigliose stellate che regala.

L’Australia, la nostra luna di miele, tra l’outback e la natura sconfinata. Un mese tutto per noi, in solitaria ovviamente, girando in jeep camper in cerca di koala e canguri sulle rotte del vecchio Ghan, il treno che collegava Adelaide a Darwin.

L’Irlanda, battesimo di terra straniera, per la prima uscita oltre confini del nostro cucciolo. L’isola di smeraldo, quella in cui papà Rospo ha vissuto prima di incontrarmi e che a me mancava ancora all’appello…

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Che consigli daresti alla mamme di oggi affinchè possano far crescere nei loro figli la passione per il viaggio, che poi è la passione e l’amore per la gente?

Di osare, di andare e di provare!!! Non c’è nulla di più bello che vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino. Quegli occhi che s’illuminano di vita davanti ad un semplice sasso. Un approccio così lontano da quello dell’adulto che preso dalle mille sovrastrutture della quotidianità, è cieco di fronte alle meraviglie del nostro pianeta. I bambini, senza filtri, nella loro più totale innocenza, vivono normalmente la diversità e crescere con la consapevolezza che nel mondo ci sono popoli, usanze e abitudini culinari differenti, è il regalo più bello che un genitore possa fare al proprio figlio.  Viaggiare con i cuccioli si può e si deve! Imparare a viaggiare con loro significa mettersi in gioco, piegare le ginocchia per arrivare alla loro altezza e riscoprire anche noi adulti, di essere rimasti un po’ bambini.

Peru’ classico con estensione in Amazzonia-Agosto 2013

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Un viaggio imperdibile che tocca le mete care afli amanti del Perù come Cuzco e Macchu Picchu, la Valle Sacra degli Incas e il Canyon del Colca, Puno e il Lago Tiricaca e prosegue in Amazzonia. Un percorso che è un crescendo di emozioni, dalle Ande all’eterna foresta pluviale. Guida in italiano dove specificato e in inglese / spagnolo in Amazzonia

 

Programma di viaggio e prezzi

Parti ad agosto nelle  date che vuoi tu. Siete un gruppo di amici, una famiglia? Le tariffe pubblicate sono su base 6 persone. Richiedeteci quotazione anche su base 2 e 4. Saremo lieti di trovare per voi la soluzione volo più conveniente dall’aeroporto a voi più vicino.

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Macondo

Cosa faremo quando la bellezza non potrà più sostenere il dolore?

Poesia in Rete

I "Miei" Poeti Amati

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POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI ...

i discutibili

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Viaggi e Baci

di viaggi, di libri e altre passioni

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Meraviglie del mondo

Odio l'umanità (ma magari tra un po' mi passa...)

Tutte le azioni ed i comportamenti che non sopportiamo della popolazione del nostro "Bel Paese"

I Viaggi dei Rospi

Ero una single convinta, poi ho trovato un Rospo e abbiamo fatto le valige insieme...ora viaggiamo in quattro! Blog di Viaggi e Avventure nel mondo di una famiglia con bebè e quadrupede al seguito

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Hopeandloveislife. Il segreto della vita

Non mi piace essere assorbita dalla mentalità del mondo. Ci sono, ma amo fermarmi e assaporare la Vita, attimo per attimo, con le sue gioie e i suoi dolori. E' un dono di Dio e come tale non va sprecata. Amo colui che mi ama da sempre e per sempre. Dio

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