Archive | maggio 2014

Fulvio – Osservatorio privato

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Così sei morto di martedì, in un pomeriggio qualunque di uno schifosissimo maggio.
La notizia ci è arrivata solo stamattina.
Non mi ero mai accorto che bevessi così tanto Fulvio. Non me n’ero  proprio accorto. Ed è strano per uno come me che bada così tanto ai dettagli.
Forse perché ultimamente avevamo perso un poco i contatti e ci vedevamo di meno. Tu in Piemonte, io in Veneto.

Mi ricordo quando venivo a prenderti a Palazzo Nuovo, dopo che avevi finito di fare lezione. Ci spingevamo a piedi sul lungo Po e passeggiavamo insieme. Tu mi parlavi di una Torino che io odiavo, con tutti quei viali dai nomi di re e regine che ho sempre confuso, un posto tetro e lontano che non ho mai potuto sentire come mio. Finiva sempre che mi davi ragione pur di farmi tacere. Eravamo un po’ più che compagni di viaggio noi due. Non parlavamo molto, ma condividevamo un percorso intellettuale e talvolta lezioso che ci faceva incrociare nei teatri dove si tenevano concerti e proiezioni, nei luoghi dove si tenevano le mostre, presso qualche circolo della mia  città che io frequentavo poco, restio come sono sempre stato a svolgere qualsiasi ruolo attivo in quella città di nani senza primavera.

Gianna ha detto che tutti sono caduti dalle nuvole quando hanno saputo che sei morto di cirrosi. Fino ad un certo punto si preferisce veder morire la gente piuttosto che intervenire. L’ho sperimentato  per altri versi su di me, per cui so che è vero. Ho odiato Gianna e i tuoi colleghi tutti. Mi domando come nessuno abbia potuto accorgersi della fatica che facevi per vivere, per tirare avanti un giorno dopo l’altro, per non cadere, per non cedere, della fatica che facevi per parlare, per tenerti in piedi. Non parlo dei tuoi allievi- dopo tutto è innocente la primissima gioventù nella sua spensierata incoscienza e stupidità gratuite-quanto degli adulti che ti circondavano.

Io li odio. E odio anche me stesso per non aver intuito e non essere intervenuto in tempo.

Ma stasera odio soprattutto te, Fulvio, per esserti arreso così facilmente alla vita, per aver gettato la spugna così presto, per aver detto basta quando ancora ce n’era di tempo per morire. Ti odio perché non sei stato capace di chiedere aiuto, ti odio perché hai avuto paura di far vedere  agli altri chi eri veramente e com’era  il tuo dolore. Ti odio perché hai ucciso te stesso e con te tutti i tuoi sogni. Ti odio perché hai rinunciato ai viaggi che volevi fare e alla vita che avevi sognato. Ti odio perché non sei stato capace di avere coraggio, di mollare tutto, di voltare pagina e cambiare il copione. Ti odio perché, mentre dissertavi dotto sulla vita e sul mondo,  in realtà soffrivi come un cane e non lo davi a vedere. Ti odio perché hai fatto in modo che l’alcol l’avesse vinta  e ti portasse via da noi e dalla vita.Ti odio perché hai ceduto. Ti odio perché non hai creduto in te stesso. Ti odio per la tua sensibilità sempre  gestita male. Ti odio perchè per certi versi mi assomigliavi. Ti odio perché non mi hai detto niente, che ti avrei portato di peso al Sert e legato al letto pur di vederti ancora vivo. Ti odio perché potevi aspettare ancora un poco e vedere come andava a finire il film anziché andartene nel bel mezzo della proiezione, quando eravamo appena arrivati a metà. Ti odio perché non sei stato capace di fidarti di te stesso e degli altri. Ti odio perchè non ti sei fidato di me.  Ti odio perché nonostante le tue lauree e tutta la tua cultura, non hai compreso che forse i cattivi non erano necessariamente gli altri e che comunque, anche se lo fossero stati, alla fine, gli altri, non avevano il minimo potere su di te. Ti odio perché non sei stato capace di sganciarti da una madre opprimente e ossessiva. Ti odio perché non sei stato grande abbastanza da far vedere ai tuoi allievi che la vita è sì un cumulo di miserie senza fine, ma che talvolta, pochissime volte, può trasformarsi in qualcosa di mirabile e perfino geniale. Ti odio perché adesso ci lasci tutti un po’ più vulnerabili e un po’ più soli. Ti odio perché avresti potuto fare della tua vita un capolavoro e invece ti sei tirato indietro come un codardo. Ti odio perché so quanto ti deve essere costato arrivare alla fine. Ti odio perché conosco le strade e alcuni percorsi. Ti odio perché hai tradito te stesso e chi credeva in te. Ti odio perché non tornerai mai più  a noi. Ti odio perché hai voluto fare tutto da solo in questa battaglia impari che hai deciso di giocare contro te stesso e contro la morte, mentre ti gettavi di schiena sul tuo letto e chiudevi gli occhi su di un pomeriggio schifoso di maggio di quella città di nani, senza darmi la minima possibilità di entrare nel gioco, qualche pedina per la partita, una sola misera fiche, senza un grido di aiuto. Soprattutto senza offrirmi la minima possibilità di capire. Ti odio, Fulvio, amico mio. Ti odio davvero stasera, povero amico.

