Archive | ottobre 2013

Le case del mondo

Posseggo un appartamento che mi somiglia, l’ho già detto. Il mio terrazzino si affaccia sul parco; è la cosa che mi piace di più quel verde. Non potrei mai abitare in una di quelle case del centro storico, per bella che fosse. Devo vedere il verde quando mi alzo al mattino. Il verde e il cielo. Ho abitato in altri luoghi nel corso della mia vita e li ho amati tutti per ragioni diverse. Tranne il posto dove sono nato. Non so esattamente perchè. Credo  che questa profonda avversione dipenda dai miei vissuti personali. L’ho lasciata volentieri quella città, senza alcun rimpianto.

C’ è stata Londra, tanti anni fa. Stavo in una zona abbastanza popolare, piena zeppa di immigrati pakistani, un quartiere fatto di piccole casette a schiera a due piani, con quella scala ripida, così tipica delle abitazioni inglesi d’epoca vittoriana, che dal piano terra portava ai piani superiori. Il vantaggio era quello di essere servita benissimo dalla metropolitana e quello, fuori discussione, di essere circondato da decine di amici di ogni razza pronti ad aiutarti. C’era un negozio di alimentari che vendeva qualsiasi cosa proprio dietro l’angolo, dove mi servivo regolarmente. Non sono mai andato a fare la spesa in un supermercato. Mi bastava quello che vendevano la signora armena e suo marito.  La casa non aveva il riscaldamento. Ogni stanza era fornita di una stufa elettrica, alimentata dalle monete che dovevano essere introdotte nell’apposita fessura. Con 50 pence  ci si scaldava per un’ora e si stava benissimo. Era la gioventù che non ci faveva percepire il freddo. Avevamo il telefono però, Una telefonata locale costava 20 pence. Io telefonavo pochissimo. Tutti usavamo poco il telefono, mi pare. Sembra incredibile adesso, ma allora non c’era l’abitudine di telefonarsi per comunicarci delle cose. Ci si dava appuntamento da qualche parte a basta. Era così, allora,  si preferiva il contatto da persona a persona. Ogni tanto penso a quello che avrei potuto fare se fossi rimasto a Londra. Probabilmente la mia vita non sarebbe cambiata di molto. L’ambiente e le circostanze hanno influenza su di noi, ma  noi siamo i soli responsabili di ogni nostro cambiamento.

Ho vissuto su di una house-boat a Srinagar, nel Kashmir, ed è stato quello il periodo più bello della mia vita passata. La barca era di legno intarsiato, ancorata sull’argine del fiume Jelum e la finestra della mia stanza guardava sull’acqua. C’erano uccelli dappertutto e al tramonto il cielo sembrava prendere letteralmente fuoco, in ogni stagione dell’anno. Credo di non aver mai vissuto in un luogo più emozionanante di quello.

Ci sono posti al mondo che mi mettono addosso un’irrefrenabile allegria: New York, Istanbul, Bombay, ad esempio E’ la gente che mi rende allegro in realtà, non il luogo in sè. Mi piace la gente. Mi piacciono la confusione, il caos, l’odore, le voci della gente. I grandi spazi, la solitudine dei deserti, la immese e sconfinate pianure, alla fne mi annoiano. Quello che amo è la gente.

Una volta, a Creta, vedemmo un rudere di casa su di una collina. Il proprietario voleva vendercela a tutti i costi e l’affare, per quanto io possa capirne di affari, era sicuramente allettante.  Per un attimo ebbi la visione romantica-così strano ed insolito per me- della nostra casa su quella collina, di fronte al mare. Ho sempre desiderato vivere in un posto davanti all’acqua, ma quella volta, subito dopo, prese il sopravvento il senso di inadeguatezza che avrei sicuramente provato a vivere in quel posto. Così l’immagine del mare, quando apro le finestre al mattino, rimane uno dei tanti sogni di cui, in fondo, posso fare tranquillamente a meno.

Ci sono luoghi grigi dove non vivrei mai. Milano o Torino sono fra quei luoghi.

