Archive | febbraio 2014

La professoressa-Osservatorio privato

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Eravamo in cinque a seguire il suo corso nel 1979. Ci aveva scelto lei stessa per quel corso. Diceva di volere solo i migliori, che non aveva tempo ed energie da perdere. Insegnava Letteratura Spagnola ed era il terrore della facoltà intera. Piccola di statura, con degli occhiali spessi dalla montatura fuori moda, portati su di un naso importante, i capelli  che raggiungevano la  vita. Arrivava trafelata alle lezioni, carica di libri e di fogli che svolazzavano da tutte le parti. Si sedeva al tavolo con noi e incominciava a spiegare. Fumava  una sigaretta dopo l’altra, anche in classe. Il suo era un corso monografico incentrato sullo strutturalismo. Bevevamo le sue parole come se fosse l’ultima cosa che avessimo da fare al mondo, l’ultima che avessimo udito, la più importante.  A volte dovevamo leggere dei passi in aula; io spesso m’interrompevo balbettando.  Qualcuno si spazientiva. Una volta m’interruppe lei e disse a tutti che se non avevano il tempo di ascoltare una persona che leggeva balbettando allora avrebbero potuto lasciare il corso, che lei non li avrebbe accettati all’esame.  Disse che prima c’era la vta, la solidarietà, l’amore e poi la letteratura. Mi guardò fisso e disse: “ Non è obbligato a farlo, ma vorrei che lei leggesse ugualmente come le riesce, per se stesso, non per me. Il suo spagnolo non ha bisogno di verifiche, lo faccia solo per lei”. Era inflessibile, dura e allo stesso tempo vulnerabile e fragile. Mi sorrise. Faceva tenerezza e spavento insieme.

All’esame, quella volta, mi pose un sacco di domande sul corso monografico, poi mi chiese quali dei 40 romanzi che ci aveva assegnato mi avesse colpito di più. Dissi che avevo amato profondamente “ Lo stesso mare di ogni estate” di Esther Tusquets “Strano” mi disse “ la Tusquets ha un taglio di scrittura decisamente femminile. Come mai questa scelta”? Le dissi che probabilmente perché io non ero John Wayne. Rise molto della mia battuta infelice e stupida, mi congedò con un voto altissimo e prima che io uscissi dall’aula  aggiunse che sarebbe stata contenta se fossi passato nel suo studio, dove avremmo potuto concordare insieme un  argomento convincente  per la mia tesi di laurea.
Invece scappai. Cambiai indirizzo di studi e mi  rivolsi al professore di Storia della lingua inglese, un ometto  scialbo, con pochi e sterili slanci emotivi, uno di quegli uomini stanchi e annoiati che dissertava senza fine, da decenni, sulle stesse identiche  questioni  linguistiche  nelle quali  era stato intrappolato nel suo primo corso, trent’anni prima, un uomo che possedeva l’ energia e l’ interesse idiota di chi pone tutta la sua migliore attenzione nella lista della spesa. Fu facilissimo e indolore.  Attraverso la sua mediocrità esentai me stesso dal peso indicibile  della letteratura, dal macigno enorme delle parole, dal dolore senza tregua che mi causavano le emozioni e mi sentii parzialmente al sicuro.

Una volta, molti anni dopo, mi trovavo seduto sul divano della mia vecchia casa, davanti all’opera completa di Esther Tusquets che avevo acquistato in una libreria di Madrid qualche giorno prima. All’improvviso mi venne in mente la mia professoressa. Colto da un’improvvisa  frenesia chiamai il gestore telefonico e chiesi  alla ragazza  del numero   preposto a quel serivizio di cercarmi il suo telefono. Non sapevo dove abitasse esattamente, sapevo che la città dove viveva  era Torino,  se mai ancora si fosse trovata in quel posto, dopo tanti anni. Non sapevo null’altro. La ragazza mi disse che ero fortunato, che sull’elenco c’era un solo nome e cognome come quello che le avevo chiesto e mi diede il numero.  Lasciai passare ancora qualche giorno, poi mi decisi a chiamare. Mi rispose la sua voce, quella che avevo riposto in un angolo della mia memoria  tanti anni prima. Le dissi che probabilmente  lei non ricordava nulla di me, le dissi che la disturbavo a casa per parlarle di Esther Tuzquets e, non da ultimo, per accertarmi se fosse viva e se stesse bene.  Fece una pausa, poi mi disse: “ Lei era quel ragazzo magrissimo che balbettava, vero?  Quello che amava Don Quijote e Machado, quello che non venne mai da me a chiedermi  la tesi. Mi pare che la sua balbuzie abbia fatto le valigie..” Le dissi che ogni  tanto balbettavo ancora, ma che non ero più magro e allampanato come un tempo. Evitai di toccare l’argomento tesi; ero ancora pentito e dispiaciuto  per essermi defilato, vent’anni prima. Parlammo per un paio d’ore. Da quel giorno prendemmo l’abitudine di chiamarci quasi ogni sera senza  una ragione precisa, senza dirci nulla d’importante. Si stava in compagnia l’uno dell’altra, si rideva senza un vero motivo. Una notte il telefono prese a squillare con insistenza. Mi spaventai, corsi verso la cornetta e trovai la sua voce. Mi disse che da due anni il marito l’aveva lasciata per una donna più giovane, che lei non si capacitava ancora di quell’ abbandono, che a nulla, allora, erano servite le parole scritte e la semantica, la semiologia, le poesie di Salinas, Juan Boscan e Goytisolo, se pure lei non riusciva a far altro che cadere nell’abisso della tristezza e della paura, senza essere capace di venirne fuori,  proprio come un’adolescente qualunque. Disse che da qualche anno aveva preso a bere molto, che l’alcol alleviava la sua solitudine. Mi pregò di non pronunciare  mai le parole “psicologo” e “terapeuta” che  ci aveva già provato e non  era servito a niente.  Parlò a lungo, poi, un poco sollevata, mi lasciò insonne e sudato nel mio letto. Dopo di allora la chiamai qualche volta la sera. Leggevo per lei le liriche di Machado. Lei ascoltava in silenzio. Sentivo ogni tanto il sottofondo del tintinnio che fanno i cubetti di ghiaccio nel bicchiere. Un volta le dissi che avrebbe dovuto provare a tradurre in parole il suo  dolore. Mi disse che era buona solo di scrivere saggi, ma che ci avrebbe provato, un giorno.

