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Turista fai da te? Anche sì, ma…..

 

Per anni, in gioventù, ho viaggiato zaino in spalla e sacco a pelo. Erano altri tempi e diversissima era la maniera d’intendere il viaggio. E soprattutto non esisteva internet. Oggi le cose sono cambiate. Nonostante tutto agenzie di viaggio e tour operator  continuano ad essere attivi nel mercato del turismo. Le ragioni sono molteplici. Quella che  ancora oggi è la più importante è la professionalità di chi ci lavora, la trasparenza di gestione e, perchè no, il contatto umano che viene trasmesso da un incontro con chi dovrebbe organizzare il viaggio per te. Di questi tempi la crisi economica ha fatto in modo che invece moltissimi si dilettino nel “fai da te”. Intendiamoci: noi stessi operatori del turismo non disdegnamo di aquistare on  line un volo low cost per Londra o per Parigi e un  paio di notti in un hotel; non sto parlando di questo. Mi riferisco a coloro che baypassano noi tutti contattando direttamente qualcuno sul posto. Il web abbonda di personaggi disposti ad organizzare il viaggio per voi a prezzi più bassi. Un po’ per gioco ( ci sono persone che si divertono a progettare viaggi, senza per altro averne alcuna competenza ) e un po’ per piaggeria, nella convinzione di risparmiare un sacco di soldi, ci sono oggi parecchi individui che si affidano a qualsiasi sconosciuto, magari incontrato per caso nel web. Per carità, non dico che il mondo sia pieno di ladri e approfittatori, ci sono infatti molti persone  valide dappertutto, oneste e trasparenti (purchè siano abilitati a svolgere quel lavoro ),  così come ci sono degli abili venditori di fumo anche fra alcuni operatori italiani , ma forse conviene informarsi prima a chi state mandando i vostri soldi come acconto del viaggio a venire. E’ accaduto a gente che conosco di essersi ritrovata all’aeroporto di Adis Abeba ad attendere un fantomatico autista ed una guida per ore e non  di non averne visto nemmeno l’ombra. Ovviamente in questi casi i pagamenti avvengono in regolare nero, così che non possiate nemmeno avanzare le dovute rimostranze. Il che spiega un po’ ( al di là della grande evasione fiscale ) il Paese che siamo. Nessuno vieta a nessuno di provvedere ai propri viaggi diversamente, quello che voglio dire è che ci vuole professionalità. E correttezza. Il web abbonda di consulenti di viaggi disposti a farvi mille ed un preventivo. Non c’è problema se il consulente lavora per un’agenzia o per un tour operator; il problema sorge quando il consulente è consulente di se stesso e agisce in solitaria, qui o in Tanganiga che sia. Chi risponderà per lui se le cose non  dovessero andare come preventivato?  A chi state dando il vostro denaro? Sarete coperti da un’ assicurazione? Ricevevo regolarmente una news letter da un certo Mario da Chicago che organizza viaggi. Una volta mi presi la briga di scrivergli dicendogli che siamo agenzia e tour operator e se fosse disposto ad organizzarci un gruppetto, farci da agente in loco, insomma. Non solo non mi ha mai risposto, ma mi ha addirittura bannato e buona notte. C’è chi i voli li acquista sul web, il che va benissimo se parliamo di Ryan Air, ma per  le mete lontane? C’è chi ha l’impressione di risparmiare dei soldi acquistando un volo sul web senza sapere che spesso esistono delle tariffe volo riservate ai tour operator che costano meno. Inoltre sappiamo bene tutti che il pagamento dei voli sul web deve essere fatto contestualmente alla prenotazione, cosa che raramente avviene in agenzia, a meno che la tariffa non sia promozionale con obbligo di emissione immediata. E questo per decisione delle compagnie aere, non nostra. C’è chi compra il solo volo e i mezzi di trasporto in loco  in agenzia e poi sul posto si arrangia da solo. E questo va benissimo se parliamo dell’Europa, del Nord America, dell’Australia o del Giappone. Ma forse sbaracare negli aeroporti di certi posti, crecare  una camera d’ albergo e qualcuno disposto a scarrozzarvi in lungo e in largo attraverso l’ Uganda, il Mali, il Tibet o anche solo l’ India senza avere una prenotazione effettuata in precedenza con qualcuno di relamente fidato  a casa vostra diventa un tantino più complicato e  talvolta rishioso. E poi quanto tempo avete perso, quante mail avete dovuto inviare, quanta l’ansia che tutto possa non andare bene? Quanti percorsi avete dovuto studiare e quante volte vi è  passato per la testa che fosse una fregatura ? Viaggiare in certi  posti è rishioso quando non si  hanno alle spalle un tour opertar acceditato ed il suo corrispondernte abilitato in loco, che risponde a noi e a voi  degli eventuli disservizi. Ci sono poi coloro, sempre meno però, che partono in solitaria per l’avventura della vita, a piedi, in bicicletta, in barca, ma questo è un mondo a parte dove serve molto coraggio, un briciolo d’incoscienza, di solito quella dei vent’anni, e tanto tempo a disposizione.

