Archive | settembre 2013

Foglia su foglia- Osservatorio privato

Per anni mi sono innamorato delle persone sbagliate. Per anni ho vissuto come se non avessi alcuna possibilità di avvicinarmi  in qualche modo a qualche modello di esistenza. Mi domando, a volte, su che cosa si basa la gente per raccontare la prorpia vita. Non lo so.  Solo tardi nel corso degli anni  si trae insegnamento da ciò che si è vissuto. Per tanto tempo, dicevo, mi sono accompagnato con persone che non mi amavano o che mi amavano di un amore povero, misero, impotente. Ero io che le sceglievo quelle persone, io, dunque, l’unico responsabile della storia. La corresponsabilità dell’altro dovrebbe servire come giustificazione e invece non lo è mai. Siamo noi gli unici artefici della nostra infelicità. Credo che questa modalità dipendesse dal vissuto che possedevo dentro di me. Avevo sempre considerato l’amore come qualcosa da conquistare,  qualcosa da meritare, nella stessa maniera con cui si accumulano punti premio al supermercato. Spesso però  le ragioni del disamore non sono da ricercarsi necessariamente nell’infanzia o nell’ambiente famigliare. Ho avuto un’ infanzia tutto sommato normale, senza grossi traumi, eppure sono stato così, immerso per secoli in una solitudine disperata, alla ricerca ossessiva di qualcuno che potesse amarmi per quello che ero veramente o per quello che non ero e non sarei mai stato, senza  tuttavia la capacità di continuare a vivere da solo. Ci sono esseri che nascono più complessi,  forse più vulnerabili, più emotivi, più sensibili.E’ un dato di fatto e la colpa spesso non è di nessuno in particolare. Per anni ho cercato di compiacere, di conquistare l’amore degli altri, mettendo regolarmente in atto  un comportamento autolesionista non da poco. Non contavano niente i miei desideri, i miei bisogni, i miei pensieri. La certezza dell’abbandono era presente fin dall’inizio di ogni storia. Era difficilissimo, immagino, relazionarsi con una persona come me. Spesso, per provare il mio poco valore, sceglievo accuratamente proprio chi non sarebbe stato in grado di amarmi neppure lontanamente, con tutte le conseguenze catastrofiche che ne se seguivano. Oggi provo un autentico orrore ogni qual volta penso a come sono stato, ma è andata in questo modo. Ancora oggi mi spavento al ricordo della sofferenza che mi provocavo. Con gli anni ho imparato che l’amore non è accumulare meriti, ma c’è voluto tantissimo tempo e tanto duro lavoro. Non basta incontrare la persona giusta, bisogna essere disposti a cambiare. E questo spesso è difficilissimo. Oggi che sono a metà strada fra la mia passata gioventù e la mia prossima vecchiaia, provo un sollievo enorme nell’abbandonarmi alla quotidianità di un amore solido. La vita, il farsi avanti della vita. Anche questo fa parte del ricordo. E’ come il presente. E’ tutto interamente qui, il ricordo di ciò che è accaduto e la presenza della vita come la stiamo vivendo adesso. Gli autunni degli anni passati, ammonticchiati uno sull’altro, e quello che sta per arrivare, foglia su foglia. Adesso, con noi.

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Laos e Cambogia. Dal 4 al 14 Gennaio 2014

Il Laos, un Paese magico, dove ancora i ritmi scorrono lenti a contatto con la vita dell’acqua. Il fiume Mekong, i villaggi sulle sue rive, i templi buddisti, magnifici e brulicanti di fedeli. Un viaggio storico e naturalistico di alto livello culturale ed etnografico. Il viaggio su snoda sulle rive del Mekong, a contatto con i villaggi dell’acqua. La Cambogia. un Paese magnifico, tormentato dalla storia, un luogo che coserva capolavori d’incredibile bellezza. Voli via Bangkok. Hotel 4 stelle, mezza pensione come da programma. Viaggio condotto da Giancarlo Pagliero, esperto di filosofie orientali.

