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Ma grazie grazie….

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In viaggio con…… Giuliana Corsini

giuli2Giuliana Corsini ed io ci siamo conosciuti quando ci ha chiesto di organizzare per lei ed una sua amica un viaggio In Cina, ormai qualche anno fa. Da allora il nostro legame di amicizia fatto di stima reciproca si è saldato nel tempo. Con lei condivido ideali e passioni. Di Locarno, ma con radici ben pianate in Italia. Giuliana è una donna simpatica, genuina e di grande onestà intellettuale. Tutta merce rara di questi tempi.

Giuliana vuoi raccontarci qualcosa di te?
Caro Giancarlo, raccontarti qualcosa di me è difficilissimo , ho il timore di banalizzare o. al contrario, drammatizzare, ma cercherò di fare una sintesi. Ho cinquant’anni compiuti e ho una vita nuova davanti a me,  piena di incognite e di scelte da fare. Pensavo che fosse tutto fatto, tutto scritto, tutto deciso e invece la vita ha voluto darmi la possibilità di ricominciare; in fondo forse era l’unica cosa da fare, l’ ho imparato in Cina, la vacanza meravigliosa che ho potuto fare grazie a te. Ricordo ancora la gioia e l’agitazione nel cercare qualcuno che me la organizzasse e la fortuna che ho avuto nel trovare te. Nn quel viaggio  tutto era scritto. Io ci credo alla filosofia taoista, sai? ” Quando tutto ti sembra perduto, ritorni in realtà all’ origine, dalla quale è possibile creare . ” Di me posso dirti solo che ogni cosa che mi è accaduta nella vita, letta dopo un po’ di tempo, è stata una fortuna. Anche le cose più tristi, dagli abbandoni alle malattie alle scissioni di rapporti amichevoli. Tutto mi ha insegnato e ognuna di queste cose mi ha aperto strade che altrimenti non avrei potuto percorrere.
Tu, italianissima, vivi in Svizzera. Ci vuoi parlare di com’è vivere in un Paese come la Svizzera? Lati belli e lati meno positivi, immagino
Il lato bello della mia vita in Svizzera deriva dal fatto che in qualche modo mi sento tutelata e qui tutto funziona, non alla perfezione, ma comunque bene. Tu fai e ricevi. Un po’ asettico, ma funzionale.  La burocrazia è ridotta al minimo e i servizi che paghi ci sono davvero . Non posso negare che io mi senta italiana fino al midollo e che provi sempre una struggente nostalgia per il mio Paese, per il cibo, per la Storia e per il mare, Mi manca il mare! Mi manca il fatto di poter spaziare con lo sguardo, guardare l’ orizzonte , questo mi manca, sì . In un certo senso non soffro il fatto di non essere svizzera per  nascita visto che  di passaporto lo sono. Non ho mai avuto problemi e non mi sento inferiore a nessuno e anche nei momenti in cui traspare razzismo da parte di alcuni sono conscia che si tratta di persone insoddisfatte. E’ un loro problema, non mio.

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Giuli quali sono i tuoi valori, in cosa credi, quali sono le tue priorità nella vita?
Il valore in assoluto al quale tengo di più è la lealtà ; si può non esser d’accordo , si può dissentire e ognuno è libero di fare ciò che vuole, ma sulla lealtà sono inflessibile. Ovviamente credo nell’ amicizia, nell’ amore, ma con lealtà . Le mie priorità nella vita sono due: l’ amore e l’ amore. Non credo che si viva bene senza o perlomeno io non ci riuscirei. Naturalmente non farò mai i soldi perché non mi piego ad alcun tipo di bassezze e forse non ho pensato di studiare abbastanza per avere un lavoro remunerativo. Non m’ importa molto del denaro, mi serve, certo, ma non sono una persona scaltra, ingrediente che credo sia prioritatio se si punta a far soldi. E poi non ho parenti ricchi.
Ci vuoi raccontare un viaggio indimenticabile che hai fatto? Le tue emozioni, gli odori, in sapori, quello che hai visto e che ti ha lasciato senza parole?
Non posso parlare che della Cina. Ho sempre letto libri, visto mostre e film sull’ argomento , son sempre stata affascinata da quel lontano Paese, lontano anche nel modo di vedere la vita . Una delle cose che mi ha colpito di più è stata la gente, sono di una gentilezza disarmante , sorridenti ed educati e la loro lingua è magnifica . Ho capito quanto sia importante la lingua nello sviluppo caratteriale di un popolo ; la cosa che mi ha affascinato di più è il fatto che loro non abbiano la parola “NO” , loro hanno la negazione del “SI” , in pratica dicono ” non sì ” ( tu ovviamente lo sai da tempo ) , io lo trovo stupefacente ; come può un popolo non essere gentile se non sa neanche che esista il no secco ? Quello che molti occidentali pensano dei cinesi e ossia che siano falsi, non è assolutamente vero, loro non ti dicono no, perché non lo hanno nella loro lingua e quindi neanche nelle azioni . Ho avuto delle guide professionalmente perfette e con alcune di loro ho mantenuto i contatti In realtà a Du Jié deve essere succesoo qualcosa perché non son più riuscita a raggiungerla né col cellulare né con Skpe, né per e-mail né tramite fb , quando era in Australia… sono molto preoccupata . Duda è sato premuroso e carino , dovrei scrivergli un saluto, la sua bimba sarà cresciuta . Un momento buio l’ ho avuto a Naijing , con l’ autista pazzo che non sapeva la strada per tornare in albergo e io gli dissi dove doveva svoltare e prima ancora a Francoforte, ma mi faccio di quelle risate , ripensandoci . Io presi tutto con filosofia, anche quando volevano farci pagare il conto della lavanderia e noi non l’ avevamo usata o a Shanghai , quando sul lettino della massaggiatrice, io, con solo gli slip, dicevo a lei che il massaggio pattuito dovava costare 120 Yuan , se lei aveva capito male io , quelli avevo e dovevano farmi quello . Io calma e sorridente, mezza nuda e lei che spiegava che quel massaggio che voleva farmi lei sarebbe costato 520 Yaìuan. Divertentissimo . Ci ha provato.