Qualcuno una volta mi disse, come se fosse stato un peccato terribile, che noi sul nostro lavoro ci guadagniamo. Ebbene sì. Noi vendiamo servizi turistici e del nostro lavoro campiamo. Come tutti. Come chi vende scarpe, frutta e verdura, come la merceria all’angolo, come i medici, gli avvocati, i commercialisti o gli architetti, come qualunque altro lavoratore. Non siamo una Onlus, ma un conto è lavorare con onestà, altra cosa è approfittarsi delle persone. Qualche tempo fa mi trovavo in una macelleria nei pressi di casa mia. Il commesso, un ragazzotto semplice ma molto arguto, stava affettando delle bistecche per una signora. Lei,  sbotto e con fare piuttosto aggressivo ed esordì con il fatto che la carne fosse cara, che certo quella macelleria era di ottima qualità, ma che altrove la carne costava meno, alla Lidl, ad esempio. Ricordo che il ragazzo la lasciò sfogare per bene, poi le disse con un bel sorriso sincero ” “Perchè non si compra una bella  mucca, la mette sul terrazzo, le dà da mangiare per due, tre anni e poi la macella? Vedrà se spende meno”.

Ecco. Che ognuno faccia il proprio mestiere.

E, a proposito di mestiere, noi quest’anno  compiamo 30 anni.

 