 

Progrmma e quote

Vietnam e Cambogia- Dal 1 al 15 Novembre 2013

 

Viaggio alla scoperta di un paese millenario, dal fascino indescrivibile e d’incomparabile bellezza.
Il percorso prevede la visita della località più importanti del Paese: da Hanoi, nel Vietnam del Nord, alla baia di Ha Long, percorrendo tutta l’area centrale fino ad arrivare ad Ho Chi Min City, la vecchia Saigon. Un viaggio di 15 giorni, personalizzato, a contratto con la gente vera, alla scoperta di emozioni che solo la semplicità e la trasparenza di questo popolo è capace di offrire al viaggiatore. Un popolo martoriato dalla Storia, che ha saputo fare della speranza e della saggezza un’autentica ragione di vita. Si visiteranno villaggi e cittadine immerse ancora in un’atmosfera d’altri tempi, quasi irreali. Odori, colori e sensazioni profonde lasceranno nel vostro cuore una traccia indelebile: quella della compassione e della’amore per gli altri e per la Terra. Il tour comprende le viste di Hanoi, Ha Long con la sua spendida baia e la crociera con pernottamento in giunca,Danang, Hoi An, Hue, Chau Doch e città di Ho Chi Minh, la vecchia Saigon in Vietnam ed Angkor Vat in Cambogia. Viaggio condotto da Giancarlo Pagliero

 

programma e quote

Incontro con l’ayurveda-Kerala, India. Da Ottobre 2013

Gli antichi insegnamenti dell’Ayurveda sono senza dubbio uno dei più importanti ingredienti della cultura indiana.

Lo sono anche per Somatheeram, il primo resort che ha divulgato gli insegnamenti dell’Ayurveda ben oltre i confini dell’India. Il resort detiene ormai un’esperienza più che ventennale con una clientela internazionale ed è stato creato da Polly Matthew che per molti anni ha vissuto in Germania con la sua famiglia. Nel suo Paese di origine, il Kerala, egli ha creato un centro Ayurvedico adottando un approccio olistico, preservando allo stesso tempo la cultura e le bellezze dell’India. La sua aspirazione è di offrire ai suoi ospiti Ayurveda, yoga e meditazione in un ambiente tropicale, immerso nella quiete.

 

Programma e quote

Il Festival del deserto a Jaisalmer-Rajasthan, India. Dal 5 al 17 Febbraio 2014

Un viaggio evento di straordinaria bellezza. Il Rajasthan, con le sue splendide città fortezza, i suoi colori meravigliosi, i suoni e le armonie dell’India vera. Il viaggio tocca le città più importanti del Rajastathan, nonchè la città di Agra, per la visita al celeberrimo ed imperdibile Taj Mahal e culmina con la Festa del Deserto a Jaisalmer, un tripudio di colori e di suoni nel cuore del deserto del Thar. Hotel 4 stelle superior ed heritage ( dimore d’epoca), mezza pensione, guida in italiano e accompagnatore sinologo dall’Italia per tutta la durata del tour. Unica data di partenza

Programma e prezzi

La Luisa-Osservatorio privato

fili

Luisa era una cugina di mamma, la figlia di una delle sorelle di nonna, morta tanti anni fa. Oggi è morta anche lei, la Luisa. Non avevamo grandi rapporti, Luisa ed io. Ci vedevamo sì e no una volta all’anno, quando lei tornava in Piemonte dai parenti. Luisa era una zitella di 80 anni, morta vergine, credo. Nella storia della nostra famiglia, all’epoca, Luisa era l’unica ad aver studiato, quella che aveva frequentato l’università. C’era una sorta di alone di deferenza e di rispetto attorno alla sua figura. Figlia della zia Pina e dello zio Ernesto, Luisa era vecchia da quando io ne conservo il ricordo e perfino la memoria. Ci sono delle sue foto da giovane a casa di mamma: una ragazzotta bruttina, un po’ goffa, con dei capelli neri, spenti, né lisci né mossi, mi pare addirittura con  un filo di peluria sopra le labbra. Lo zio Ernesto era un ragazzo di buona famiglia. Quando s’innamorò della zia Pina a nonna  non parve vero. I suoi di lui ostacolarono non poco quel matrimonio. La nostra famiglia allora non aveva niente tranne le braccia per lavorare e i suoi erano abbastanza ricchi da pretendere un matrimonio migliore per il loro unico figlio maschio. Ma il loro amore ebbe la meglio.