Poi mi trasferii a Treviso, cambiai città . Quando mi fui sistemato presi  un foglio e scrissi  il mio nuovo indirizzo e il mio telefono, lo infilai in una busta e la spedii a Torino.  Per mesi non seppi nulla di lei. Poi, un giorno, arrivò una busta azzurra  che conteneva un sonetto di Lorca, ancora dopo  ne arrivò un’altra senza uno scritto, senza una parola, una busta azzurra che conteneva due petali di fiori e qualche foglia ancora verde. Da allora, come in un codice segreto fra noi due, le buste si susseguono nel tempo. Ogni volta che apro la busta azzurra e trovo i fiori e le foglie so che sta bene e che la vita, a tratti, ritorna da lei.

Ho cercato il suo nome su Google. Ho letto  delle sue pubblicazioni, dei suoi saggi, ma non ho trovato il titolo del romanzo che avevo atteso per anni. Ho visto invece, per caso, una sua foto recente. Una settantenne dai capelli completamente bianchi, che le arrivano alla vita, la sigaretta in mano e negli occhi lo stesso identico ardore di un tempo.

LADAKH-Le valli della luna-Dal 13 AL 26 Luglio 2014

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Mondi incantati, lontani dal tempo, paesaggi lunari costellati da imponenti templi e bandiere di preghiere agitate dal vento: il Ladakh così si presenta ai suoi visitatori. Una realtà completamente da scoprire. Viaggio nelle montagne del Ladakh, il piccolo Tibet, nello Stato del Kashmir, la più grande vallata dell’Himalaya. Verdi prati e laghi tranquilli sono sovrastati dagli alti picchi del Ladakh, e trasmettono una sensazione di pace per l’anima. Un viaggio straordinario alla scoperta del buddismo autentico. Un percorso che consente un contatto con la vita reale della gente e con le antiche trasizioni. Un’esperienza indimenticabile che resterà per sempre nei Vostri cuori. Voli di linea, hotel 4 stelle superior a Delhi con prima colazione e cena, hotel a Leh di categoria A, ed i migliori disponibili ad Alchi e nella Valle di Nubra. Pensione completa in Ladhak ( alcuni pasti pic nic ), guida locale in lingua inglese ed accompagnatore esperto di cultura buddista, Giancarlo Pagliero, partente dall’Italia con funzione di vera e propria guida storica. Il viaggio non verrà effettuato in campi tendati, questo per rendere il viaggio il più confortevole possibile, pur senza nulla togliere al fascino del percorso.

Programma e quote

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India- RAJASTHAN. Dal 3 al 15 Aprile 2014

L’India è da sempre la terra dei contrasti dove la grandezza dei magnifici palazzi si accompagna allo splendore di migliaia di templi. In questo paese l’antico e il moderno hanno trovato il loro equilibrio in una natura che s’impone con forza. Un viaggio in India resta scolpito nella memoria e nel cuore. Il Sub continente indiano è sicuramente uno dei paesi che più hanno esercitato attrazione sui viaggiatori di ogni tempo. Descrivere l’India è un impresa impossibile. L’India è un’esperienza personale, individuale, soggettiva. Un’esperienza della mente, dello spirito e dei sensi. L’India è la patria del Mahathma Gandhi, dei grandi poeti come Tagore, dei mistici come Aurobyndo, di donne del calibro di Madre Teresa. L’India è la terra della miseria e della povertà per eccellenza, dei villaggi delle campagne arsi dal sole e spazzati dai monsoni, delle grandi metropoli come Bombay, Delhi o Calcutta. Ma l’India degli ultimi anni è anche la patria della tecnologia informatica di Bangalore, della nuova frontiera della medicina di Bombay o Delhi, dell’industria del cinema di Bolywood. Un viaggio in India difficilmente ci lascia indenni: qualcosa si porta con sè per sempre. Sarà l’anima trasparente della gente, il sorriso aperto e franco delle persone che incontri per strada, saranno i mille colori dei shari delle donne, giovani o vecchie, ricche e povere che siano, sarà la profonda spiritualità di tutte le sue creature, ma passare attraverso l’India senza tornarne un poco cambiati è quasi impossibile. Si visteranno le città più importanti del territorio a nord ovest del Paese, con un itinerario curato nei mimini particolari, sia dal punto di vista culturale che per quanto riguarda il comfort. Questo tour, studiato per la nostra clientela più esigente, offre un’ esauriente panoramica dello stato indiano del Rajasthan poiché spazia dalle città con i fiabeschi palazzi, laghi e giardini incantevoli, imponenti fortezze, folle multicolori, ai villaggi di contadini, tessitori, tintori, vasai, senza trascurare le piccole e pittoresche realtà rurali e artigianali. Dal punto di vista logistico il viaggio attraverso le distese del Rajasthan verrà effettuato in minibus privato con autista e con aria condizionata ed il soggiorno sarà effettuato presso hotel 4 stelle superior ed heritage ( palazzi d’epoca lusso ) in regime di mezza pensione (prima colazione e cena ) Viaggio condotto da Giancarlo Pagliero, sinologo esperto e guide locali.

Programma e quote

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