Trapani da vivere

Trapani è una città di fronte a due mari. Stretta tra l’acqua ed il monte di Erice, l’antica Drepanon nasce intorno al suo porto: originariamente come villaggio sicano, poi come piccola città fortificata, in cui per secoli vissero pescatori, commercianti, artigiani di popolazioni diverse, come gli Elimi. Se ci si spinge appen oltre il porto dei pescatori, là dove si trova anche il mercato del pesce freschissimo, ci si trioverà a breve su di un molo, dove, verso il fondo, si staglia la  Torre di Ligny, sede oggi del Museo della Preistoria. Per raggiungerla si percorre una stretta via, circondata da entrambi i lati dal mare di un azzurro intenso e battuta dal vento, una passeggiata che regala emozioni e vista mozzafiato. Addentrandosi verso il centro storico, si possono ammirare gli antichi palazzi, i monumenti, le chiese di diverse epoche. Gran parte del centro storico di Trapani è inserito nella zona a traffico limitato. L’accesso alle auto è vietato in numerose vie, che nel tempo hanno assunto il carattere di “salotto” della città: Corso Vittorio Emanuele, l’antica “Loggia”, via Torrearsa, Via Garibaldi. Qui è tutto un susseguirsi di palazzi storici e chiese di notevole pregio artistico: il Palazzo Cavarretta, la Cattedrale, Palazzo Riccio di Morana, Palazzo San Rocco, Palazzo Riccio di San Gioacchino, Palazzo Lucatelli, la Chiesa del Collegio. Poco distante si trova la Chiesa del Purgatorio, in cui sono conservati i sacri Gruppi dei Misteri di Trapani. Da Via Garibaldi, attraverso una scalinata sulla sinistra si raggiunge la Chiesa di San Domenico con l’annesso convento. Lungo la via Torrearsa si apre Piazza Sant’Agostino con la Chiesa caratterizzata dal prospetto impreziosito da un rosone e la Fontana di Saturno. Proseguendo si giunge in Piazza Scarlatti, nei pressi della quale si trova l’ex Chiesa di San Giacomo, sede attuale della Biblioteca Fardelliana. Trapani è una città da vivere, di giorno e di notte. Bella, elegante, un po’ austera e barocca, un posto dai mille ristorantini  e più lussuosi wine-bar lungo le strade che offrono specialità locali a prezzi abbastanza contenuti. La sera le vie del centro storico si illuminano di una luce calda e  la gente indugia in un piacevole passeggio per godersi la brezza che viene dal mare. Da non perdere l’escursione alle Isole Egadi, appena di fronte alla città. Dal porto marittimo partono aliscafi e battelli che conducono alle isole. Da Trapani a Favignana (imperdibile) il biglietto costa 10 euro ( solo andata ). Il servizio è regolare. Ci sono inoltre, davanti al porto marittimo,, alcune agenzie  turistiche che offrono un’escursione di un’intera giornata  che tocca due o tre isole, di solito Favignana, Marettimo e Levanzo, offrendo a bordo un pasto semplice ma gustoso al prezzo che varia dai 35 ai 4o euro a persona.  Si parte alle  09.30 e si rientra in porto verso le 18,  effettuando due o tre soste presso alcune splendide calette raggiungibili solo dal’acqua. Il mare delle Egadi non ha nulla da invidiare a quello dei Caraibi ed il  fascino quasi desolato delle isole è impagabile. La rinomata stazione balneare di San Vito lo Capo è raggiungibile in pullman in poco più di 30 minuti ( dalla stazione delle corriere o dalle varie fermate davanti al porto marittimo). Forse vale la pena andarci in bassa stagione, quando la bellissima spiaggia bianca e fine  è un po’ meno inflazionata di bagnanti. E poi Erice, Marsala, lo scavo archeologico di Mozia, sono tutte mete facilmente raggiungibili da Trapani in poco tempo. Esiste anche un servizio regolare di pullman per Palermo, ma il capoluogo della Sicilia merita una visita ben più approfonita che non sia  quella di una sola giornata. Noi ci siamo arrivati con volo diretto Ryanair da Treviso a prezzi non prorprio bassissimi. Come sempre, se non si hanno date fisse da rispettare, si può acquistare il volo con largo anticipo, scegliere le date  a tariffa più economica e risparmiare qualcosa. Abbiamo soggiornato  5 notti presso il Residence Le Chiavi di San Francesco 4 stelle:  www.lechiavidisanfrancesco.com, in pieno centro storico. Un posto bello, elegante anche se informale,  ma con un tocco personale in più nella scelta dell’arredamento e degli elementi architettonici, molto ben curato, con camere spaziose e pulitisisme. Personale  molto cortese e disponibile. Ottimo rapporto qualità-prezzo. Una vera chicca: la prima colazione  viene servita sulla terrazza al 4° piano con vista sulle cupole della Chiesa di San Francesco e  sulla città vecchia. Un posto che consigliamo davvero a tutti coloro che cercano confort e corstesia.
A Trapani vale davvero la pena di andarci.