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Il viaggio più bello dentro di te
Lo sto ancora facendo adesso il viaggio più bello. Lo scorso anno ho avuto un problema di salute gravissimo e mi han presa per i capelli. Questo mi ha fatto rivedere le mie priorità e mi ha permesso di  capire tantissime cose , soprattutto ciò che non è importante. Lo sapevo già da me, ma tendevo a dimenticarmene. Ora cerco di godere quello che la vita mi offre e anche nei rapporti umani cerco di essere serena, Con le amiche lo ero già , in amore mancava quel pizzico di fiducia e di “cogliere l’ attimo” ma come ho detto sopra , è un viaggio che è appena iniziato .

Ti abbraccio e spero un giorno di poter fare un altro bel viaggio con te

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In viaggio con….Anna Cortese

anna1Anna ed io siamo cugini, credo in terzo grado. Abbiamo abitato per anni nella stessa città. Io ero più grande di lei ed è logico che, da ragazzini, non ci si frequentasse molto. Poi la tecnologia ci è venuta in aiuto e ci siamo ritrovati. Anna è la figlia di Ugo e di Fiamma. Entrambi non ci sono più da diversi anni.Ho dei ricordi personali legati ai suoi genitori e ai suoi nonni. Nonna Rita e, più indietro, la mamma di lei, Giuseppina, detta la Pepi, gestivano una tabaccheria nel centro storico di Asti. Quando era bambino il loro negozio era per me come la caverna di Alì Babà. C’erano certi barattoli antichi con dentro tutte le caramelle più buone del mondo e un’infinità di giornaletti e di cioccolato. Ma questo è parlare dei miei ricordi e non di Anna. La ricordo al ritorno dall’Argentina, dove aveva vissuto parecchi anni. L’accento sud americano inconfondibile, una luce negli occhi, la sua risata cristallina. Anna sta portando avanti un suo progetto che prevede una piccola rivoluzione nel turismo della città di Asti. Attualmente organizza eventi e corsi di cucina. Noi non mancheremo di seguire i suoi progressi e speriamo di poterla coinvolgere presto in un progetto di turismo di ampio respiro.

 

Anna, chi è Anna Cortese? Hai voglia di parlarci un po’ di te?
Anna Cortese sono io, una donna come tante altre con tantissima voglia di vivere e di fare. Amo tantissimo la mia città e il mio territorio, che ho imparato ad amare con la consapevolezza degli anni.  La vita, come spesso accade, mi ha messo a dura prova diverse volte, ma il mio carattere ostinatamente positivo mi ha sempre fatto rialzare con una forza nuova.

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Per un certo numero di anni tu sei vissuta In Argentina.Che ricordo hai di quel Paese?
E’ vero, ho vissuto in Argentina e precisamente a Buenos Aires. L’Argentina è un paese meraviglioso . Laggiù la natura ha dato veramente il meglio di sé: gli spazi sono infiniti e i paesaggi mozzafiato . Io ho avuto la fortuna di percorrerla tutta da nord a sud e di venire in contatto con alcune persone meravigliose, in particolar modo i nativi locali, i Mapuce . Loro vivono come se il tempo non fosse mai passato
Vivono di ciò che la terra , la grande Pacha Mama, offre loro e  la usano al meglio, con grande rispetto. Ho imparato ad amare la loro cultura e la loro autenticità rispettandoli e vivendo nelle loro terre non da padrona ma da ospite. Purtroppo però la macchina impietosa di un certo turismo irresponsabile li costringe a vivere come se fossero gli ospiti di in un circo a cielo aperto, il tutto per poter sopravvivere, vendendo souvenir per pochi soldi.
Uno dei viaggi più belli che ho fatto è stato quello in Patagonia . Sono partita all’ avventura da Buenos Aires e ho ripercorso le orme dei primi europei, seguendo le tracce di Colombo, quindi tutta la costa atlantica fino alla Terra del Fuoco. Al ritorno ho seguito il percorso dei conquistadores argentini percorrendo la costa dell’ Oceano Pacifico.  Molto bello, anche se diverso dal Nord del Paese o dallo spettacolo e dalla magnificenza delle cascate di Iguasù, il confine naturale tra Argentina, Brasile e Paraguay.

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Momenti belli e momenti bui..hai voglia di descrivercene qualcuno?
I momenti belli che ho vissuto sono tantissimi, molti legati alla mia famiglia di origine. Ci sono stati anche momenti molto brutti, come nella vita di tutti. Quello che ricordo con un misto di dolore ma anche con tanto amore è la morte di mio padre. La sua morte mi ha fatto crescere e ha dato un valore diverso alla vita. Spesso avverto ancora la sua mano che mi accompagna.
 Il più bel viaggio che hai fatto dentro di te?
Non ho dubbi: è stato quello che ho fatto prima, durante e dopo una grave malattia.  La gravità di questa condizione non mi ha tolto la voglia di vivere o la paura di vivere, al contrario, al di là della normale ansia che ho provato per la mia sorte. E’ incredibile quanto tutto assuma un’ altra collocazione rispetto a “prima”. I valori diventano inevitabilmente altri . Basta un fiore a rallegrare la mia giornata e anche le arrabbiature quotidiane spariscono perché le cose importanti sono altrove. Si impara a distinguere quello che conta, insomma. E a mettere da parte un sacco di cose che prima sembravano indispensabili.
 Quali sono le cose in cui credi, Anna?
Io credo tantissimo nella mia voglia di vivere, ma anche nella tolleranza e nella solidarietà. Non siamo noi il centro del mondo, per intenderci.