C’ è un posto al mondo dove potrei vivere a lungo e quel posto è l’India. Ho già parlato qui sopra del mio amore profondissimo per quella terra. E tuttavia non posseggo radici;  in fondo un luogo vale l’altro. Non sono mai stato attaccatto alle cose. Quando mi spostavo da un posto all’altro portavo con me cose che non servivano. Lasciavo i vestiti, le pentole, tutte le cose utili, e mi portavo appresso certi dischi, certi libri e le foto di chi avevo amato, compresa quella del mio vecchio cane, morto tanti anni prima.

Amo le case irregolari, quelle che non assomigliano a scatole perfettissime. Ci sono case fatte fin troppo bene, case troppo ben pensate. Oggigiorno non si può più progettare la casa da soli, è una cosa che non va, ci sono gli specialisti che lo fanno e quindi lo fanno meglio. Questa è una cosa che non mi piace. Amo le case usate dal tempo, quelle un po’ sgangherate, con molti anfratti, con tanti angoli per i gatti e i cuccioli di cane, quelle con un balcone pieno di fiori.

Della casa dove sono nato ho pochi ricordi vaghi. Certi odori,  quello della cucina di mia madre, i pavimenti tirati perennemente a lucido. I ricordi poi sbiadiscono. Una volta cresciuti, tutto questo diventa qualcosa di esteriore, non si portano con sé i ricordi, si lasciano dove si sono formati. Non sono nato da nessuna parte.

India-Rajasthan classico- Dal 3 al 15 Aprile 2014

L’India è da sempre la terra dei contrasti dove la grandezza dei magnifici palazzi si accompagna allo splendore di migliaia di templi. In questo paese l’antico e il moderno hanno trovato il loro equilibrio in una natura che s’impone con forza. Un viaggio in India resta scolpito nella memoria e nel cuore. Il Sub continente indiano è sicuramente uno dei paesi che più hanno esercitato attrazione sui viaggiatori di ogni tempo. Descrivere l’India è un impresa impossibile. L’India è un’esperienza personale, individuale, soggettiva. Un’esperienza della mente, dello spirito e dei sensi. L’India è la patria del Mahathma Gandhi, dei grandi poeti come Tagore, dei mistici come Aurobyndo, di donne del calibro di Madre Teresa. L’India è la terra della miseria e della povertà per eccellenza, dei villaggi delle campagne arsi dal sole e spazzati dai monsoni, delle grandi metropoli come Bombay, Delhi o Calcutta. Ma l’India degli ultimi anni è anche la patria della tecnologia informatica di Bangalore, della nuova frontiera della medicina di Bombay o Delhi, dell’industria del cinema di Bolywood. Un viaggio in India difficilmente ci lascia indenni: qualcosa si porta con sè per sempre. Sarà l’anima trasparente della gente, il sorriso aperto e franco delle persone che incontri per strada, saranno i mille colori dei shari delle donne, giovani o vecchie, ricche e povere che siano, sarà la profonda spiritualità di tutte le sue creature, ma passare attraverso l’India senza tornarne un poco cambiati è quasi impossibile. Si visteranno le città più importanti del territorio a nord ovest del Paese, con un itinerario curato nei mimini particolari, sia dal punto di vista culturale che per quanto riguarda il comfort. Questo tour, studiato per la nostra clientela più esigente, offre un’ esauriente panoramica dello stato indiano del Rajasthan poiché spazia dalle città con i fiabeschi palazzi, laghi e giardini incantevoli, imponenti fortezze, folle multicolori, ai villaggi di contadini, tessitori, tintori, vasai, senza trascurare le piccole e pittoresche realtà rurali e artigianali. Dal punto di vista logistico il viaggio attraverso le distese del Rajasthan verrà effettuato in minibus privato con autista e con aria condizionata ed il soggiorno sarà effettuato presso hotel 4 stelle superior ed heritage ( palazzi d’epoca lusso ) in regime di mezza pensione (prima colazione e cena ) Viaggio condotto da Giancarlo Pagliero, orientalista esperto e guide locali.

Programma e quote

KERALA – INDIA. Dal 25 Gennaio al 4 Febbraio 2014

Hotel 4 stelle, accompagnatore indologo dall’Italia. Dai parchi nazionali  sulle alture di Thekkady alle spiagge di Kovalam.  L’atmosfera magnifica dei templi induisti e della mini crociera in house boat lungo le backwaters e l’esperienza dell’auyrveda, la medicina tradizionale indiana di tradizione millenaria, che in Karala trova la sua massima espressione.

