Archive | luglio 2015

Dialoghi del mare – Patrizia Riscica

dialoghiimperfetti

Primo dialogo

Non riesco a non pensare. Pensare a cosa?

Al mare
mi sembra impossibile che esista

Non capisco, cosa significa ?

Non so, faccio fatica a recuperare un senso.
Ho perciò molti dubbi.
Forse la spiegazione è che
non c’è, mai, davvero,
nessuna certezza.
Il mare è la mia ossessione.
Viviamo galleggiando su onde capricciose,
imprevedibili,
a volte ci sollevano in alto
poi improvvisamente ci inghiottono.
Siamo aggrovigliati su noi stessi, siamo schiuma,
bollicine che scoppiano al più piccolo urto.

Queste sono solo parole che girano a vuoto.
La vita è altro,
dobbiamo imparare il quotidiano,
ricordarci di navigare a vista.
Il resto è sogno.

L’onda è la mia ossessione. Ho perciò molti dubbi:
non so quanto durerà, quanto sarà alta
cosa farà di lei il vento.
Sparirà annullata dalle correnti,
o riuscirà ad arrivare a riva?
Forse lambirà leggera la sabbia,
oppure si abbatterà rumorosa
contro uno scoglio?
(mille spruzzi bianchi bloccati in aria
da un’unica fotografia,
creata da milioni di scatti)
Guardo il mare, lo guardo ovunque
perdersi nel cielo e divento acqua.
Prendo la forma del mio contenitore
mi arrotondo attorno al mondo
e improvvisamente mi perdo dentro.
Quanto è lunga la notte?
quanto è fredda?
il sole durerà o
rimarrà solo la luna
a toccarmi con i suoi raggi mercenari?

Il mare è solo un pretesto
per dimenticare la terra
è lì che appoggiamo i piedi e
camminiamo.
Protesi in avanti
ignoriamo la paura,
che ci rincorre nella notte,
quando nuvole grigie salgono dal mare
e nascondono le stelle.
La vita è altro,
dobbiamo stringerci forte al quotidiano,
e navigare a vista.
Il resto è sogno.

La profondità è la mia ossessione.
Ho perciò molti dubbi:
non conosco il fondo del mare, ma
mi inebrio dei suoi segreti
mi perdo in quel buio, trafitto
da lunghi raggi sottili che scendono fiochi.
Mi muovo in un mondo ovattato senza un respiro,
attorno galleggiano pensieri, desideri, sogni.
L’ansia è solo una piccola stretta nel petto.
Mi abbandono a questa meta ignota,
mentre mi trasporta il cerchio senza tempo dell’acqua.
Poi più giù, nel profondo del mare,
tra lo stupore dei pesci e
le leggere carezze delle alghe,
mi acchiappa la follia.
Non posso ignorarla, neppure scappare,
posso solo tenerla tra le braccia e cullarla,
aspettando forse un piccolo sollievo,
mentre scendo ancora più giù,
nel fondo del mare.

La profondità è dentro di noi
dimenticata, ignorata, abbandonata.
Meglio così,
meglio non perdersi
dentro inaccessibili voragini.
Il mare è solo mare.
La vita è altro,
Il resto è sogno.

L’acqua è la mia ossessione.
Moltitudini di gocce che si rincorrono
per catturare il cielo.
Lacrime come gocce di mare
si mescolano all’acqua e
cancellano ogni dolore.
Gocce di mare sul viso
per un conforto di pianto.
L’acqua sostiene
e avvolge il corpo.
Lava ogni tormento
e consola per sempre.

Ma questo già si sa,
è legge eterna.
L’acqua è il primo abito della vita
e nulla potrà mai vestire il corpo
in modo così perfetto.