TUTTO VIETNAM con estensione in CAMBOGIA | Dal 30 Novembre al 9 Dicembre 2014

 

Viaggio alla scoperta di un paese millenario, dal fascino indescrivibile e d’incomparabile bellezza.
Il percorso prevede la visita della località più importanti del Paese: da Hanoi, nel Vietnam del Nord, alla baia di Ha Long, percorrendo tutta l’area centrale fino ad arrivare ad Ho Chi Min City, la vecchia Saigon. Un viaggio di 15 giorni, personalizzato, a contratto con la gente vera, alla scoperta di emozioni che solo la semplicità e la trasparenza di questo popolo è capace di offrire al viaggiatore. Un popolo martoriato dalla Storia, che ha saputo fare della speranza e della saggezza un’autentica ragione di vita. Si visiteranno villaggi e cittadine immerse ancora in un’atmosfera d’altri tempi, quasi irreali. Odori, colori e sensazioni profonde lasceranno nel vostro cuore una traccia indelebile: quella della compassione e dell’amore per gli altri e per la Terra. Il tour comprende le viste di Hanoi, Ha Long con la sua spendida baia e la crociera con pernottamento in giunca,Danang, Hoi An, Hue, Chau Doch e città di Ho Chi Minh, la vecchia Saigon in Vietnam ed Angkor Vat in Cambogia ( estensione in Cambogia facoltativa quotata a parte )

 

Programma e quote

Laurent, la francesina- Osservatorio privato

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Ecco, Finito. Questo era proprio l’ultimo. Si va casa, a nanna. La bottega è chiusa adesso.

Dio che sonno! Ma che ore sono? Madonna, già le 4 passate! Per forza sono cotta. E per di più con questo freddo!
Devo essere proprio scema per lavorare fino a quest’ora. Alla mia età, poi, che dovrei essere già in pensione da un pezzo. Basta, me ne rientro a casa. Per stasera è finita. Fi-ni-ta.
E questa cos’è? Oh no, pure la calza smagliata adesso! Dovrò buttarle tutte e due, per forza. Ma com’è che a me mi ci vanno un paio di calze al giorno? La prossima volta metterò su i fuseaux, che con questo tempo ci stanno pure meglio. Tanto sotto questo cappottone chi me le vede le gambe? Non siamo mica in estate, no? Certo che sono ancora sode e belle le mie gambe. Forse non dovrei camuffarle sotto i fuseuax, meglio le calze velate, anche se costano un botto, chi se ne frega.

