Archive | agosto 2014

L’insonnia – Osservatorio privato

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Tranne che da  bambino soffro d’insonnia da sempre.

Non è noto se Gabriel García Màrquez abbia inventato le malattie che ha descritto in Cent’anni di solitudine, oppure dove e da chi ne sia venuto a conoscenza. Sapere se la malattia fatale di Rebeca sia una descrizione puramente fantastica, oppure se la piaga dell’insonnia faccia parte di leggende tramandate dalle tribù indie Sudamericane, non è fatto di particolare interesse. Lo è piuttosto il seducente potere di Màrquez di trasfigurare la realtà in fantasia, mentre trasforma le sue visioni in realtà neurologica.In una sorta di presentazione cinematografica della realtà, gli occhi di Rebeca sono “sbarrati” nel modo caratteristico delle malattie da prioni (particelle solamente proteiche che si comportano da agenti infettivi)  e la sua insonnia destruente assomiglia in tutto al: “peculiare, fatale disturbo del sonno” che, accanto allo stato sognante, viene chiamata “Insonnia Familiare Fatale”. E’ questa una malattia a trasmissione autosomica dominante (ogni figlio ha il 50% di probabilità di ammalarsi; lo fa cioè se eredita questa caratteristica genetica dal genitore affetto mentre non contrae la malattia se gli viene trasmesso il gene del genitore sano). L’insonnia è il primo sintomo della malattia che prevede  anche la perdita di memoria.

Se ascolto i racconti di mia madre dovrebbe essere lei il portatore affetto. E tuttavia le rare volte che mi capita di dormire con lei la vedo avvolta in un sonno costante e riparatore, con quel viso sereno da bambina invecchiata che si riconciglia con la vita. La perdita della memoria mi preoccupa un po’, invece. A meno che non si parli di oblio. Ma questo è tutto un altro discorso. E in tal caso non sempre sarebbe un male assoluto.

Ho sofferto sempre d’insonnia, dunque. Studiavo di notte, per tutto il tempo del liceo e poi durante gli anni dell’università. Avevo bisogno di un silenzio assoluto, quasi irreale, per concentrarmi. Il silenzio della notte mi era ideale. Lavoravo spesso di giorno e la notte mi serviva per studiare, per non restare indietro con le lezioni. Adesso, con l’avanzare degli anni, devo necessariamente usare il poco tempo libero che posseggo dal lavoro sfruttando le ore della notte. Ci sono tanti libri da leggere, tanti giornali da sogliare, tante lettere da scrivere, alcune persone  da pensare intensamente, alcune cose da comprendere. La mia vita onirica è brevissima, ma densamente popolata, tranne quando torno da un lungo viaggio, qualunque sia stato l’esito. In queste brevi due ultime notti, ad esempio, mi è accaduto di sognare di trovarmi immobile nella mia camera, protagonista di un set cinematografico spoglio, logoro, silenziosissimo, del tutto privo di  personaggi vivi, una specie di natura morta dal carattere  sovietico, di cui io ero l’occhio della telecamera. Non accadeva niente in quella stanza, niente di niente, non c’era nulla di vivo che mi circondasse. Mi sono svegliato dunque con grande sollievo. Forse ho bisogno che per un po’ non accada nulla di nulla, ho bisogno che le cose scorrano semplicemente, che restino quelle che sono, come sono, chissà?

Parlando d’insonnia sfrenata posseggo, al contrario, un altro aspetto piuttosto buffo, probabilmente atto a compensare la mancanza di sonno. Per un tempo che dura un nonnulla posso addormentarmi profondamente nei luoghi più impensati. Mi sono addormentato su di una barca alle sorgenti del Nilo, in un parcheggio sotteraneo, sul divanetto ad una mostra. Accade così, all’improvviso, senza che io che me ne renda conto. Una brevissima catalessi che dura alcuni minuti. Deve essere un allarme ben congeniato però, perchè mi consente di farlo solo in luoghi sicuri, senza essere di danno a me o agli altri.

Tempo fa, di rientro da un lungo volo, un’amica psichiatra mi consigliò di assumere alcune gocce di un certo farmaco induttore del sonno, tanto per recuperare più in fretta. Tornato a casa, piuttosto perplesso, assunsi la dose consigliata. Arrivai a fatica al mio letto e dormii per due giorni di fila. senza rendermi conto del passarre delle ore, della luce, delle tenebre, della sete, della fame.

Da allora mi tengo stretto alla mia insonnia, con qualche disagio, ma anche con grande affetto amicale.