 

So che è in fermento un bel progetto turistico relativo al Piemonte, che cosa ci racconti?
Sì, è così. Amo la mia terra così ho deciso di dedicare le mie nuove energie in un’ avventura che si intitola “Cooltourasti”
Attualmente mi occupo dell’organizzazione di eventi e di corsi, anche corsi di cucina per persone con problemi alimentari e di salute. Credo moltissimo in questo mio progetto e voglio dare un po’ di vita a questa mia città, Asti, che è bellissima, ma un po’ sonnolenta. Basta con i bugja nen!

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In viaggio con…Romana Petri

Torna da noi, con immenso piacere, l’amica Romana Petri, una delle più importanti scrittrici del panorama  della letteratura italiana moderna.  Romana Petri è autrice di vari romanzi e raccolte di racconti con i quali ha vinto il premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour . Con Tutta la vita ha vinto il premio Bottari Lattes Grinzane.  E’ stata finalista del Premio Strega 2013 con il suo ultimo lavoro: ” Figli dello stesso padre”, un libro assolutamente da leggere. E ‘ la storia di Emilio e Germano, due fratelli nati dallo stesso padre. Emilio da madre milanese, Germano da madre romana. Non hanno mai avuto un buon rapporto, così diversi, a partire dalle scelte di vita. Emilio, quarantenne minuto e di grande buon senso, vive a Pittsburgh dove insegna matematica. È sposato e vive per la famiglia. Germano invece è scapolo e ha sempre rifiutato legami, vive a Roma e conduce una vita affettiva molto disordinata. E’ un pittore affermato. In comune hanno solo il padre, una personalità granitica che ha causato scompensi in entrambe le famiglie, prima abbandonando la madre di Germano, poi quella di Emilio. Germano non ha mai perdonato a Emilio di essere stato la causa inconsapevole del divorzio dei genitori. Un giorno però Emilio riceve un invito ad una mostra del fratello a Roma. Sarà l’occasione per rivedersi e tentare insieme di riaprire e sanare vecchie ferite. Con la sua voce potente e la caratterizzazione quasi epica dei suoi personaggi, Romana Petri torna a dar voce a sentimenti privati e al tempo stesso universali.

In questa breve chiacchierata Romana Petri ci parla dell’ultimo suo lavoro e di se stessa in maniera spontanea e simpatica. E per noi è sempre una gioia ospitarla a “casa nostra”.

Grazie Romana!

Romana, vorresti parlarci del tuo ultimo lavoro: ” Figli dello stesso padre”?

È un romanzo sulle passioni umane, anche su certi vizi capitali. Il primo domina Germano ed è la furia, una della passioni che fin dall’inizio ha dominato la letteratura. E infatti il personaggio di Germano è ispirato ad Achille, come lui è biondo ma dall’anima bruna e tormentata. Poi c’è l’invidia di Emilio, l’unica passione che non concede mai tregua né piacere, perché per provarla bisogna sentirsi sempre inferiori agli altri. E poi la lussuria di Giovanni (don Giovanni) che lo rende, soprattutto agli occhi dei suoi figli un padre inadempiente, che non fa di loro due la sua priorità. Un uomo dominato dalla carne, e, soprattutto, dalla variatio. Su questo sfondo prevalentemente maschile, ci sono le madri dei due fratelli, specie di coro greco e dunque le lettrici ideali del romanzo, perché alla storia partecipano immedesimandosi completamente. Donne un po’ Cassandre, non sempre ascoltate, ma che sanno di poter fare solo fino a un certo punto e poi osservano, meditano, tirano le loro conclusioni. Il rapporto tra Germano e sua madre è basalto su basalto. Lei ha sostituito per lui anche la figura paterna, cosa che oggi accade spesso nelle famiglie di separati. Edda è una donna che sa nascondere bene le sue debolezze e che fa da puntello al figlio con la sua compiutezza. Il loro è anche un rapporto giocoso, fatto di molto colloquio. Ho scritto un romanzo sul laconismo maschile, ma dalla loro parte, perché gli uomini mi sono simpatici. I loro silenzi si allungano talmente da far trascorrere 40 anni. Alla fine, se in un romanzo ci deve essere per forza un messaggio, in questo c’è che noi, per citare un meraviglioso saggio dello psichiatra Eugenio Borgna, siamo un colloquio.

 

 Che cos’è stato d’ispirazione per te la storia del conflitto tra i due fratelli?

Le famiglia allargate possono essere fonte di ispirazione, ma di certo non sono luoghi ameni e facili. E oggi ce ne sono moltissime. Però io non volevo parlare del dolore delle separazioni, l’ho già fatto in altri romanzi, come Ti spiego, e in questo volevo analizzare un dolore ben più profondo, e cioè quello dei figli. Le coppie si incontrano, si innamorano, poi si disamorano e si lasciano. Al momento sembra la catastrofe, ma catastrofe non è mai perché alla fine si diventa (l’uno per l’altra) solo dei puntini lontani lontani del proprio passato. Per i figli, invece, questo dolore sembra abbastanza superabile all’inizio, ma con il passare del tempo lascia ferite profondissime, difficili da rimarginare. E le famiglie allargate vogliono dire anche “mezzi fratelli”. Il dolore dei figli è sempre colpa dei genitori. Loro sono piccoli e noi li plasmiamo con le nostre vite, gliele imponiamo. I due fratelli, che probabilmente si sarebbero amati fin da subito, non ci sono riusciti grazie al padre che non ha mai saputo gestire gli affetti.