Dai, a casa.
Certo che se potessi bermi un caffè….ma in questa città di merda non c’è più niente di aperto a quest’ora, anche se è sabato. Non siamo mica a Parigi qui. Coraggio, a casa, prima che arrivino quei figli di puttana  mezzi ciucchi  delle discoteche che si divertono a venire qui a prendere per il culo quelle come me. Pericolosi e cattivi quelli. Maleducati e cafoni. Meno male che non ho avuto figli io. Sì, meno male. Pensa se mi capitava un disgraziato come quelli là?
E questo? Cos’è che vuole?  Che avrà già consumato mezzo serbatoio di benzina a forza di girarmi attorno. No bello, a quest’ora sono chiusa. Non faccio più. Se passavi prima combinavamo, ma adesso è tardi. Tornatene  dalla tua fidanzata, vai. Sono stanca, abbi pazienza.
Carino però, con quel faccino pulito. E pure gentile. Forse avrei potuto fermarmi solo 5 minuti e fare due chiacchere. Solo due chiacchere. Ma dai Laurent, fatti furba, alla tua età. Vattene a letto! Non hai proprio imparato niente  dalla vita tu.  Dai che domani è domenica e mi riposo. Dio che stanchezza!

Che poi sarebbe anche ora di finirla, alla mia età, con questa piazza.  Con questo freddo,  con questo tempo. Non ho più bisogno di lavorare come una volta io. Mi basterebbe fare qualcosina in casa, di tanto in tanto. Ne ho ancora tanti di clienti affezionati , tutte persone per bene. Giusto quando scade la bolletta del riscaldamento, per non toccare il conto.  Io ci sto bene in casa, soprattutto d’inverno. Non mi piace fare tardi la sera, non ho più vent’anni. Vorrei alzarmi presto la mattina, andare al mercato, pulire la casa, cucinarmi qualcosa di buono. Se mi va posso vedere qualcuno nel pomeriggio, a casa mia, al sicuro. Non sono più i tempi per la piazza questi, con tutte ste  ucraine e le albanesi a fare da padrone, giovani, cattive,  vestite come se fossero a Rimini, anche d’inverno, che la danno via per 20 euro, piene di roba che le intasa il cervello, tutte arrivate fin qui non si sa bene come, che ne sbatti fuori dieci e ne arrivano altre cento. La miseria..bella scusa. Forse che noi ai nostri tempi stavamo meglio? A fare la fila con la tessera annonaria per prendere il pane e il latte. Me la ricordo ancora la mia mamma in coda con il vestito a fiori. Girasoli, erano. No, forse erano anemoni. Non ricordo più. Sono passati troppi anni. Ore e ore a battere i piedi per terra, con gli scarponi di due taglie più grandi e le calze di lana ruvide  fino a che arrivava il nostro turno. C’era un buon odore di pane caldo, di dolce, di tepore  quando arrivavamo là dentro. Mi veniva sempre sonno, mentre lo stomaco brontolava per la fame. La Carla era un donnone sempre vestita di nero, i capelli candidi stretti in una crocchia, gli occhi severi, ma quando al bancone arrivavamo noi, mamma, mia sorella ed io, il suo sguardo si faceva dolce, ci sorrideva e ci metteva in mano un pezzo di cioccolato. ” Oggi mi sembra più grande il nostro Lorenzo” diceva la Carla. E mamma mi passava una mano affettuosa sulla testa rapata.  Eh, quanti ricordi!