La polvere

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Un giorno ho smesso di credere alle parole di Anna Frank. “ Sono convinta che, in fondo al cuore, tutti gli esseri umani siano buoni”. Quel giorno, entrando nella camera della mia pensione ad Addis Abeba, un posto sgangherato e sconnesso, mi parve di sentire le note di una canzonetta occidentale di tanto tempo fa e la musica mi riportò alla memoria i momenti della mia infanzia. Mia madre  la cantava sempre quando lei era giovane ed io bambino. Ad un tratto l’immagine del bimbo che avevo incontrato  tanti anni prima nel campo profughi si formò all’improvviso dietro alle mie palpebre chiuse. Fu allora che, da un momento all’altro, cessai di credere nella bontà dell’uomo. L’immagine mi riempì il cuore e la mente. Quel bambino mi aveva afferrato un dito, portandomi con  sé a vagare senza meta per quel campo. Un bambino stracciato con in mano un piatto vuoto, occhi  di cent’anni e le gambe rinsecchite di un vecchio. Ho dovuto venire  mille e mille volte in posti come questo perché un giorno un bambino mi dimostrasse che Anna Frank aveva avuto torto.   Quel bambino mi aveva rivelato che non tutti siamo buoni, nemmeno in fondo all’animo, perché lui stesso era stato condannato dalla nostra mancanza di pietà. Da allora il ricordo di quel bambino vive dentro di me come quello della sua manina chiusa attorno al mio dito. Un bambino la cui breve vita è stata parzialmente determinata da gente che ignorava la sua esistenza. Un bambino che non ha avuto scelta, perché le scelte sono state compiute sopra di lui, anzi, senza che di lui si tenesse il minimo conto. Un bambino il cui destino è stato influenzato da decisioni prese a mente fredda, che, di lì a poco, si sarebbe steso sulla terra arida, forse per morirvi. .

Ecco perché voglio capire quali sono le scelte che devo compiere e agire di conseguenza. Perché la capacità di scegliere costituisce l’essenza stessa della natura umana. Voglio battermi contro le forze che negano ad un individuo o a un intero popolo il diritto di scegliere. E poiché mi rendo conto che la chiarezza assoluta non esiste, devo imparare ad accettare anche l’ambiguità e il fatto che i momenti più difficili dell’esistenza sfumano nell’incerto e che le aspirazioni più profonde dell’umanità implicano dei costi, oltre che dei vantaggi. Un bambino che non ha avuto altre scelte che le nostre. Ho camminato con lui, un dito stretto nella sua mano, gli occhi sulla testolina bruna coperta di polvere, che guardava dritto davanti, senza mai voltarsi verso la gente che ci passava accanto.