Com’è cambiato il tuo approccio alla scrittura, se è cambiato, da “ Il Gambero blu” a “Figli dello stesso padre”?

Forse non è tanto il rapporto con la scrittura ad essere cambiato, forse nel tempo sono cambiata io. All’inizio scrivevo facendo tentativi ed esperimenti, cercavo una strada (si cerca sempre una strada) ed ero convinta che cercando avrei trovato. E invece, poi ho scoperto che il piacere e il bello sta proprio in questo continuo andare in cerca nella speranza di non trovare mai quello che si sta cercando. Ho l’impressione che il senso dell’incompiutezza sia ciò che muove gli scrittori, e tutti gli artisti in genere,  a tentare sempre qualcosa di nuovo. Si crea per “insoddisfazione” di quello che la realtà ci offre, per eccesso di fantasia che in qualche modo deve essere lasciata andare, per malinconia, per rimpianto, per curiosità, perché si vorrebbe avere il dono dell’ubiquità, ma poi, anche ad averlo non basterebbe. E poi si scrive anche per allungare il brodo della propria vita, perché inventarsi una storia allunga il tempo, proprio come fare un viaggio. E così, chi scrive, si illude vi vivere un po’ di più.

 

Il tuo lavoro è stato finalista al prestigioso Premio Strega? Ci vuoi raccontare com’è partecipare ad un premio letterario?

Beh, dipende dal premio letterario. Lo Strega è un premio molto diverso dagli altri. Sai fin dal principio chi vincerà e questo toglie una gran fetta di interesse alla questione. Però continua ad essere il premio più noto d’Italia, quello che allunga la vita a un libro che entra anche solo nella cinquina. E quindi si accetta il gioco, anche se non proprio pulito. L’importante è saperlo e non farsi illusioni, vincono sempre gli stessi gruppi. Quest’anno, per far vincere la Rizzoli, la Mondadori ha dovuto addirittura eliminarsi da sola dai giochi. Il gruppo Mondadori, ormai, vince anche malgré lui.

Fra i lettori del nostro blog abbiamo molti tuoi fans e persone che ammirano la tua scrittura, Per me sei una persona speciale.Hai voglia di raccontare chi è Romana Petri con le parole che credi più opportune?

Sono, verdianamente, la “figlia dell’amore”. Sono nata in una famiglia di artisti e pure felici. I miei si amavano molto e questa infanzia dorata ha lasciato un segno. Ogni volta che ho dovuto affrontare una difficoltà nella vita, sono sempre andata a riprendere le forze laggiù, dove tutto è cominciato. Sono quindi diventata una persona molto esigente negli affetti. Sono una donna poco sfumata in tutti i sensi. Personalmente, ogni volta che ho scritto un romanzo su un “cavaliere errante e solitario”, sono stata molto più autobiografica di quando ho usato un po’ della mia vita vera. Quando parlo di questi cavalieri epici, ci metto la mia poetica della vita, la mia illusione, la mia leggendaria passione per la purezza. Non c’è dubbio che in questo mio ultimo romanzo, il personaggio  che ho amato di più è stato il complicato Germano, quello che più di tutti ha patito perché di una sensibilità sconfinata. Cosa c’è di più commovente di colui che per punire chi lo ha fatto soffrire punisce se stesso?

 Tu vivi fra l’Italia e Lisbona. Ci spieghi la differenza che c’è fra pubblicare in Italia e pubblicare all’estero? In pratica, come funziona l’editoria a casa nostra?

Ormai non c’è più molta differenza da nessuna parte.  La letteratura sta lentamente morendo e nessun editore si fa in quattro per farla sopravvivere. Si continuano a pubblicare bei libri, meno di una decina di anni fa, ma si continua a farlo. Il problema è che sul libro di qualità non si punta più molto, la divulgazione della qualità è complicatissima. Abbiamo voluto una cultura per tutti e ne siamo stati mangiati. La cultura per tutti si è trasformata in un abbassamento enorme, come era prevedibile. Chi pubblicherebbe oggi un esordiente Manganelli?  Per renderci conto del livello basta guardare le classifiche di tutto il mondo, ci sono le stesse cose ovunque.  Un tempo, nelle classifiche mondiali c’è stato “Cent’anni di solitudine”. Chissà che fine farebbe oggi un libro così. Sai qual è il problema? Un tempo il lettore (che era un lettore forte) voleva avere tra le mani un libro che gli facesse dire: “Accidenti, un libro così non lo scriverei nemmeno in mille anni!” Oggi, invece, si punta al lettore che dice: “Che bello, questo potrei scriverlo anche io”. Manca lo stupore, il desiderio di essere fortemente stupiti e turbati da un libro. Insomma, manca il fondamentale, qui, in Portogallo, ovunque.

Quali altri progetti hai in vista e quale sogno nel cassetto, quello che non hai ancora realizzato, nella vita e nella tua professione?

Io sono abbastanza soddisfatta. Generalmente quando le cose marciano spero solo di potermele conservare. Sono una persona realista, che quando sogna non lo fa su se stessa ma su qualcosa di meglio. Sognare di realizzare i proprio progetti può diventare un’ossessione. Meglio sognare qualcosa di più stravagante, che magari, alla fine, ci fa scrivere un libro. Sono felice di aver realizzato il desiderio di pubblicare i miei libri, mi sembra sempre un miracolo. E continuo ad avere l’anima dell’esordiente che mio marito mi rimprovera quasi ogni giorno. Ma che ci posso fare? Sono fatta così e con il tempo mi sono accettata come sono, con tutti i limiti e le fosforiche  emotività.