Ma adesso basta, che ci manca ancora che mi metta a piangere qui, per strada, che mi cola tutto il rimmel e allora sì che dimostro tutti gli anni che ho.
Quante volte avrò fatto questa strada? Dalla piazza a casa mia, di notte? Allora era tutto diverso però, mica come adesso che posso sentire l’eco dei miei tacchi sul pavé di queste strade, tanto sono deserte e desolate. Mica mi sentivo sola allora, mica c’avevo paura.  C’era sempre qualcuno che andava e veniva e nel quartiere mi conoscevano tutti. Alle 4 incontravo Manuela, che andava a fare il primo turno alla famosa fabbrica di conserve della città. D’estate e  d’ inverno pedalava sulla sua bicicletta rossa, la Manu, tutta intabarrata quando  faceva freddo e cadeva la neve. Poi c’era Vittorio, il fornaio, una brava persona, che non mancava mai di farmi un complimento gentile. Io lo salutavo con la mano, gli sorridevo e gli auguravo una buona giornata. ” Le ho messo da parte il pane, così nel pomeriggio lo trova ancora fresco”. Avevo trent’anni e per tutti ero Laurent, la francesina

Perchè  mica ho vissuto sempre in questo cesso di città, io, che vi crederte? Io  ho vissuto  a Parigi!  Sì, a Parigi, miei cari, avete capito bene, proprio a Parigi. La mia Parigi! Là ho imparato l’arte del trucco e della moda. Una bellezza Parigi. E che gente, che posti, che atmosfera!  Avrei  potuto farmi anche un paio di tette a Parigi; le tette e un bel culo. Ma chi ce li aveva i soldi? Restai qualche tempo, imparai il francese, mi arrabattai in mille modi, poi i soldi finirono, a casa incominciarono i problemi,  così dovetti tornare in questo buco di posto. Trovai lavoro in fabbrica. Trent’anni di fabbrica, otto ore al giorno per trent’anni e la sera giù in piazza. E i colleghi bastardi che mi prendevano in giro e me ne facevano di tutti i colori. Umiliazioni, parolacce, sputi. Di giorno era un incubo, ma la sera, la sera diventavo io la regina assoluta della città. Di sera ero io la protagonista della piazza. io, la bella Francesina! Tutti a casa con le mogli ammuffite e frigide, i colleghi, i bulli, gli ignoranti, gli sbruffoni, e io sulla piazza, con in mano il mio paracqua rosso, che si vedesse bene anche da lontato che  io c’ero, che ero lì,  bella come un monumento. E quanti ne sono passati da me! Notati, avvocati, ingegneri, bancari, commercialisti, medici, operai e studentelli timidi, disoccupati e poliziotti. Per tutti avevo una parola buona. Perchè, al di là di  quelle tre o quattro cose,  che alla fine son sempre quelle, una vera professionista deve soprattutto saper ascoltare. Non basta mica solo calarsi  le braghe. Non è nemmeno questione delle gambe o delle tette o del culo perfetto. Quello che  fa la differenza, quello che fa di te una regina, la migliore di tutte, la più richiesta è saper ascoltare e confortare chi ne ha bisogno. Ascoltare è una dote naturale. Per me è sempre stato normale ascoltare. L’ho fatto da sempre, con tutti.

Eh, quanti ricordi. A volte mi viene in mente la mia mamma. Povera mamma. Quando hanno scoperto com’ero veramente tutta la mia famiglia ha tagliato i ponti con me. Tutti tranne la mia unica nipote, che ogni tanto viene a trovarmi con il marito. E’ un bravo ragazzo e lei è molto bella e intelligente, con quei capelli neri e il viso ovale del padre. Sono contenta che si sia sistemata bene. E’ importante avere un bravo marito.
Anch’io però ho avuto un innamorato quand’ero giovane. Mi portava i fiori in piazza il mio Agostino. Veniva là con i suoi fiori, tutto rigido e impettito nel suo gessato blu . ” Vieni via con me Laurent. Ti faccio fare la bella vita io. Non dovrai più lavorare per la strada, mai più. Io ti amo come sei, Laurent. Io ti voglio bene davvero!” Povero il mio Agostino. Arrivato dalla Sicilia con la sua vecchia mamma. Agostino  che voleva fare di me una persona per bene. Io ridevo e lo cacciavo via: ” Vattene, Agostino, non fare lo stupido, che così mi fai perdere tutti  i clienti!” Ma in fondo ero contenta, perchè a me i fiori non me li aveva mai portati nessuno e mi piaceva stare là, nel mezzo della piazza, con le mie rose in mano che me le vedevano tutti. Poi un bel giorno non venne più, Agostino. Si sarà stufato e gli sarà passato l’amore. Capita anche questo nella vita

Ho ancora nostalgia di Parigi, a volte. Chissà se fossi rimasta? Chissà come sarebbe andata?