Splendida Catania

catania-3Barocca, austera, colta, mordiba, affascinante,  bellissima come una donna siciliana. Catania si offre ai visitatori in tutto il suo splendore. In un solo colpo d’occhio. E al primo istante. Simbolo di Catania è U Liotru, un manufatto antico in pietra lavica che raffigura un elefante che sorregge un obelisco egiziano, oggi si trova nella centralissima Piazza del Duomo. Qui, vi sono  anche il Palazzo degli Elefanti (il municipio), la Fontana dell’Amenano (l’acqua, tracimando da questa vasca, produce un effetto cascata ), il Palazzo dei Chierici e la storica Porta Uzeda. La Cattedrale di Sant’Agata, duomo della città, è ubicata sul lato est della omonima piazza e rappresenta la costruzione religiosa più significativa di tutta la città. L’edificio attuale è opera dell’architetto Gian Battista Vaccarini che disegnò la facciata, in stile barocco siciliano, riedificata, nel 1711, dopo il terremoto del 1693. All’interno vi si trova la tomba del musicista catanese Vincenzo Bellini e una pregevolissima urna in cui sono racchiuse le reliquie della Santa. E poi  il Monastero dei benedettini, risalente al periodo rinascimentale.  E’ un complesso ecclesiastico situato in piazza Dante, nel centro storico di Catania, costituito da un importante edificio conventuale benedettino e dalla monumentale Chiesa di San Nicolò l’Arena. E ancora via Etnea, il salotto dei catanesi, il Teatro romano, risalente al II secolo, situato nel centro storico della città, l’Odeon e poi ancora tanti siti storici da perdere la testa. Ma tutto questo lo potrete trovare su di una qualunque guida della città. Quello che ci ha colpito di Catania, al di là delle sue bellezze artistiche, è stata l’atmosfera. E la gente. Passeggiare per la città vecchia è come immegersi in molteplici culture. Bellissimi i palazzi del settecento e dell’ottocento, con la loro facciate scrostate che conservano all’interno sale magnifiche e maestose. Staordinarie le strade, piene di persone che convivono fianco a fianco nella vita di ogni  giorno con una tolleranza che si respira a pieni polmoni. Una città d’immigrati Catania, quasi a ricordo di quando erano i siciliani a cercare fortuna all’estero. Belli i catanesi. Con quel misto di arabo e normanno, dall’incedere elegante ma casuale, senza presunzione o altergia alcuna. Dei veri signori d’altri tempi, tutti loro. Una città che senti amica da subito, calda, affabile, cortese. E sopra tutto l’Etna, il vulcano attivo incappucciato di neve, che sovrasta la città, ovunque si volga lo sguardo. E poi il cibo: le panelle, il pesce, i cannoli, il pistacchio e gli arancini. Difficile per noi dire quali e dove si acquistino i migliori: ci sono piaciuti tutti. Ci siamo arrivati da Venezia con Volotea, che non vince il premio per essere la migliore compagnia aerea del pianeta, ma che in quel momento offriva tariffe convenienti con volo diretto a orari comodi. Abbiamo alloggiato presso il B&B De Curtis  http://www.decurtispalace.com/, vicino alla stazione centrale, in pieno centro storico, a due passi dal Duomo e da via Etnea. Ottimo per il suo rapporto qualità prezzo. Non fatevi ingannare della facciata esterna del palazzo: tutto il centro storico di Catania meriterebbe un restauro, ma i costi sarebbero proibitivi ed i problemi da affrontare moltissimi. Del resto anche questo fa parte del fascino della città: le facciate decadenti dei palazzi del centro che trasudano storia sono in realtà bellissime e piene di fascino. Le camere (a tema )   sono ampie, spaziose e pulite.Frigobar con acqua minerale gratutita, brioches e caffè in camera. Avrete le vostre chiavi personali per andare e venire come vi pare  dallo stabile e, soprattutto, la cortesia e la disponibilità di Marina, Agata e Alessandro che saranno lieti di assistervi con mille utilissimi consigli. E con squisita simpatia.

A Catania dovete andarci davvero.

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Gli omosessuali- Osservatorio privato