 I famosi tre libri che porteresti con te sull’isola deserta, quelli di cui non puoi proprio fare a meno..

Accidenti, tre sono pochissimi. Però metterei di certo il Don Chisciotte, l’Ulisse di Joyce, il Paradiso Perduto di Milton… e  lascio i puntini di sospensione perché la lista sarebbe lunga e già così mi sembra di aver fatto un torto grandissimo a Guerra e Pace… e a molti altri come Jack London, Guimarães Rosa… Basta.

In viaggio con… Italo Bonera

 

Italo Bonera, bresciano, ottimo fotografo e persona speciale. Da oggi anche scrittore. Voi raccontarci chi sei, Italo?

Parlare di se stessi è difficile, secondo me sono gli altri che ti definiscono. Farò uno sforzo. Sono soprattutto un lettore; mi piace in particolare la narrativa di genere. L’altra mia passione con la quale si esprime la curiosità per il mondo è la fotografia. Mi interessa anche tutto ciò che è cultura e scienza, mentre mi annoiano le competizioni, il pettegolezzo e la mediocrità.

 

 Come nasce la tua passione per la scrittura?

Grazie alla spinta di amici. Ho sempre trovato più semplice esprimermi scrivendo che a voce, ma non ho pensato di praticare la narrativa finché un amico mi ha coinvolto in un progetto che è poi diventato il romanzo di storia alternativa “Ph0xGen!”, uscito nel 2010 su un Millemondi Urania di Mondadori. Nel frattempo avevo anche vinto un concorso per racconti brevi, così mi sono convinto a continuare con la scrittura,

 

 Ti va di parlarci del tuo ultimo lavoro?

“Io non sono come voi” narra di un futuro prossimo, un’Italia governata da un regime fintamente democratico che sopravvive grazie alla mediocrità e all’abitudine al sopruso di “un popolo storicamente incapace di dissentire” (mi permetto di citare Pasolini…). Il protagonista, un uomo colto, consapevole e ipercritico, non si riconosce nel mondo che lo circonda. Vittima di una serie di soprusi inflittagli da persone meschine che appartengono al Potere, imparerà a conoscere la violenza e il proprio lato oscuro. Maturerà un progetto di rappresaglia spietata, al di là della ribellione, oltre la vendetta. Un percorso criminale lungo il quale conosce altre persone, che gli sono simili, con le quali crea un rapporto autentico, fuori dagli schemi, di fratellanza, di fedeltà che trascende quella carnale. Grazie a questo legame ritrova la propria umanità, e conclude la propria vicenda.

 

 Italo e la fotografia. Che rapporto hai con la macchina fotografica e che cosa ti attrae di più?

Inquadrare nel mirino delle fotocamera è come “mettere una cornice” a un pezzo di realtà, isolare dettagli, attimi, aspetti del mondo fisico che uno sguardo distratto non sempre coglie. Una fotografia restituisce un fazzoletto di mondo all’attenzione di chi la guarda, conferendogli un valore che sfugge all’occhio. Questo è ciò che credo di fare. Vi è poi un altro livello, quello veramente alto, quello dei grandi: produrre immagini che, nella loro composizione e singolarità, sono da sole in grado di narrare una storia intera; questo, purtroppo, non lo so fare.

 

 Ti ho conosciuto in un viaggio in India che abbiamo intrapreso insieme qualche anno fa. Che ricordo conservi di quel viaggio?

Gli odori sono il ricordo più forte. Poi i rumori, e infine i colori. In una parola, la gente e la loro vita. La memoria del caos sconvolgente e vitale di alcune città, di alcuni mercati, è stato la base su cui ho lavorato per descrivere il “Distretto Cinese” nel mio romanzo.

 

 Parlando di viaggi, che cos’è per te il viaggio?

È l’ansia prima della partenza, la preoccupazione di raggiungere un luogo sconosciuto e forse ostile. È la sensazione di affrancarsi dalle angosce quando finalmente ti trovi immerso nella nuova realtà, e la guardi, assorbi il mondo nuovo, annusi e cerchi di capire.

Foto di Carlo Dolce

In viaggio con….. Silvana Barbagallo

Ho conosciuto Silvana Barbagallo per la prima volta durante un viaggio in Cina. Lei era con il  marito Romano e con gli amici Emilia e Annibale.Quello che mi colpi di lei era l’estrema gentilezza con la quale si muoveva per il mondo, lo stupure muto che  metteva davanti alla scoperta delle cose ed un certo velo di malinconia che si portava appresso. Da allora abbiamo fatto diversi viaggi insiene. Ed è sempre un piacere intraprendere un cammino con una persona generosa e così speciale.

Quella di Silvana è una chiaccherata a ruota libera, dove lei ci racconta un poco di sè.