In famiglia si dice che in poco tempo la zia Pina si trasformò in una borghese viziata. Divenne sprezzante, altezzosa, arrogante coi suoi e con quelli della sua razza. Quando l’allora Stipel offrì allo zio Ernesto un posto da dirigente a Pisa, zia Pina si trasferì in un baleno. Comprarono una villetta fuori città. Lei ebbe una pelliccia, dei gioielli, una vacanza l’anno in un posto di mare. Veniva ogni tanto in Piemonte a trovare mia madre, sua nipote. Di lei ho dei vaghi ricordi; io ero piccolo allora. Arrivava con una vassoio di petit four, avvolto in una carta argentata, “dalla migliore pasticceria di Pisa”, diceva. Per zia Pina tutto doveva essere di prima qualità. Mia madre cucinava per tre giorni di fila, viveva nell’ansia e nella trepidazione per tutto il tempo che zia Pina si fermava da noi, non aveva più una vita propria. Era in costante imbarazzo al cospetto di zia Pina, non era se stessa, si trasformava in una bambina indifesa e questo rendeva me timoroso e carico d’ansia. La facevamo dormire su di una poltrona a letto in salotto, dove lei sospirava la notte intera, dicendo ad alta voce quanto rimpiangesse la comodità del suo letto, i mobili pregiati della sua casa, il suo bagno e la quiete della sua villa. La mattina mia madre le preparava il caffè con latte e biscotti e la coccolava come se fosse stata una regina.La finzione era paralizzante e letale. Per una settimana tutti facevano finta che la realtà fosse un ‘altra. Tiravo un sospiro di sollievo quando la zia Pina se ne tornava a casa sua, nella città della torre che pende.

Luisa era una donna  già grande quando la conobbi. Insegnava matematica presso un liceo della sua città. Era una donna rinsecchita e ruvida. D’estate capitava che ci trovassimo tutti insieme per qualche tempo e il mio supplizio incominciava quando Luisa decideva che si sarebbe occupata di me, della mia educazione  e dei miei compiti delle vacanze. Era un’insegnante Luisa, sul lavoro e nella vita. Mi rimproverava continuamente . Mi diceva di non appoggiare i gomiti sul tavolo, di non tirar su col naso, di non distrarmi, mi richiamava all’attenzione e al dovere di continuo. La sua stessa vita era fatta interamente di doveri. Presto compresi che non era cattiva Luisa. Non era  per niente cattiva, ma era sola. Si sgolava  la Luisa e mi guardava preoccupata. “Che ne sarà in futuro di questo bambino mezzo matto,  di questo bambino appassionato e strambo che sembra sempre chiedere la luna?” Mio padre rideva e mi batteva le sue manone sulle spalle. Rideva il mio papà e diceva: ” Non ti angustiare, Luisa, che il bambino è forte”. E anche se io non ero poi tanto sicuro di essere così forte, mi sentivo protetto dalle mie paure, dai costanti rimproveri  di Luisa, dai suo giudizi netti e taglienti e dalla stessa vita quando lui poggiava le sue mani grandi su di me

Non si è mai sposata la Luisa. Si racconta di alcuni spasimanti, si parlava addirittura di un direttore di banca e di un avvocato, entrambi intenzionati ad  impalmarla. Gli anni passavano e la pazienza degli spasimanti pure. Alla morte dei genitori Luisa si trovò sola nella grande villa alle porte della città con la torre che pende. Qualche anno dopo andò in pensione. L’ultima volta che la vidi fu al funerale di mio padre. Era la stessa di tanti anni prima ,con  gli spigoli un poco smussati, ma il taglio della bocca ancora più  sottile. Per l’occasione rispolverò perfino il suo dialetto, lei che aveva sempre sostenuto che il dialtetto era  la lingua dei bifolchi. Abbracciò mia madre e rimase di fianco al feretro come imbambolata per tutto il tempo. Mi fece tenerezza la  Luisa. Tenerezza e quasi pena. Lo zittellume e il mostro strettamente legati insieme. E una vagina secca e chiusa, una vagina che a forza di essere ignorata è come se non esistesse e che gridava così forte da quella sua quasi non-esistenza che il suo urlo angosciato avrebbe potuto sconquassare l’universo intero, una vagina che aveva atteso invano un San Giorgio che non aveva saputo ascoltare questo grido disperato e muto che nasceva dal suo vuoto oscuro e intatto, un San Giorgio indolente e molle, che non aveva saputo liberarla da quel brutto incantesimo durato troppi anni, tutta una vita.

E mentre ascolto la voce di mia madre che mi dice della morte di Luisa, mia madre che prefigura e organizza come un generale spedizioni di famiglia nella città della torre che pende, una madre che ha già chiamato parenti ed amici  ovunque nel mondo e che  adesso è  sommersa dalla valanga inesorabile delle memorie, visibilmente e comprensibilmente commossa, io mi ricordo con grandissima pena, con enorme disprezzo, con così profonda tenerezza della mia vergine adusta, che  mi voleva angelo o demonio, in una lotta costante tra il mio angelo e il mio demone privati, prossimo ai più alti o ai più sordidi destini. E mi chiedo che cosa direbbe se sapesse che la vita, dopo mille giravolte, mi ha portato fino a qui.

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