Ma  adesso  corro a casa, che si è fatto taridissimo, e domani è domenica e mi riposo. Me la prendo comoda domani. Stiro i panni, mi cucino l’arrosto, mi faccio anche un bel dolce con la crema e il cioccolato. E la sera mi metterò sul divano a guardare la mia trasmissione preferita. Mi piacerebbe avere un  gatto. Sarebbe bello poter restare a casa sul divano con un gatto che ti si struscia addosso e ti fa le fusa.

“Cara mamma, ho ricevuto la lettera di Annetta e sono contenta che si trovi bene con il suo nuovo lavoro. Mi dispiace tanto di essere così lontana e  non poterti vedere spesso, ma ti penso sempre. Se tu hai  bisogno di parlare allora scrivimi, che io ti rispondo appena posso. Non stare in pena per me, io sto bene. Parigi è bellissima. A volte mi prende un po’ di malinconia, ma poi arriva Agostino e tutto passa. Lui è alto, buono e bellissimo. Te lo farò conoscere presto,mamma, vedrai com’è bello e il bene che mi vuole.  Ogni tanto mi prende la tristezza, ma poi arriva questo vento fresco, un vento leggero che mi fa bene all’anima e che mi parla di tutti voi.  Non devi preoccuparti per me, mamma. Io sto bene.”

 

Alla memoria di Laurent. E a sua nipote D.  Amica sincera della mia gioventù lontana.

 

Sulle mura -Osservatorio privato

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Oggi è una giornata di quelle strane, con questa luce che prelude all’estate e che tuttavia conserva ancora le sfumature dell’inverno, una di quelle giornate in cui,  anziché sentirmi meglio per la nuova stagione che avanza, mi sento come smarrito e malinconico, con la testa piena di pensieri come ho in questo momento, l’anima in subbuglio e il presagio che questo tepore preluda soltanto ad una brutta ricaduta nel freddo e nelle piogge appena passate. Ho passeggiato un po’ lungo le mura, il luogo più vicino a casa che fosse illuminato e riscaldato dal sole. C’è la stessa identica scena tutte i santi pomeriggi di sole ed ogni volta mi si stringe il cuore in un brivido d’inquietudine che nemmeno io riesco a capire da dove arrivi. Il crocchio della badanti straniere si dà appuntamento il pomeriggio per fare una passeggiata e due chiacchiere là, proprio sulle mura della città. Ed è tutto un parlottare fitto, un ridere sommesso, un raccontare la propria vita in una lingua che non capisco. Mostrano le foto dei parenti lontani alle altre amiche, le mie donne delle mura, forse mostrano i propri figli al paese o i cugini o gli anziani del loro cuore, chi lo sa. Non mi sono mai avvicinato così tanto da scoprirlo. Il tempo libero lo trascorrono così,  là sopra, al tepore del sole appena più caldo di questi giorni, a raccontarsi la vita e le cose.

Oggi, mentre le guardavo, pensavo che tutti sprechiamo tanti pezzi di vita. Per poco coraggio, per paura, oppure per via delle poche possibilità che ci sono state offerte, per mala sorte o per viltà. Tanti pezzettini di vita che se ne vanno ogni momento. Un tempo che non torna più. Presi come siamo tutti dalle nostre piccole vite, dalle angosce quotidiane, dalle bollette da pagare, dalle scadenze, dalla vita.