Non m’interessa la sessualità della gente. Quella di nessuno, Parto dal principio che ognuno possa amare chi gli pare, in ogni modo. Si tratta di amore e di amore non ce n’è mai abbastanza. Di solito non m’interessa nemmeno la professione della gente che incontro né la loro età, mi basta la persona che ho davanti, per quello che dice e per quello che suscita in me, figuriamoci se m’interessano le sue tendenze sessuali! Si parla spesso di omosessualità, spesso a sproposito. Si parla più spesso dell’omosessualità maschile perché probabilmente è quella che colpisce di più, quella che suscita più scalpore, quella che contravviene alla legge non scittta e alla tradizione che vuole il maschio potente, virile, tutto d’un pezzo. Siamo schiavi degli stereotipi noi . Anche l’omosessualità femminile viene duramente attaccata però. Una donna che non prolifica perché ama deliberatamente un’altra femmina è considerata alla stregua di un mostro. E’come se rifiustasse la sua stessa natura, quella che le è stata data per trascendenza divina, quella di essere donna e madre e quindi collocata perfettamente nel posto che le spetta in questa società di cartone. Se i maschi omossesuali fanno schifo, le lesbiche fanno orrore. Si tollerano due studentesse che vivono insieme per via di cose: gli affiti alti da pagare, la vita universitaria, la temporaenità della sistuazione. Si accettano due donne, magari parenti e povere che condividono la stessa casa, ma quando la convivenza è un atto d’amore allora si grida allo scandalo. Per qualche strano motivo, dal momento che esistono, noi gli omosessuali preferiamo vederli soli e infelici. La nostra cosciernza accetta meglio la povertà che l’omosessualità. Una volta ho sentito questo commento su due donne che vivevano insieme da lungo tempo: “ pensavo lo facessero per via delle spese, pensavo fossero povere, e invece sono lesbiche” Per il nostro vivere civile è dunque meglio essere poveri e sofferenti che gay e felici. Il che è tutto detto. Mi scandalizzo e provo un autentico disgusto davanti ad un evasore fisacale, ad un mafiso, ad un imprenditore corrotto, ma non al cospetto di qualcuno che ama qualcun altro del suo stesso sesso. Gli omosessuali sono uguali agli altri e tuttavia sono un universo a parte. Lo sanno le donne che li hanno conosciuti e che li hanno amati d’amore. Non sono diversi dagli altri uomini, e le lesbiche non lo sono dalle altre donne, no. Omosessuali si nasce, credo E’ come avere gli occhi neri come l’inchiostro o azzurri come il cielo d’Oriente. E’ un dato di fatto. E’ così e basta. Ho letto da qualche parte che la passione dell’omosessualità è l’omosessualità. Che ciò che l’omosessualità ama come suo amante, come sua passione, come sua vita non è il suo amore ma l’omosessualità. Non condivido. Di solito chi afferma questo genere di cose è un eterosessuale frustrato, infelice, spento. O un politico di un certo tipo. Così come sono frustrati e patologici gli eterosessuali che si scagliano contro l’omosessualità, che ne parlano continuamente, che la condannano e la criticano. Chi sta bene e vive sereno con se stesso e con gli altri non ha bisogno di criticare l’omosessualità. L’omosessualità colpisce però; in alcuni casi fa scalpore, suscita indignazione e sdegno. Tutto questo lo fa perchè tocca quello che dentro di noi è sconosciuto e oscuro. Come sempre la diversità mina le nostre piccole, risibili, minuscole certezze. Le donne hanno meno paura degli omosessuali. Certi uomini ne hanno molta. Sentono in qualche modo minacciata la propria virilità, il proprio ruolo traballante di maschi che non chiedono mai nei confronti delle donne che invece hanno imparato a chiedere sempre di più; vacillano e si sentono confusi. Essendo poco abituati all’introspezione e all’archeologia interiore,preferiscono attaccare che fermarsi a riflettere. La riflessione può essere pericolosa quanto l’omosessualità. Per questo molti uomini preferiscono lo svago banale e la ripetitività del lavoro quotidiano, per quanto noioso possa essere, alla riflessione. A volte la gente si stupisce quando apprende dell’omosessualità di qualcuno che conosce “Non sembra neanche gay”, come se ci fosse un modello perecostituito da seguire. Il travestito invadente, mascherato, dichiarato, sfacciato e fatale è l’esasperazione dell’omosessualità. Quello che si vede alle sfilate dei Gay Pride irrita molti, disturba perfino la sensibilità di alcuni omosessuali, ma non è altro che la risposta, magari un filino esagerata, alla repressione e al bigottismo che impregna questo nostro paese. Il travestito è divertente, è autoironico, è sopra le righe. Vive come in un film di Almodovar. Ci sono omosessuali che non sopporto perchè ci sono persone che non sopporto: Dolce e Gabbana, Zeffirelli, Platinette, ad esempio: prostitute di se stessi, pronti a correre quando l’odore dei soldi e della fama si fanno più intensi. Gli omosessuali soffrono talvolta. Soffrono come gli altri. A volte un po’ di più. Soffrono quando vengono derisi, scherniti. maltrattati e offesi. Soffrono perchè non è dato loro di esprimersi come vorrebbero, a gesti e a parole. Mi picerebbe che Marco e Antonio, che Anna e Rosy si potessero baciare allo stesso identico modo di Mirco e Giovanna, di Federico e Maria, di Giorgio e Marianna, senza che la gente si volti inorridita a guardarli. Quando anni fa la Televisione trasmise il brevissimo discorso di Zapatero che annunciava la legge sul matrimonio omosessuale mi commossi. Mi commossero le parole del Premier spagnolo che diceva che con quella legge molte persone, fossero state anche solo una minoranza, sarebbero state più felici. “… e lo scopo dei governi non è solo quello di far crescere l’economia, ma anche quello di promuovere la felicità”. Trovai bellissime quelle parole. Così lontante dai nostri luridi intrighi di palazzo e dalla visione personalisima della nostra politica. L’omosessualità non toglie nulla all’eterosessualità. Nessuna coppia eterosessuale sana si dovrebbe sentire toccata da un coppia omosessuale. Ci sono omosessuali che fingono tutta la vita, ragazzi e perfino uomini che hanno paura, che non sanno affrontare la famiglia, i colleghi, gli amici. Gli omosessuali sono teneri, a volte disperati, a volte soli. A volte po’ più soli degli altri. La solitudine fa male a tutti. A volte sono chiassosi, un po’ teatrali, qualche volta un po snob, come le subrette del varietà, come le prime donne dell’opera o del teatro. Gli omosessuali conoscono la pazienza, la speranza, alcuni hanno conosciuto anche la disperazione. Ma sono ancora qui, tutti o quasi. Nè re, nè servi, nè dei. Solo uomini fra gli altri uomini. Esattamente come tutti dovrebbero essere.