Sono……quella che si vede, una persona semplice con una gran sete di vedere conoscere, anche per arricchimento, ma quello che più mi piace è la scoperta. Le mie curiosità, il mio entusiasmo credo mi rappresentino molto…ho la certeza che mantenendoli entrambe io riesca ad essere più me stessa.
Siciliana di origini e nascita, vivo nei pressi Ostia,quindi vicino al mare e i miei due figli (ed oggi anche un nipotino ) sono andata a prendermeli fino in Russia, a Rostovsul Don, con un viaggio da raccontare. Questo è sicuramente, stato il viaggio più bello, ma “duro” della mia vita, perchè l’entusiasmo di diventare mamma è stato superato dall’angoscia di quei sette giorni da pendolare verso l’orfanotrofio…..una realtà per me durissima con 15 bambini che appena entravo mi correvano incontro credendo di riconoscermi come la loro mamma…..e lì sono “cresciuta” tanto, anche se attraverso un dolore fisico, di non potermeli prendere tutti. Attraverso questa esperienza di grande arricchimento è emersa la parte migliore di me….fino ad allora latente, ciò la vita aveva deciso di negarmi, me lo sono preso a piene mani .


I viaggi fisici che sono iniziati quando ho dismesso i panni di chioccia, li vivo con il mio inesauribile entusiasmo dal momento del progetto, per poi diventare una spugna nel corso dello stesso viaggio e mi stupisco da sola, di come tutto possa lasciare un segno in me.
Credo e riconosco, l’onestà e il rispetto nella gente che incontro perchè li considero una priorità per lo stare al mondo e nei rapporti interpersonali. Sai io non ho una visione molto allargata del futuro, credo sia meglio vivere con pienezza il presente…poi chi sà.
Come ho detto sono nata a Palermo, ma vissuta a Verona fino all’età di 15 anni per poi tornare a Palermo dove mi sono laureata in architettura. Parentesi Valdostana, mi sono sposata e sono vissuta a Torino per approdare , infine a Roma dove ho lavorato come interior designer e progettista.

In viaggio con…..Katherine Aaishah Gogel

77166_474766177415_3698303_nHo incontrato Katherine Aaishah Gogel per la prima volta tre anni fa, quando era già la moglie di Shabir Shagoo.  Prima il nostro rapporto era fatto di lettere, di poche mail e di rare telefonate.  Ci sono al mondo  persone con le quali non occorrono nemmeno le parole. Lei è la moglie del mio fratello d’adozione, Shabir. La mia storia con la famiglia Shagoo di Srinagar affonda radici profondissime nel tempo. Un giorno, quando raccoglierò le idee e saprò metterle per iscritto, la racconterò. E’ una storia d’amore profondo. Una delle storie personali che mi tengono ancora oggi così  intensamente legato all’India. Kathe è una donna speciale e ha sposato un uomo speciale.Loro due hanno un posto particolare nel mio cuore. Trasparente, buona nel senso più autentico, generosa, modesta, intelligentissima, artista e grande studiosa del sufismo, la branchia spirituale dell’Islam, Kathe si muove fra gli Stati Uniti e l’Asia con  una naturalezza tutta sua. Con la consapevolezza profondissima di essere a casa ovunque si trovi.

Katherine, can you tell us pls which are your roots. You were born in Switzerland but you are American. Can you tell us your story in brief?
Katherine, puoi raccontarci quali sono le tue radici? Tu sei nata in Svizzera, ma sei americana. Puoi raccontarci in breve la tua storia?

I was born in Bombay, India. My father is Swiss and was working for Sandoz. My mother is American. They met in Paris possibly in 1949 and kept in touch. In 1956 my mother decided to travel around the world and stopped in Bombay to visit my father. They married. So my mother only travelled half way around the world.

Soni nata a Bombay, in India. Mio padre è svizzero e lavorava per la Sandoz. Mia madre è americana. Si sono incontrati a Parigi forse nel 1949 e sono rimasti in contatto. Nel 1956 mia madre decise d’ intraprendere un viaggio intorno al mondo e si fermò a Bombay per far visita a mio padre. Si sposaro, così mia madre compì solo metà del suo viaggio attorno al mondo.

You travelled a lot alltrough your entire life. Will you tell me what did you learn from that, what did you learn from the people you met?
Tu hai viaggiato molto lungo il corso della tua vita. Mi puoi dire che cosa hai imparato dalla gente che hai incontrato?

World travel teaches us that people live differently. Some with great hardship, which makes us appreciate our comfort all the more. Being in countries where language, culture and the system is so different from what we are used to, makes us more flexible. We see wonderful things and things that deeply shock us. Some people will want to always travel more, while others will restrict where they travel to in order to keep their comfort and luxuries. I much prefer seeing and experiencing the rough travel, which builds my character and offers more adventure to my life.

Viaggiare per il mondo c’insegna che le persone vivono in modo diverso. Alcune di esse vivono con grande fatica, il che ci fa apprezzare ancora di più i confort di cui possiamo godere noi. Trovarsi in Paesi dove la lingua, la cultura ed il sistema sono così diversi dai nostri ci rendono più flessibili. Abbiamo la possibilità di vedere cose molto belle e cose terribili, cose che ci scuotono nel profondo. Alcune persone sentono il bisogno di viaggiare sempre di più, mentre atre nel viaggiare desiderano mantenere tutti i lussi e gli agi che già posseggono. Io preferisco di gran lunga i viaggi disagevoli che forgiano il mio carattere e aggiungono un senso di avventura alla mia vita

You studied Islam and you married a Muslim man, one of the person I love most in my life, my brother Shabir. What does Islam mean for you? You know that there is much confusiuon about Islam. What is it for real, according to you?
Tu hai studiato islamistica e hai sposato un uomo musulmano, una delle persone a cui io voglio più bene nella vita, mio fratello Shabir.Che cos’è per te l’Islam? Sai che c’è motta confusione sull’argomento. Come stanno le cose dal tuo punto di vista?