Ma piangere è inutile.
Il mare non vuole sapere
quante sono le lacrime
di gioia e quante di dolore.
Per lui sono tutte uguali:
solo piccole gocce superflue.
salate di umanità.
Il mare abita la realtà senza paure.
Inviolabile nella sua bellezza.
Spietato nella sua potenza.
Il sogno forse è altro.
Il resto è vita.

tratto da: ” Dialoghi imperfetti ” – Patrizia Riscica

Vietnam e Cambogia – Autentica Indocina- di gruppo min 8 persone. Dal 27 Novembre al 12 Dicembre 2015

Non il solito Vietnam e Cambogia proposto da tutti gli operatori del mercato, ma un viaggio diverso, che pur non trascurando le bellezze paesaggistiche e i luoghi della Storia dei due Paesi, si addentra in una realtà minore, più auntentica e a misura d’uomo. Per chi davvero vuole fare di un viaggio un’esperienza di vita. Minimo 8 persone. Guide locali in italiano.

Viaggio condotto da Giancarlo Pagliero, specialist per Destinazione Oriente.

Programma e quote

Pantaloncini corti – Osservatorio privato

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Abbiamo trascorso l’infanzia e parte dell’adolescenza indossando pantaloncini corti, d’estate e d’inverno. Questa era la regola per quelli della mia generazione. Conservo una foto di classe scattata l’ultimo anno delle scuole elementari, verso la fine degli anni ‘60. Non so per quale motivo, ma le foto di classe venivano sempre scattate sul finir dell’inverno. Ci sistemavano ritti e impettiti su due o tre predelle di legno, i più piccoli davanti, nel cortile spoglio e nudo della scuola . Il bidello, l’unico bidello che ci fosse in tutto l’istituto , un uomo timorato di Dio e manovrato da una moglie dispotica e intransigente, addetta con lui alla custodia e alla cura della struttura, controllava che fossimo bene in posa, che stessimo fermi come le statue, rigidi nella nostra uniforme triste: maglia di lana blu scuro e pantaloni corti grigi. Non era richiesto un sorriso. Chissà perché a quei tempi le foto scolastiche dovevano dare l’immagine di serietà assoluta, anzi di mestizia greve, come se la bontà e la qualità di quella scuola fosse dettata dall’aria cupa degli insegnanti e dalla tristezza degli allievi. Insieme ai pantaloncini corti di lana grezza si abbinavano di solito dei calzettoni che arrivavano al ginocchio, così ruvidi che i polpacci ti prudevano in continuazione, così brutti e rifiniti male che ogni volta che camminavi il calzino ti finiva tutto dentro la scarpa. E allora in classe era tutto un grattare e prudere, un alzarsi continuo per sistemare calze e scarpe, un borbottare sommesso contro la male sorte che ci costringeva a portare quell’indumento scomodo, mentre la maestra ci redarguiva dalla predella senza capire. I pantaloni corti e i relativi calzettoni venivano messi da parte con l’arrivo della pubertà, per qualcuno anche prima. A quei tempi i calzoncini corti si acquistavano nei negozi che vendevano abbigliamento da bambino o da ragazzo, che non erano boutique come lo sono oggi. I prezzi dei calzoncini erano più contenuti rispetto a quelli dei pantaloni lunghi, con taglia, diciamo, da uomo. Solo pochissimi fra noi potevano permettersi di acquistare un pantalone lungo. I pantaloni lunghi diventavano quindi un segno distintivo non solo di una certa agiatezza, ma di un vero e proprio status sociale. Li portavano il figlio del ragioniere e quello del geometra, due figure specialissime in quegli anni nella mia isola di nani, i geometri e i ragionieri,ancora più importanti della stessa maestra, già regina e indiscussa sovrana delle nostre piccole vite. Essere ragionieri significava un posto sicuro in banca; se si era geometri uno al catasto o in Comune. Non c’era posto per altro in quell’olimpo di cartapesta tranne che per quella piccolissima borghesia irritante fatta di maestre, ragionieri, geometri, piccoli bottegai e commercianti, assisi da tutti agli altissimi cieli in una pantomima ridicola e grottesca e che pur schiacciava con il suo potentissimo peso il bambino che ero allora. Quando arrivarono i meridionali che emigravano al Nord fu ancora peggio. Ricordo alcuni compagni di scuola che si facevano cambiare di banco perché sostenevano che l’odore di fritto che emanavano gli abiti dei calabresi era insopportabile. Per mia fortuna io venivo da una famiglia laica e del tutto liberale. Non capii mai del tutto perché ci dovesse essere qualcosa che ci separava da loro. I pantaloncini corti li portavo anch’io, esattamente come loro.