Gli uomini-Osservatorio privato

Sono un uomo e forse è per questo che il cervello degli uomini mi attrae di meno di quello delle donne. Di solito il cervello di molti uomini è monotematico, leggermente noioso e assolutamente prevedibile. Ovviamente ci sono delle eccezioni. Ci sono certi uomini con una mente da fare invidia. Ci sono uomini molto belli, di fuori e di dentro. Molti uomini di solito non conoscono la differenza del dire una parola oppure un’altra. Sono di un colore privo di originalità, non sono in grado di percepire, spesso, la sottile presenza di un’ombra. Per questo ci vuole una donna, o certi omosessuali. Bisogna che l’ignoto entri e disturbi. Bisognerebbe aprire all’empio, al proibito affinchè l’ignoto delle cose entri e si mostri, affinchè gli uomini si scrollino di dosso le loro certezze, assolute e finite come le religioni. Non tutti gli uomini sono così limitati, certo. Gli uomini che mi piacciono di più sono quelli che hanno un cervello che funziona al femminile. Quelli tenaci e forti. Gli uomini spesso confondono la forza con l’aggessività. Non è di quel genere di forza che sto parlando. Solo un uomo che ha sofferto molto può raggiungere quella tenacia e quella sottigliezza squisita che è propria di un essere adulto e completo. Noi uomini abbiamo una soluzione pratica per tutto, meglio delle donne, ma questa soluzione è di solito provvisoria, atta al soccorso immediato. Difficilmente è risolutiva e si protrae nel tempo. Ho lavorato spesso con gli uomini e devo dire che gli uomini sul lavoro sono più leali, più chiari, più spiccioli, più semplici e diretti delle donne, con le dovute eccezioni. Destesto gli uomini arrivati, quelli in giacca e cravatta e il volto lucido di crema antirughe, lo studio in centro, il conto in banca e la vita che passa come un fulmine che nemmeno te ne accorgi. E ti ritrovi vecchio in un attimo, con la vita sprecata alle spalle. Detesto gli uomini deboli, gli uomini sempre in ansia, quelli che chiedono sempre consiglio, quelli che si appoggiano alle donne come alle loro madri. Detesto le madri che coltivano le ansie dei figli che un giorno saranno uomini. Detesto gli uomini per bene, i borghesucci di provincia, gli uomini piccoli e senza slanci emotivi. Detesto gli uomini che non sanno stare da soli, che hanno sempre bisogno di una donna, così come detesto le donne che non sanno stare senza un uomo. Detesto gli uomini da Bar Sport, metalmeccanici o avvocati che siano, perchè l’anima da Bar Sport non ha un vestito esclusivo. Rifuggo come la peste gli uomini da copertina, quelli che vogliono essere belli come le donne belle e sono invece ridicoli e patetici come le caricature delle donne stronze. Rifuggo preti e sacerdoti. E gli uomini cattolici in generale, molto più pericolosi di una santissima bigotta in gonnella. Mi piacciono gli uomini che ascoltano e parlano poco. Quelli che dicono di non sapere quando non sanno. Mi piacciono gli uomini dalla fantasia traboccante, quelli che amano i cani perduti e i gatti di strada. Quelli che amano i figli da uomini e non cercano di fare le madri. Amo gli uomini che sanno inventarsi tutti i giorni, che non affogano in un bicchier d’acqua. Gli uomini che conoscono l’arte e la vita. Che sanno ridere di se stessi. Gli uomini che sanno far ridere senza sembrare pagliacci da circo