Islam is an extension of Judaism and Christianity. The Prophet Mohammed lived in a place and a time where people had begun again to lapse into a corrupt life style with little compassion for the lesser fortunate. Women had little to no rights. At the time of Moses, there was the harsh life of slavery. At the time of Jesus, there was corruption as well. All the prophets felt for the oppressed and believed in equality. It is the same with Buddhism.
Today there are some Muslims, who are true to Islam and live a good life. Unfortunately the media manipulate emotions in all directions. We hear most of all about the Muslims, who misrepresent tue Islam and take advantage of a twisted interpretation in order to manipulate ignorant followers to do very bad things, which are in fact against the teachings of Islam.
Some people think that women in Islam are oppressed. It is not Islam, which oppresses the women, but men who in ancient culture have always dominated over women and want to keep it that way. Women  in true Islam are encouraged to study and have rights, including the right to divorce. No marriage true to Islam is forced.
Education is very important.
I am sorry that people take religion of any kind to take advantage of people and divide people. We should never allow individual events to brainwash us.

L’Islam è un’estensione dell’Ebraismo e del Cristianesimo. Il Profeta Moametto visse in un luogo e in un tempo dove la gente conduceva uno stile di vita corrotto, con poca compassione verso i meno fortunati. Le donne praticamente non avevano alcun diritto. Ai tempi di Mosè esisteva il flagello della schiavitù. Anche ai tempi di Gesù esisteva la corruzine. Tutti i profeti erano dalla parte degli oppressi e credevano nell’uguaglianza. La stessa cosa accadde per il Buddismo. Attualmente ci sono dei musulmani che sono fedeli all’Islam e che conducono una vita corretta. Sfortunatamente i media sono anche grandi manipolatori di emozioni. Oggi  conosciamo meglio quei muslmani che non rappresentano l’autentico Islam e, attraverso  un’interpretazione errata, si avvalgono dell’ignoranza dei loro adepti e li convincono a commettere atti sconsiderati, che di fatto vanno contro gli insegnamenti dell’Islam. Alcuni pensano che le donne siano oppresse. Non è l’Islam che opprime le donne, sono gli uomini a farlo, quegli uomini  che fin dai tempi remoti hanno sempre soggiogato  le donne e vorrebbero continuare a farlo. Le donne nell’Islam autentico vengono incoraggjate a studiare, ad  avere i loro diritti, incluso quello di divorziare. Non esiste il matrimonio forzato nell’ Islam. L’educazione è molto importante. Mi dispiace molto che le religioni di tutti i tipi  sfruttino le persone e le dividano. E noi non dovremmo mai permettere che ci facciano il lavaggio del cervello.

Kashmir is one of the place in the world you certanily love most. Can you tell us how did you get to Kashmir your very first time and how did your love story with that country begin?
Il Kashmir è sicuramenye one dei luogjhi al momdo che tu ami di più. Pupi raccontarci come sei arrivata il Kashmir per la prima volta e com’è incomincita la tua storia d’amore con quel Paese?

The first time I travelled to Kashmir was in May 2008. I was in Bombay visiting with a family friend. A friend of mine was performing a concert in Srinagar on 25 May, so I decided to travel there to meet him. From Bombay I took a train up to Amritsar first and visited the Golden Temple. It was my second long train journey in India. The first had been in August during the monsoon season. I had not realized how hot it can be in the train and had booked sleeper class, which is not air conditioned. At night it was good, but it became unbearable during the day and I spent hour after hour thinking about immersing myself in an ice cold glacier fed mountain stream.
I had been warned that Kashmir is a dangerous place.
The night train from Amritsar brought me to Jammu at around 4 in the morning. I was surprised at how many soldiers were in and all around the railway station. This was my first introduction to the occupying presence in the state of Jammu and Kashmir.
I had no idea how to continue up to Srinagar. I was told to take a local bus to the bus station, where I would find a bus. This was another adventure. The 300 kilometer journey took 11 hours, including stops for food. I was the only foreigner in the bus. The road to Srinagar crosses several mountain passes and plenty of hairpin turns.
Fortunately, for people who do not have the time to take such a long and dangerous journey, the flight from Delhi to Srinagar will take half a day including getting to the airport, checking in, going through security and getting to Srinagar. I recommend the flight.
The bus stopped 8 kilometers outside of Srinagar and I had no idea where to go from there. As soon as I stepped out of the bus, one local man asked me where I was staying and tried to get me to stay at his place. I had wanted to avoid the houseboats, because on the lake, one is dependent upon little boats to get to the city and I wanted to be able to come and go on foot as I pleased. In the end, the man assured me that the houseboat he had for me was docked to the embankment.
I spent a week there and enjoyed it so much. I would any time recommend staying on a houseboat along the River Jhelum, except during the winter, when it is then very very very cold.
The day after my arrival, I went for a walk and the first person I met was a young man who asked where I was staying. His family was also involved in the tourist business and his job was to attract tourists to their houseboats or guest house. I did not move to his houseboat, but we spent the week going places together and became friends. Today this man is my husband.
Many women will meet such men on their journeys. I took time to get to know my husband, and even so I took a risk to marry him that same year. I am happy to say that it was an excellent choice. Just the same, I caution other women to jump into a romance. Not every man has such integrity as my husband and his family.