Smisi di indossarli alle medie. Al loro posto comparvero i tanto desiderati pantaloni lunghi. Più avanti mi feci crescere i capelli e incominciai ad indossare i jeans. Più avanti ancora furono le camicie di mio padre, quelle che lui non usava più, le più sformate, quelle più lise,consumate dai troppi lavaggi, quelle sbiadite, usate. Era la mia forma personalissima e del tutto sterile di protesta contro la mia isola meschina, qualcosa che irritava molto gli altri e che provocava in me un grandissimo piacere. Poi venne l’uniforme. C’ è stato un tempo in cui sostituivo i vestiti vecchi con altri uguali e identici quando si usuravano. Era come avere una divisa. Da giovane ero magrissimo, allampanato, con le gambe secche e lunghe. La mia vita era segnata da questa piccola difficoltà, non farmi assolutamente notare nell’abito per non attirare l’attenzione sul fatto che fossi magrissimo. Facevo in modo che la gente notasse l’uniformità dell’abito, e non la ragione della cosa.

Oggi quando mi capita di guardare delle vecchie foto che mi ritraggono con i pantoloncini corti mi viene da sorridere. Eravamo davvero brutti e goffi, noi, quelli della mia generazione, se messi a confronto con la gioventù di oggi, che a me sembra bellissima. I pantaloni corti , dunque. E con essi. affiorano come per incanto tantissimi ricordi. Un grumo duro e solido che posso tastare ancora oggi, riposto in canto del mio cervello. Il passato che a volte riaffiora.
E la cosa certa è che, per una ragione o per l’altra o per tutte insieme, questa fine di luglio di oggi s’intreccia misteriosamente ad altri mesi di luglio ormai lontani, ed è come se tutti questi anni da adulto, presunti densi, presunti fruttuosi, questi trentacinque anni che abbracciano ciò che avrebbe dovuto essere la pienezza della mia vita adulta, con tutto ciò che durante essi ho vissuto, ho vissuto e ho fatto, non siano all’improvviso nient’altro che una parentesi banale, una parentesi, che ora, all’improvviso, potrebbe essere cancellata magicamente in qualsiasi momento, un sogno dal quale ora potrei svegliarmi, restituito alla realtà unica, senza sogno nè parentesi, della mia adolescenza e della mia infanzia. quando indossavo forzatamente i pantaloni corti, anche d’inverno.

AUTENTICO VIETNAM- Prosposta individuale, da Ottobre e Dicembre 2015

L’altro volto del Vietnam alla scoperta delle minoranze etniche e della zona di Sapa, a Nord del Paese. Un viaggio per tutti coloro che vogliono davvero immergersi nella realtà rurale di questo splendido angolo d’Indocina, senza trascurare i posti cari all’immaginario collettivo, come la suggestiva Baia di Ha Long e la città di Hanoi, la capitale dello Stato, traboccante di storia, di templi e di scorci suggestivi. Il percorso verrà effettuato con autovettura privata anziché con treno notturno per poter garantire un confort migliore e al tempo stesso permettere di assaporare il meraviglioso paesaggio di montagna e scoprire le minoranze etniche del luogo. Hotel 3-4 stelle e due pernottamenti in case private trasformate in guest house, pulite, ma con servizi essenziali, per meglio comprendere la cultura locale. I mesi ideali per l’effettuazione del viaggio sono Ottobre e Novembre. A Dicembre la temperatura scende, ma è comunque possibile trovare cieli tersi e la realizzazione del viaggio è certamente possibile indossando un abbigliamento più pesante.

Programma di viaggio

VIAGGINORIENTE- Prenota con noi

Viagginoriente nasce in primis dalle Nostre esperienze di viaggio che, con il tempo, si sono trasformate nel pluriennale piacere dell’accoglienza e delle attenzioni riservate ai Nostri clienti, viaggiatori che vogliono scoprire e condividere la Nostra realtà: India, Nepal, Bhutan, Tibet. L’ospitare i visitatori in queste meravigliose località è per Noi una vera gioia che si realizza nel permettere loro di conoscere al meglio la cultura, gli usi, le tradizioni e le curiosità dei luoghi che desiderano visitare. Il Nostro Tour Operator propone gran parte delle più suggestive mete dell’Oriente e da questa offerta abbiamo preso spunto nella scelta del nome che ci contraddistingue: una denominazione che, contrassegnando il Nostro marchio, designa nel contempo un panorama ampio che conosciamo profondamente e che, soprattutto, amiamo.