Le donne-Osservatorio privato

Amo le donne dal profondo io. Vengo da una famiglia di donne forti. Vengo dal ventre di una donna indomita e fiera, una donna che non ha studiato, ma saggia e totalmente devota alla vita. In tutte le sue accezioni. Mia madre incominciò a lavorare a 11 anni. Durante la guerra, per scbarcare il lunario, faceva delle frittate in casa  con il poco che riusciva a raccattare e le portava a vendere, sfidando la linea dei fascisti e dei tedeschi. Era poco più che una bambina. Era rimasta orfana da piccola e con la sorella viveva con una zia di buon cuore. Nelle foto che conservo è una ragazzina dalle trecce biondissime. Oggi è un’anziana signora di 80 anni, con qualche acciacco, ma dritta come un fuso, tenace come la roccia. Amo le donne per la loro forza, per il loro coraggio, per la loro costanza, per la lotta efficace che mettono in ogni cosa. Le donne ragionano meglio. E sanno cosa sia la pace. Lo sanno e cercano di applicarla ogni giorno nelle loro piccole vite. Ci sono delle donne bellissime, che rifulgono di vita e di amore. Parlo delle donne di tutti i giorni, mica delle donne da rotocalco. Ci sono donne che passano la vita a fare sacrifici enormi, talmente grandi che uno si chiede come possa quella piccola donna sopportare tutto quel male e quall’affanno. Eppure ce la fanno. Le donne vere raramente si lamentano. Agiscono e vivono la loro vita. E spesso anche quella degli altri, quando gli altri non ci riescono. Le donne sono più forti, più sagge e più miti. Ci sono alcune donne che non sopporto, ma sono poche. Detesto le quarantenni borghesi, con quell’atteggiamento da finte ragazze alla mano, il pretestuoso casual da 1000 euro a capo, l’asilo privato per il piccolo, il tennis e la scherma per il più grandicello, la Classe A grigio metallizzato, l’aperitivo in centro e la filippina in casa. Detesto anche le bigotte scipite e insulse, tutte Gesù e Maria, rosari e vespri, tutte spirito e poca carne, con una fessura avvizzita e secca fra le gambe che urla la sua solitudine da talmente tanto tempo che tutti hanno smesso perfino di farci caso. Detesto anche le mammine tutte pappe e gridolini scemi, quelle donne che solo per il fatto di essere madri credono di aver fatto la cosa più grande che un essere umano possa fare al mondo e che impongono il pargolo all’umanità intera, come se tutti dovessero amarlo con la stessa intensità e con lo stesso trasporto. Ma, a parte questi casi, amo le donne profondamente Quelle che amo di più sono le donne che hanno vissuto molto, le donne che sanno ridere di gusto e sono capaci di piangere con tutte se stesse. Niente da fare: il mondo dovrebbe essere governato da loro.

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