La prima volta che sono arrivata in Kashmir è stato nel Maggio 2008. Mi trovavo a Bombay in visita ad amici di famiglia. Un mio amico teneva un concerto a Srinagar il 25 Maggio così decisi di mettermi in  viaggio per incontrarlo. Da Bombay presi il treno per  Amritsar per visitare il Tempio d’Oro. Quello era il mio secondo lungo viaggio in treno in India. Il primo era stato in Agosto, durante la stagione dei monsoni. Non mi ero resa conto di quanto poteva far caldo su di un treno indiano, così prenotai una cuccetta  in un vagone senza aria condizionata. Di notte la temperatura era tollerabile, ma di giorno diventava insopportabile . Così incominciai ad immaginarmi mentre mi immergevo in un ruscello di montagna dall’acqua ghiacciata. Mi avevano detto che il Kashmir era un posto pericoloso. Il treno notturno mi portò da Amritsar a Jammu dove arrivai alle 4 del mattino. Fui sorpesa nel constatare quanti soldati ci fossero nei pressi della stazione ferroviaria.
Non avevo idea di come arrivare a Srinagar. Mi dissero di prendere un pullman locale.Questa fu un’altra avventura. Per percorre i 300 km ci vollero 11 ore. Ero l’unica straniera sul pullman. La strada che conduce a Srinagar attraversa diversi passi di montagna ed è piena di tornanti mozzafiato. Per fortuna, per coloro che non vogliono percorrere questo viaggio lungo e pericoloso, esiste oggi un volo che da Delhi porta a Srinagar. Decisamente raccomando di usare l’aereo. Il pullman si fermò ad 8 km da Srinagar. Appena misi piede fuori dal pullman un uomo mi chiese dove avrei soggiornato e cercò di convincermi a stare da lui. Avrei voluto evitare di strare su di una house boat, per via del fatto che, se si soggiorna su quelle situate sul lago, bisogna dipendere dalle piccole imbarcazioni per raggiungere la terraferma ed io volevo poter essere libera di andare e venire a mio piacimento. All fine l’uomo mi assicurò che la sua house boat era ancorata alla riva.Trascorsi una settimana là sopra e mi piacque molto. Il giorno del mio arrivo andai a fare una passeggiata ed incontrai un ragazzo che mi chiese dove alloggiassi. Anche la sua famiglia lavorava nel turismo ed il suo lavoro era quello di procacciare clienti per l’house boat dei genitori e per la loro guest house.Non mi trasferii sulla sua house boat, ma trascorsi la settimana andando in giro con lui e così diventammo amici. Oggi quel ragazzo è mio marito. Molte donne potranno  imbattersi in incontri di questo tipo durante i loro viaggi. C’è voluto del tempo per arrivare a conoscere mio marito, e  comunque io ho voluto  correre il rischio di sposarlo lo stesso anno del nostro incontro. Oggi sono felice di affermare che fu una scelta felice, tuttavia vorrei mettere in guardia le altre donne dal gettarsi a capofitto in una storia d’amore come la mia. Non tutti gli uomini posseggono la stessa integrità di mio marito e della sua famiglia.

Katherine and the life. Which are your vales and in what do you belive?

Quality of life depends upon harmony. My mother taught me to treat others as I would like to be treated.
People like to believe that their way is the best way. That is true for them selves, but it does not always mean that it is better than another way. We must take time to respect our environment and each other. Too often greed and jealousy cause divides and war between people. We can be grateful for what we have and work hard to get better. At the same time we can afford to give others a boost, even if it a smile or a few words of encouragement.

La qualità della vita dipende dall’armonia. Mi madre mi diceva sempre di trattare gli altri come avrei voluto che trattassero me. La gente tende a credere che il loro modo di vivere sia  il migliore dei modi possibile. Dobbiamo  rispettare l’ambiente e rispettarci l’un l’altro. Spesso l’avidità e la gelosia sono causa di guerre e divisione fra la gente. Dobbiamo essere grati per quello che abbiamo e lavorare per migliorarci.Al tempo stesso dovremmo dare una mano agli altri, si trattasse  anche solo di offire un sorriso e una parola d’incoraggiamento.

You live in the US at the moment. How is it? How is to live in a country which seems  to be so different from Asia?

Life is USA is an easy life. I love having a beautiful library filled with books, films and music to borrow at no cost if I return them in time. We have a warm home in the winter and clean running water. When it snows, the roads are quickly plowed and we have a car to drive places.
What I miss is adventure. It is very different from life in Srinagar. I miss much of life in Asia. I do not miss the pollution that plagues the cities and now also the villages. India needs to take action to set up waste management. The air pollution has become worse and worse in Srinagar with the growing traffic. Last year, the first traffic lights were set up at intersections in Srinagar, imagine. Nevertheless I always encourage people to travel to places such as India with an open mind and to see the beauty of the people and culture.

La vita negli Stati Uniti è facile. Mi piace avere a disposizione una biblioteca piena di libri, film e musica da prendere a prestito e restituire in tempo. Abbiamo una casa calda in inverno con acqua corrente pultita. Quando nevica le strade vengono spazzate rapidamente e possediamo una macchina per andare in giro. Quello che mi manca è l’avventura. E’molto diverso rispetto a vivere a Srinagar. Mi manca molto però  la vita che conducevo in Asia. Ovviamente non mi manca l’inquinamento che affligge le città ed ora perfino i villaggi. L’India ha bisogno di un piano per i rifiuti, ad esempio. L’aria di Srinagar è peggiorata notevolmente con l’aumento del numero di automobili. Lo scorso anno a Srinagar è stato collocato il primo semaforo, immagina. Ma io incoraggio sempre la gente a viaggiare in posti come l’India aprendo i pori della mente  e guardando alla bellezza della gente e della cultura.

Katherine Aaishah Gogel, per metà svizzera e per metà americana, con un cuore indiano. Vive a Weston nei pressi di Boston con il marito Shabir. Studia alla Colorado University e successivamente si specializza in islamistica al Goddard College. Ama viaggiare, correre in mountain bike, il trekking estremo, la montagna, il mare. Ama la natura e la gente del mondo.

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