I SERVIZI CHE CI CONTRADDISTINGUONO

I viaggi culturali, archeologici, etnografici e naturalistici.

I viaggi pellegrinaggio per conoscere meglio l’Hinduismo professato in tutta l’India.

I viaggi pellegrinaggio per conoscere meglio il Buddismo in India, Nepal, Tibet e Bhutan.

I viaggi pellegrinaggio per le visitare le chiese Cristiane in India e la casa di Madre Teresa.

I viaggi pellegrinaggio per conoscere la religione Sikh e i suoi luoghi di culto.

I viaggi speciali in occasione delle principali festività indiane.

I viaggi propedeutici alla conoscenza dell’ayurveda, dello yoga, della cucina indiana.

I viaggi per VIP, con charter ed elicottero privati.

Trekking.

Rafting.

Motociclismo.

Jeep Safari.

Congressi e Incentive.

Prenotazione alberghi.

Noleggio di mezzi di trasporto con autista: automobili, fuoristrada, minibus, bus.

Guide turistiche multilingue e i traduttori migliori.

Offriamo il miglior rapporto qualità-prezzo per India, Nepal, Tibet, Bhutan e Sri Lanka.

Durante il Vostro viaggio, inoltre, siamo a Vostra disposizione per venire incontro a ogni Vostra necessità ed esigenza

Grandi novità…prossimamente.

Stiamo mettendo a punto una serie di viaggi di gruppo per il prossimo autunno. Le mete saranno. India Triangolo d’Oro, Rajasthan, India del Sud, Sri Lanka, Bhutan, Uzbekistan. Vietnam e Cambogia, Cile, Ecuador con Isole Galapagos, Finlandia e Norvegia d’inverno.

In collaborazione con:

Destinazione Oriente

La vita altrove- Osservatorio privato

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Aveva quattordici anni compiuti da poco. Era la fine di maggio del 1944, faceva già caldo quell’estate a Torino e la scuola, per gli altri, sarebbe finita di lì a poco. La zia le aveva volute riportare in città e le due sorelle avevano accettato con gioia. La vita di campagna le aveva stufate da un pezzo. La guerra stava per finire, diceva la zia, tanto valeva che tornassero a casa, così avrebbero potuto cercare un insegnante privato in barba alle leggi razziali, ce n’erano sempre di disponibili, che avevano già saltato un anno  da quando il maestro che veniva a casa loro era stato arrestato e in campagna non si sarebbero di certo potute istruire da sole. Mal che andava ci sarebbe voluto qualche mese perchè tutto finisse. Le due ragazze erano bionde come il lino e in sinagoga non ci andavano mai, si era mai visto che potessero far del male a due bimbe innocenti, per di più provenienti da una famiglia di provata e storica laicità? E invece un tardo pomeriggio di maggio, quando arrivò a casa, la più piccola trovò ad attenderla due soldati che non la fecero nemmeno salire nell’appartamento dove viveva con la sorella e la zia. ” Tu vieni con noi” le dissero in un italiano incerto. E lei li seguì.

Tanti anni dopo la piccola ricordò che quella sera l’avevano portata nella caserma di via Cernaia, dove, ammassati come bestie, c’erano altri bambini e tante donne. C’era la luce sempre accesa e non si poteva dormire là dentro. Da mangiare non c’era nulla. Molti bambini piangevano e chiamavano la mamma. La sua mamma era morta che lei aveva 7 anni, per cui lei non aprì bocca. Non aveva una madre da invocare lei.

Più tardi la misero su di un treno insieme a tante altre persone. Faceva caldo da morire su quel treno, ma qualcuno aveva dato ai più piccoli qualcosa da mettere sotto i denti, per cui lei aveva pensato che forse  i tedeschi potevano essere anche gentili. Le dissero che avrebbe rivisto i suoi genitori alla fine del viaggio. Fu a quel punto che lei capì che stavano parlando a caso. Lei non aveva genitori. Avevano ragione al paese quando dicevano che dei tedeschi non c’era da fidarsi. Mai.