Programma e quote

In viaggio con… Italo Bonera

 

Italo Bonera, bresciano, ottimo fotografo e persona speciale. Da oggi anche scrittore. Voi raccontarci chi sei, Italo?

Parlare di se stessi è difficile, secondo me sono gli altri che ti definiscono. Farò uno sforzo. Sono soprattutto un lettore; mi piace in particolare la narrativa di genere. L’altra mia passione con la quale si esprime la curiosità per il mondo è la fotografia. Mi interessa anche tutto ciò che è cultura e scienza, mentre mi annoiano le competizioni, il pettegolezzo e la mediocrità.

 

 Come nasce la tua passione per la scrittura?

Grazie alla spinta di amici. Ho sempre trovato più semplice esprimermi scrivendo che a voce, ma non ho pensato di praticare la narrativa finché un amico mi ha coinvolto in un progetto che è poi diventato il romanzo di storia alternativa “Ph0xGen!”, uscito nel 2010 su un Millemondi Urania di Mondadori. Nel frattempo avevo anche vinto un concorso per racconti brevi, così mi sono convinto a continuare con la scrittura,

 

 Ti va di parlarci del tuo ultimo lavoro?

“Io non sono come voi” narra di un futuro prossimo, un’Italia governata da un regime fintamente democratico che sopravvive grazie alla mediocrità e all’abitudine al sopruso di “un popolo storicamente incapace di dissentire” (mi permetto di citare Pasolini…). Il protagonista, un uomo colto, consapevole e ipercritico, non si riconosce nel mondo che lo circonda. Vittima di una serie di soprusi inflittagli da persone meschine che appartengono al Potere, imparerà a conoscere la violenza e il proprio lato oscuro. Maturerà un progetto di rappresaglia spietata, al di là della ribellione, oltre la vendetta. Un percorso criminale lungo il quale conosce altre persone, che gli sono simili, con le quali crea un rapporto autentico, fuori dagli schemi, di fratellanza, di fedeltà che trascende quella carnale. Grazie a questo legame ritrova la propria umanità, e conclude la propria vicenda.

 

 Italo e la fotografia. Che rapporto hai con la macchina fotografica e che cosa ti attrae di più?

Inquadrare nel mirino delle fotocamera è come “mettere una cornice” a un pezzo di realtà, isolare dettagli, attimi, aspetti del mondo fisico che uno sguardo distratto non sempre coglie. Una fotografia restituisce un fazzoletto di mondo all’attenzione di chi la guarda, conferendogli un valore che sfugge all’occhio. Questo è ciò che credo di fare. Vi è poi un altro livello, quello veramente alto, quello dei grandi: produrre immagini che, nella loro composizione e singolarità, sono da sole in grado di narrare una storia intera; questo, purtroppo, non lo so fare.

 

 Ti ho conosciuto in un viaggio in India che abbiamo intrapreso insieme qualche anno fa. Che ricordo conservi di quel viaggio?

Gli odori sono il ricordo più forte. Poi i rumori, e infine i colori. In una parola, la gente e la loro vita. La memoria del caos sconvolgente e vitale di alcune città, di alcuni mercati, è stato la base su cui ho lavorato per descrivere il “Distretto Cinese” nel mio romanzo.

 

 Parlando di viaggi, che cos’è per te il viaggio?

È l’ansia prima della partenza, la preoccupazione di raggiungere un luogo sconosciuto e forse ostile. È la sensazione di affrancarsi dalle angosce quando finalmente ti trovi immerso nella nuova realtà, e la guardi, assorbi il mondo nuovo, annusi e cerchi di capire.

Foto di Carlo Dolce

L’India dei Maharaja-Dal 23 Novembre al 3 Dicembre 2013

Un viaggio che tocca le città più importanti del Rajasthan con safari fotografico nel Parco Nazionale di Ranthambhore. Il percorso ideale per chi si avvicina all’India per la prima volta. Hotel 4 stelle ed heritage ( palazzi d’epoca), mezza pensione, guide in italiano e condotto da Giancarlo Pagliero. Un viaggio breve ma assolutamente esaustivo.

Programma e quote

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