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Quello che non vedi- Osservatorio privato

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Un giorno, se vivrò  ancora, non viaggerò più. Ora mi sembra certo qualcosa d’ irreale, d’impraticabile, di assurdo.
Vorrei viaggiare come se fossi trasparente. E’ così.
A volte la stanchezza mi opprime. A volte l’idea che ho io in testa del viaggio si scontra con quella che hanno gli altri. E’ da qui che nasce il conflitto, credo. Spesso, in queste circostanze, la mia vita mi appare come doppiata. Come un film montato male, mal interpretato, mal combinato, girato su fondali di cartone sbiadito come sfondo. Un errore. Un film in fondo banale e scontato, quasi prevedibile.
So che non è così, ma ho sempre l’impressione che il tempo mi sfugga, anche quando sono in viaggio.E che sia un tempo incompleto quello che vivo.
L’ho detto, vorrei essere trasparente e talvolta altrove.

Mi fa male l’arroganza di alcune persone, quelle che si muovono per il mondo come se il mondo appartenesse  loro per diritto acquisito. Non comprenderò mai appieno il meccanismo che spinge certa gente a viaggiare. La tracotanza  ancora oggi mi paralizza. Come tutto ciò che non comprendo, del resto. Mia madre aveva paura delle persone che ricoprivano incarichi pubblici, funzionari, poliziotti, persone che lei riteneva importanti e superiori. Le mie maestre, i professori, i dottori. A volte sono come lei, abbracciato ad un eterno senso di colpa e a un’inguaribile mentalità da povero.
Non è facile crescere convinto che qualunque persona che ti sta ad ascoltare ti stia facendo un favore.
Mi sono in parte liberato dalla paura quando ho incominciato a spiegare ai miei turisti la storia e le cose che andavamo a vedere. Potenza della parola. Era come il confronto fra il mio corpo e il corpo sociale che era lì per rovinarmi. Quando succede una volta, di dominare la parola, poi riesce sempre. Pubblicamente sostieni che è un dovere non deludere coloro che pagano, in realtà è un po’ più di così, sconfina un po’ nella sconfitta di colui che potrebbe giudicarti.

Di solito mi basta una manciata di secondi per capire se con quella determinata persona potrei andare d’accordo o meno, e raramente mi sbaglio.
C’è talvolta come un bisogno irrefrenabile di raccontarmi che  mi coglie e che mi pesa sul petto come un macigno. Un tempo ci soffrivo molto. Soffrivo di non poter condividere le mie stesse emozioni con tutti coloro che conducevo attraverso un viaggio. Oggi sono consapevole di essere molto fortunato quando capita con una o due persone al massimo, su di un numero indefinito di viaggi.
In fondo non sono mai cresciuto. Sono rimasto quel ragazzino timido, quello che pensava che gli altri fossero più bravi di lui.

Solo tardi nella vita si trae insegnamento da ciò che si è vissuto.
Sarebbe stato necessario entrare nel viaggio ogni volta  con il mio bagaglio, il mio viso, la mia età, il mio mestiere, tutti i miei sogni, i miei sbagli, la mia brutalità, i miei desideri, la mia personale follia. E sorvolare su tutto il resto, compresa la sicumera feroce, la banalità assoluta, il vuoto che certuni si portano appresso sventolato come un bandiera, malvagio e spietato come le religioni.

Vorrei essere sempre come sono in questo momento.
Quasi non sento le parole che escono fuori.
Apparentemente nient’altro è detto se non il niente che è in tutte le parole.

BUTHAN- Il Paese del Drago ( con visita di Kathmandu ) | Dal 15 al 27 Novembre 2014

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Un viaggio sorprendente e indimenticabile in Buthan. Un Paese poco battuto dal turismo di massa, celato dalle imponenti montagne dell’Himalaya, uno scrigno al di fuori del tempo, con atmosfere e suggestioni uniche nel suo genereUn approccio vero con il buddismo più autentico e con la semplicità della gente, fra spettacoli naturali di una bellezza incomparabile. Hotel 3/4 stelle, pensione completa, tour in minibus, guida parlante inglese ( non esistono guide in italiano in Buthan ), tutte le tasse governative, tutte le visite e gli ingressi, volo Kathmandu/ Paro / Kathamandu e volo internazionale. Visita di Kathamandu con sistemazione in hotel 4 stelle. Viaggio accompagnato da Giancarlo Pagliero.

 

Programma e quote

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