Quando sono tornato a casa ho visto la mail di una conoscente, una di quelle persone a cui per sbaglio e non ricordo più perché, ho dato il mio indirizzo di posta, una di quelle persone che ogni tanto, benché mai richiesto, si sentono in dovere di aggiornarmi periodicamente sulle loro esistenze e sulle loro splendide vite. Elena, ricchissima nullafacente dalle mille attività, quella che crede agli oroscopi e ai sogni premonitori, quella che crede ai segni del destino e rincorre la vita, senza per altro afferrarla mai, per i quattro angoli del globo, ha trovato l’amore, finalmente. “Sono felice Gian! Ora ho davvero tutto!” E il mio pensiero corre alle mie badanti delle mura, alle loro e alle nostre piccole esitenze, alla vita che scorre come un fiume in piena, al tempo che non basta mai, a questo tempo che  sfugge e che non torna indietro, alla gente che ho incontrato per il mondo, alle loro sorti, alle sorti dei poveri e degli umili, alla storia di tutti. E mentre prego tutti i miei dei pagani che mi trattengano dal maledire Elena e la sua razza infame, clicco, con mio grande stupore, con infinita rassegnazione, con tanta pena, più per me che per lei, ma soprattutto con un disgusto indicibile ( è incredibile la quantità di stupidaggini che si dicono così, tanto per dire ), sulla funzione “rispondi” e digito come malato le parole assurde, ridicole e idiote “ E io sono felice per te.” e invio, entrando definitivamente e per sempre nel girone dei bugiardi. Giornata strana, dicevo, questa.

CINA- Fra storia e giardini incantati- Dal 6 al 18 Settembre 2014

 

Viaggio alla scoperta della Storia e della civiltà di questo straordinario Paese. Pechino e Xi’An,le due città simbolo degli antichi fasti imperiali. E poi Nanchino, un tempo la Capitale del Sud, e naturalmente Shanghai, modernissima e vibrante metropoli moderna. Un mix fra passato e futuro, per meglio comprendere l’evoluzione di questo straordinario Paese. Il viaggio tocca anche Suzhou e Hangzhou, due fra le più belle città d’acqua di tutta la Cina. Laghi, canali, ponticelli, case dal fascino antico, giardini dall’incanto straordinario, coltivazioni di thè e templi di straordinaria bellezza.

 

Programma e quote

INDIA-Rajasthan- Fiera di Puskhar- Dal 27 Ottobre all’11 Novembre 2014

Un viaggio evento di straordinaria bellezza. Il Rajasthan, con le sue splendide città fortezza, i suoi colori meravigliosi, i suoni e le armonie dell’India vera. Il viaggio tocca le città più importanti del Rajastathan, nonchè la città di Agra, per la visita al celeberrimo ed imperdibile Taj Mahal e consente di partecipare alla famosissima Fiera di Pushkar, un evento imperdibile per gli amanti della fatografia, un tripudio di colori e di suoni nel cuore del deserto del Thar. La fiera di Pushkar è il momento ideale per conoscere il variegato complesso di conoscenze popolari della regione, con particolare riguardo verso i gruppi etnici, le loro credenze, e i loro costumi, le tradizioni e gli usi abituali. Hotel 4 stelle superior ed heritage ( dimore d’epoca), mezza pensione, guida in italiano e accompagnatore sinologo dall’Italia per tutta la durata del tour. Unica data di partenza.

 

Programma e quote

Tutte le nostre proposte di viaggio individuali-minimo 2 persone

 

 

Di seguito i viaggi individuali realizzati in esclusiva da Dimensione Turismo Tour Operator di Treviso, al quale spetta la quotazione e la vendita di tutti i pacchetti viaggio.

Se in questa sezione non dovreste trovare il viaggio organizzato che fa per Voi, scriveteci e saremo lieti di costruirvelo su misura secondo le Vostre esigenze.

Viaggi organizzati individuali suddivisi per area:

Macondo

«La Bellezza non può essere interrogata: regna per diritto divino»

Poesia in Rete

I "Miei" Poeti Amati

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POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI ...

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Viaggi e Baci

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