I giorni passavano senza che le accadesse nulla. Dormivano in tante nella stessa baracca, tutte per lo più ragazzine della sue età. Una sera venne a trovarle il comandante del campo. Le guardò una ad una, esaminò loro i denti, la bocca,le mani, le gambe. Ogni tanto faceva un cenno con la testa e due uomini in divisa portavano via qualche ragazzina che, in preda al terrore, cercava di divincolarsi urlando come un animale. Quando arrivò a lei l’ufficiale le chiese di dire il suo nome. Lei glielo disse. L’ufficiale la osservò attentamente, le mise una mano sul piccolo seno, le sorrise. Le chiese: “sei vergine”? Lei non conosceva quella parola, ma disse di sì. Sì, lei era vergine, disse. L’ufficiale rispose che se si fosse comportata bene avrebbe avuto sempre del cibo a disposizione e d’inverno avrebbe dormito al caldo, che in quel posto d’inverno si gelava, ma che lei non avrebbe dovuto preccuparsi, che quando la guerra sarebbe finita l’avrebbero portata con loro in Germania e che allora avrebbe potuto studiare e poi, se lo avesse voluto, sarebbe tornata a casa sua, nella sua città. La bambina aveva molta fame, tantissima fame. Si guardò intorno e vide che alcune ragazze venivano ancora portate vie dai soldati. “Dove le portano”? chiese all’ufficiale. Lui le sorrise di nuovo, tornò con la mano pesante a tastarle i seni e rispose. ” Voi siete ebrei. Siete una razza inferiore, non è nemmeno colpa vostra se lo siete. Io questo lo capisco. Ma, vedi, bambina mia, quelli come te li dobbiamo eliminare. E’ per il bene di tutti. E’ per questo che lo facciamo”. La prese saldo per una mano e aggiunse: ” Per te però faremo un’eccezione. Sei bella, sei tanto bella, ragazzina. In teoria quelle della tua razza non potrebbero lavorare al  Sonderbauten, l’edificio speciale, ma tu sei bionda come il grano e sei giovane. Sei giovane e bella perciò vedrai, non dovrai tememere nulla. Seguimi”:

Quando nel giugno del ’46 la portarono a testimoniare al processo di Norimberga, fra centinaia di altri sopravvissuti, i guidici  le chiesero di raccontare la sua esperienza, le fecero nomi e cognomi, la condussero perfino  davanti a Josef Kramer, il comandante del campo, ma lei non riuscì ad aprire bocca. Se ne stava  là, ritta in piedi, sulle sue gambe secche, ammutolita. Fra tutti ricordava solo il nome di  Bronislav , il ragazzo russo che l’aveva presa in braccio quando il campo era stato liberato a gennaio. Un ragazzo alto, dalle spalle larghe e dalle mani grandi che, guardandola, piangeva sommessamente, sconsolato. Quando le dissero che Kramer era stato giudicato colpevole e quindi impiccato lei rimase stupita, ma trasse finalmente un sospiro di sollievo.

Gli anni passarono. Lei si sposò ed ebbe due figli. Per puro caso o forse per mera dimenticanza non l’avevano sterilizzata com’era d’uso fare alle prostitute del campo. Questo lei non lo sapeva neppure. Ricordò di aver avuto altri bambini, ma forse lo aveva solo sognato in una brutta notte d’inverno, al campo.

Più tardi prese a girare il mondo per raccontare gli orrori del campo  ovunque la invitassero. Al contrario di quanto accade di solito a molte persone, con gli anni la memoria le si fece più chiara, i ricordi meno dolorosi, più lucidi, la sua persona più forte. Non mise mai piede in Germania e dimenticò come di colpo il tedesco che parlava correttamente. Lo cancellò immediatamente dalla sua mente, come se non lo avesse mai imparato.

La maggior parte delle ragazze costrette a prostituirsi sopravvisse  alla guerra e ai campi di sterminio. E nessuna  di esse avrebbe mai ricevuto un risarcimento per l’orrore vissuto.

dedicato a Rita Levi.

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